23 June 2017
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    Ebola, 33 miliardi di danni

    Ebola, 33 miliardi di danni è stato modificato: 2016-01-26 di Alessandro Porro

    ebola

    I paesi africani colpiti dall’epidemia di virus Ebola, oltre al danno umanitario, subiscono un ingente danno economico.

    L’epidemia di Ebola che sta falcidiando l’Africa occidentale e che terrorizza, per la prima volta dalla scoperta del virus nel 1976, anche l’Occidente (dove non si sono mai verificati casi) non ha seminato soltanto morte e panico nella popolazione di Liberia, Sierra Leone e Guinea (dove il virus è ricomparso a marzo), i tre paesi più colpiti dal virus. C’è un effetto indiretto, di lungo periodo, che non va sottovalutato e che potrebbe avere conseguenze anche una volta rientrata l’emergenza sanitaria; l’impatto sull’economia della zona. Oltre al danno, già grave di per sé, anche la beffa.

    L’Africa occidentale è da qualche anno in lenta ma costante crescita. Alla vigilia dell’esplosione dell’epidemia le stime di crescita per i paesi dell’area disegnavano un quadro di prosperità da record se si considera che, fino a non molto tempo fa, alcuni di questi paesi sono stati teatro di sanguinose guerre civili. Il 2014 e il 2015 avrebbero potuto offrire un orizzonte luminoso dopo anni di fatiche ed emergenze umanitarie. L’Ebola ha rimesso in discussione tutto. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, dalla sua ricomparsa, il virus ha ucciso 3.439 persone su 7.492 casi di contagio, ma i morti in realtà potrebbero essere molti di più: parecchi decessi non vengono dichiarati e non ci sono registri aggiornati.

    Il crollo del Pil.
    Secondo le stime della Banca Mondiale, l’ecatombe umana e la brusca frenata della crescita sono legate a doppio filo. Stando alle previsioni, il PIL della Guinea raggiungerà quest’anno il 2,1%, il 3,3% in Sierra Leone e il 3,4% in Liberia con una perdita di reddito che si aggira attorno ai 359 milioni di dollari. Una doccia gelata per paesi che avevano infilato un trend positivo. Calo nella produzione, incremento del deficit pubblico – l’alto numero di decessi si traduce in un minor gettito fiscale a fronte di una spesa sanitaria cresciuta vertiginosamente – inflazione in aumento e diminuzione dei guadagni reali sono le conseguenze dirette e già valutabili.

    È soprattutto il panico scatenato dalla diffusione di Ebola a paralizzare i tre paesi, tra i più poveri dell’area subsahariana, e a minacciarne la crescita. Uno scenario che si fa apocalittico per paesi come la Liberia che mancano di infrastrutture e materiali e dove è perfino difficile assicurare la sepoltura dei cadaveri infetti. Le differenze rispetto ai paesi vicini sono minime. Le attività sono paralizzate, le frontiere sono state chiuse per cercare di contenere il contagio, molti lavoratori scioperano per paura di essere infettati e non vengono pagati. A questo si aggiungono problemi di approvvigionamento dei carburanti, dell’elettricità e delle materie prime.

    Anche le coltivazioni di cacao rischiano un danno economico, ma a causa della speculazione »

    La paura blocca gli investimenti dall’estero.
    Il panico Ebola non risparmia nemmeno le grandi multinazionali che operano nell’Africa occidentale. Il colosso dell’acciaio ArcelorMittal ha licenziato 1.500 persone, il competitor China Union ha interrotto qualsiasi attività nella capitale liberiana Monrovia rinunciando alla previsione di produrre 2,4 tonnellate di acciaio nel 2014. Il gigante petrolifero ExxonMobil ha interrotto tutti i viaggi dei suoi funzionari verso i paesi epicentro dell’epidemia. Diverso invece l’approccio dei francesi che non hanno abbandonato del tutto la zona; alcune aziende infatti hanno preferito restare e puntare sulla prevenzione.

    Due gli scenari possibili secondo la Banca Mondiale: nel primo caso, più positivo, se l’epidemia si esaurisse entro la fine del 2014, la crescita potrebbe ripartire già nel corso del 2015; il secondo scenario, a tinte fosche, è quello che tiene in considerazione un’epidemia sempre più dilagante con un crollo del Pil in Liberia del 4,5% e una crescita dello 0,1% in Sierra Leone, contro una previsione iniziale di crescita del 7,7%. Una perdita da 33 miliardi di dollari secondo l’ente di Washington nel caso in cui l’epidemia si protraesse fino alla fine del prossimo anno.

    Ancora sei mesi di epidemia.
    Intanto, è notizia di questi giorni, in Liberia i becchini hanno incrociato le braccia e si rifiutano di seppellire i cadaveri dei morti per Ebola che vengono molto spesso gettati in strada dai familiari. Chiedono un indennizzo aggiuntivo correlato all’elevato rischio (nella sola Sierra Leone sono state oltre 60 le vittime tra gli addetti al recupero e alla sepoltura dei cadaveri). Secondo Medici Senza Frontiere occorreranno circa sei mesi prima che si possa superare questa epidemia, divampata a marzo in Guinea e rapidamente estesasi ai paesi vicini. Drammatica anche la situazione dei sopravvissuti. Secondo l’Unicef, dall’inizio dell’epidemia sono circa 4.000 gli orfani, molti dei quali vivono in condizioni precarie.

    Una catastrofe sanitaria e umanitaria che rischia di lasciare il segno per molti anni, proprio in quei paesi che già stanno scontando gli strascichi di lunghi e sanguinosi conflitti civili sopiti a fatica.

    Foto: speroforum.com

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    Alessandro Porro

    Giornalista dal 2007, laureato in giurisprudenza, ha collaborato per anni con un giornale torinese e con diverse testate online. Appassionato di Francia e questioni francesi in generale.

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