20 September 2017
    cacao

    Ebola, se la finanza specula sul cacao

    Ebola, se la finanza specula sul cacao è stato modificato: 2016-01-26 di Alessandro Porro

    cacao

    Gli speculatori finanziari allungano le mani sul cacao, le cui coltivazioni in Costa d’Avorio e Ghana sarebbero minacciate, ma non ancora toccate, dall’epidemia di Ebola.

    L’Africa Occidentale, duramente colpita dal virus Ebola, è un’area prettamente agricola. L’agricoltura è il comparto produttivo di punta nonché la principale fonte di reddito per buona parte della popolazione nei tre paesi in cui il virus ha impresso il suo stigma e nelle nazioni limitrofe. Olio di palma, cereali, riso e cacao sono i prodotti principali, buona parte dei quali destinati all’esportazione.

    L’epidemia rischia di causare, nell’Africa Occidentale, un danno economico da 33 miliardi di dollari »

    E proprio l’agricoltura potrebbe essere il settore più compromesso dal dilagare dell’epidemia di Ebola. I contadini, in preda al panico, hanno lasciato le campagne abbandonando le piantagioni. La produzione più a rischio è quella del cacao che è anche la più redditizia per l’area. Nelle ultime settimane, infatti, la fava di cacao è stata al centro di una speculazione finanziaria che ne ha fatto prima schizzare e poi precipitare il valore sul mercato internazionale. A fine settembre il cacao aveva raggiunto i livelli del 2011 facendo ben sperare, poi la doccia gelata con un crollo vertiginoso nella prima settimana di ottobre.

    I numeri, impietosi, sono utili a chiarire il quadro. Alla fine dello scorso mese il valore della fava di cacao era schizzato verso l’alto arrivando a toccare, alla borsa di Londra, quota 2.187 sterline e 3.399 dollari a Wall Street. Valori che non si vedevano dal 2011, alla vigilia della guerra civile in Costa d’Avorio. L’entusiasmo è però durato lo spazio di alcuni giorni. Il valore è crollato a 1.990 sterline alla borsa londinese e 3.079 dollari a New York, il 10% in meno.

    Un’altalena che riflette i timori degli investitori. Sebbene i numeri uno e due al mondo nella produzione del cacao, Costa d’Avorio e Ghana, non siano stati toccati dal contagio e abbiano messo in piedi misure sanitarie preventive per ridurre il rischio di contagio, gli speculatori e gli analisti ritengono possibile che l’epidemia si propaghi nei prossimi mesi ai due paesi che confinano con Guinea, Sierra Leone e Liberia. Un discorso che vale soprattutto per la Costa d’Avorio che confina ad Occidente – l’area in cui si concentrano le piantagioni di cacao – con Sierra Leone e Liberia. Preoccupazione immotivata? Non del tutto se si considera che a ottobre, il mese della raccolta delle fave di cacao, i lavoratori della Liberia e della Sierra Leone attraversano la frontiera con la Costa d’Avorio per trovare impiego nelle piantagioni. Migliaia di persone che potrebbero agire come veicolo per il virus e la sua diffusione in Costa d’Avorio. Le conseguenze sono facilmente immaginabili e deleterie per la produzione: messa in quarantena del paese, chiusura delle frontiere e soprattutto blocco delle esportazioni.

    L’Organizzazione Mondiale del Cacao (Omc), di cui Costa d’Avorio e Ghana fanno parte, ritiene ingiustificato l’allarmismo e parla di un gioco speculativo volto a scatenare il panico sul mercato, al fine di ridurre il prezzo e spuntare condizioni più favorevoli. Il rischio, sostengono in molti, esiste certamente, ma è piuttosto basso. La Costa d’Avorio ha già da tempo chiuso la frontiera verso Sierra Leone e Liberia e attivato un cordone sanitario. Inoltre le autorità hanno investito molte energie sulla prevenzione. Misure che sembrano funzionare a giudicare dal fatto che da marzo, mese in cui l’Ebola è ricomparso in Guinea, non si è ancora verificato nemmeno un caso sospetto in Costa d’Avorio. Tuttavia le piantagioni di cacao si trovano in un’area del paese in cui risulterebbe difficile tenere sotto controllo il viavai di persone, ed è proprio questo che preoccupa gli investitori.

    Nelle previsioni, il 2014 poteva rivelarsi l’anno d’oro del cacao. Proprio l’Omc aveva ipotizzato, e sostiene tuttora, che la produzione rispetterà le previsioni toccando quota 1,74 milioni di tonnellate raccolte soltanto nella Costa d’Avorio, un record storico per il paese che solo fino a pochi anni fa era in preda alla guerra civile. La partita si giocherà interamente a ottobre, mese cruciale per le attività di raccolta. Se non dovesse verificarsi alcun caso da qui alla fine del mese e delle attività nelle campagne, allora le previsioni saranno rispettate. Se, al contrario, il virus dovesse varcare la frontiera e colpire anche la popolazione ivoriana le conseguenze sarebbero devastanti e incalcolabili.

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    Alessandro Porro

    Giornalista dal 2007, laureato in giurisprudenza, ha collaborato per anni con un giornale torinese e con diverse testate online. Appassionato di Francia e questioni francesi in generale.

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