22 September 2017
    Ebola-Liberia

    Ebola: psicosi sull’epidemia

    Ebola: psicosi sull’epidemia è stato modificato: 2014-10-23 di Paolo Morelli

    Ebola-Liberia

    L’epidemia di Ebola uccide in Africa e colpisce mediaticamente Europa e Usa. Ma invece di farsi prendere dalla psicosi è importante risolvere il problema all’origine.

    L’Ebola in Europa e Usa è solo una paura. A dirlo sono i fatti, i numeri, le prove. Una psicosi generale, soprattutto in paesi come Francia e Regno Unito, sta dominando le cronache più dell’epidemia vera, che sta divampando nell’Africa Occidentale e che – lì – continua a mietere vittime. Vox.com ha pubblicato un lavoro illuminante sul virus, che chiarisce quanto sia grave questa malattia e quanto poco stia minacciando i paesi non africani. L’Ebola nel 2014 ha ucciso 4,493 persone, il triplo di tutte le vittime di Ebola messe insieme nelle sue precedenti esplosioni documentate (tra il 1976 e il 2007).

    È vero che il virus non si è mai esteso così tanto, ma le morti accertate fuori dal continente africano sono quattro: 3 negli Usa e 1 in Spagna. Anche in Africa, poi, è necessario fare i dovuti distinguo. Il paese più colpito è la Sierra Leone (2593 casi), seguono la Guinea (1097) e la Liberia (943). Queste tre nazioni sono il focolaio principale e, per ora, l’unico di rilievo. L’unico paese confinante che registra un morto (uno, solo uno) è il Senegal. Poi ci sono la Nigeria (19) e il Congo (31), che però sono talmente distanti da non poter essere assimilati allo stesso focolaio epidemico dell’Africa Occidentale. Molte delle vittime, poi, non sono state uccise direttamente dal virus ma dalla mancanza di un’adeguata assistenza sanitaria. Come scriveva Alessandro Porro la settimana scorsa, il sistema sanitario dei tre paesi più colpiti è al collasso.

    Il problema grande è la mancanza di un controllo, e non parliamo dell’Occidente, dove anche a causa della psicosi le precauzioni si sono giustamente moltiplicate, ma dei luoghi in cui il virus è esploso. Questo non significa che non dobbiamo preoccuparcene, ma dobbiamo smettere di vivere l’Ebola come una minaccia che rischia di distruggerci. Ci sono politici che cercano di cavalcare gli umori delle persone, ma sono lo specchio di una fondamentale verità: iniziamo a prendere a cuore qualcosa solo se pensiamo possa colpirci da vicino.

    In the U.S., hysteria over the Ebola virus has spread far more quickly than the virus itself.

    Negli USA, l’isteria generale sull’Ebola si è diffusa molto più velocemente del virus.

    [Ebola Deeply]

    L’esplosione mediatica della questione Ebola si è verificata nel momento in cui il virus è “uscito” dai confini africani, con i primi casi accertati negli Usa che hanno causato la morte di tre persone (le altre sono guarite). Eppure in Africa si muore da un po’. La cosa che si dimentica è che per contrarre il virus è necessario venire a contatto con sangue, urine, feci o saliva di una persona già infetta. Ben 230 infermieri sono morti in Africa, spesso perché non disponevano delle adeguate protezioni. Se si vuole davvero fermare l’epidemia bisogna intervenire in Africa, non con proclama e strilli. È notizia di ieri la sperimentazione di un nuovo tipo di vaccino che sarebbe in grado di indebolire il virus fino a fermarlo. Inoltre la ricerca di una cura a partire dal sangue delle persone che sono guarite potrebbe dare un’accelerata decisiva alla lotta all’epidemia.

    La cosa più grave è aver sottovalutato l’epidemia sin dall’inizio, per poi rendersi conto del disastro solo all’arrivo del virus in Occidente. A dirlo è la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, che però si esprime – suo malgrado – per via non ufficiale, dato che il documento che rivelerebbe le falle interne all’OMS è finito ai giornali per vie traverse, la stessa organizzazione ne prende le distanze, spiegando però che quel documento “non è completo”. La risposta generale è stata troppo lenta, ma la soluzione, come spiega ancora Vox.com, è quella di fermare l’epidemia in Africa, senza farsi prendere da sciocche psicosi in Europa e Usa.

    Come si ripete sul precisissimo sito web Ebola.com, «Presentare i sintomi tipici del virus non sono una conferma dell’infenzione, ma serve la valutazione di un esperto per confermare la diagnosi». Invece di discutere su immigrati e clandestini, è il caso di intervenire in Liberia, Guinea e Sierra Leone. Forse, finalmente, il mondo se ne è accorto.

    Foto: blogtaormina.it

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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