19 August 2017
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    Ecosistema Urbano, continua il malcostume italiano

    Ecosistema Urbano, continua il malcostume italiano è stato modificato: 2014-10-29 di Alessia Telesca

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    Nel rapporto di Ecosistema Urbano emerge, fra le altre cose, che gli scarsi investimenti sul trasporto pubblico favoriscono un ritorno all’automobile privata.

    È stato presentato ieri mattina a Torino Ecosistema Urbano, ventunesimo rapporto di Legambiente realizzato in collaborazione con Il Sole 24 Ore e l’Istituto di Ricerche Ambiente Italia, che indaga sulle politiche ambientali delle città italiane. L’evento è stato trasmesso in diretta streaming da Quotidiano Piemontese. Sono state svolte accurate analisi raccogliendo dati sul territorio, per approfondire i lavori utili delle amministrazioni locali al fine di migliorare la qualità della vita, confrontandosi così con il resto del mondo e, soprattutto, con l’Europa.

    Consulta il rapporto »

    Scarso trasporto pubblico, più auto private, più inquinamento.
    Ciò che emerge dai primi dati di Ecosistema Urbano riserva gioie e dolori per il sistema italiano, con una netta prevalenza dei secondi. Risulta purtroppo evidente come la situazione attuale non sia ancora all’altezza delle esigenze ambientali, gli sforzi messi in atto dalle amministrazioni sono troppo deboli.

    Nel mostrare le funzioni di Ecosistema Urbano, nato con lo scopo di fare proposte ai comuni italiani affinché si muovano nella giusta direzione, si evidenziano dati allarmanti come, ad esempio, la scarsa qualità del trasposto pubblico. Continuando a ridurre le risorse, in particolar modo tagliando i finanziamenti sul trasporto locale e non acquistando nuovi mezzi, si inficia la qualità del servizio offerto con il risultato di diminuire il numero di passeggeri: nonostante la crisi economica, si registra infatti un lieve incremento dell’acquisto di automobili (dal 64,4% al 64,8). Forse il trasporto pubblico non soddisfa le esigenze di mobilità dei cittadini.

    Nel paragone con altre città europee, in particolar modo con la Spagna che ha vissuto esperienze simili alle nostre, l’Italia ne esce gravemente sconfitta, poiché gli interventi continuano a essere lenti e insufficienti. La “scusa” della crisi non sembra più attendibile poiché, anche in casi di finanziamenti cospicui, spesso i soldi investiti sono stati spesi male.

    L’impegno dei privati e non delle amministrazioni pubbliche.
    Ecosistema Urbano cerca, ogni anno, di raccogliere informazioni per correggere le cattive abitudini e per premiare, invece, i dati positivi. L’ultimo anno, in particolare, si è rivelato particolarmente faticoso per la raccolta di “notizie buone”, che provengono soltanto dalla gestione dei rifiuti.

    Ciò che invece risulta evidente agli occhi di Legambiente è la voglia di cambiamento che arriva dalla popolazione e dai cittadini, molto più che dai governi. Gli esempi di pratiche virtuose ed efficienti, infatti, arrivano spesso dai privati. Un esempio lodevole è quello di Anna Becchi e del suo progetto Bike to School, nato con lo scopo di portare i bambini a scuola con la bicicletta, inizialmente a Roma e poi diffusosi in altre otto città italiane.

    Le città virtuose.
    La risposta delle amministrazioni alle esigenze ambientali è uno dei parametri di valutazione di Ecosistema Urbano (incide infatti per il 52%). Gli altri indicatori riguardano la qualità dell’aria, la gestione delle acque, il trasporto pubblico, la mobilità e l’energia. Rispetto all’anno scorso è cambiato poco: le prime cinque città (Verbania, Belluno, Bolzano, Trento e Pordenone) sono pressoché le stesse e rispondono a circa il 70% dei parametri richiesti dal rapporto di Legambiente. Ma il dato allarmante è che tra le prime dieci l’unica grande città è Venezia (al decimo posto); Bologna e Genova si trovano al 40° e al 49° posto. Le altre “grandi” sono in emergenza e non compaiono nemmeno tra i primi cinquanta posti. Anche il fondo della classifica è invariato, con un primato negativo tra Sicilia e Calabria, dove ci sono città che soddisfano a malapena il 30% dei requisiti.

    A parte Venezia, nemmeno una grande città italiana è tra le prime dieci città virtuose secondo Legambiente.

    Si respira una brutta aria.
    Tra le voci nere di Ecosistema Urbano spicca la qualità dell’aria respirata; le rilevazioni sono contrastanti poiché migliora il livello generale di respirabilità, ma si aggrava particolarmente il problema degli episodi acuti. L’inquinamento atmosferico è ancora spaventoso, aumentano le situazioni di emergenza soprattutto nelle città più grandi: per il biossido di azoto (NO2), Milano, Roma, Torino e Trieste registrano valori oltre i 50 μg/mc e le politiche urbane sulla mobilità non danno ancora i risultati sperati. L’aumento del tasso di motorizzazione incide negativamente, così come la minore possibilità di muoversi con trasporti pubblici o in bicicletta.

    Attento ai leggeri cambiamenti ma critico nei confronti del malcostume generalizzato si è espresso Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambniente: «Non mancano i segnali di cambiamento: il successo della raccolta differenziata a Milano e Andria, il car-sharing a Roma e Milano, le pedonalizzazioni a Bologna, la mobilità a Bolzano. La discussione sta ripartendo, complice il dibattito sui fondi strutturali e l’istituzione delle città metropolitane. C’è bisogno di una strategia di trasformazione delle città».

    Raccolta differenziata.
    I rifiuti sono un altro tema caldo ma, in questo caso, emergono dati positivi: aumentano lo smaltimento e la raccolta differenziata, che interessa più del 40% della popolazione. Anche in questo caso, però, continuano a esserci ombre se si conta che l’obiettivo imposto dalla legge nel 2012 è del 65% e solamente due città italiane lo hanno raggiunto (Salerno e Benevento); 31 città sono ancora sotto dell’obiettivo del 2006 (35%) e 13 sotto il 15%.

    Piemonte: allarme Torino e Alessandria.
    I comuni del Piemonte hanno una buona posizione rispetto alla media italiana, ma le situazioni più critiche continuano a essere quelle di Alessandria e Torino. Nel capoluogo piemontese, infatti, continuano a registrarsi valori troppo elevati di inquinamento e, nonostante un aumento lieve, i dati di biossido di azoto continuano ad allarmare.

    Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, racconta come le città piemontesi, ma italiane in generale, continuino a essere lente e poco propense a investire nella direzione giusta: «Le nostre città procedono a passo di lumaca sulle politiche ambientali. Manca una strategia complessiva. Spesso le Amministrazioni lavorano bene su un settore e male su un altro, in modo contraddittorio. Analoga la direzione del Governo: dal decreto Sblocca Italia arrivano segnali drammatici riguardo le politiche ambientali. Questo ricade negativamente sulle Regioni, cui vengono tolti poteri, e sulle città, a partire dai trasporti pubblici, si continua invece a investire su strade e autostrade e, in pochissimi casi, sulle ferrovie».

    Tra le poche gioie che riguardano il Piemonte, in particolare Torino, ci sono gli Ecobus e la riqualificazione dello stabilimento dove sorgeva la ThyssenKrupp che, in seguito a una bonifica necessaria, dovrebbe avviare la costruzione di aree verdi e per lo sport, necessarie per la rivalutazione del territorio.

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    Alessia Telesca

    Educatrice di mestiere e anche un po’ d’animo, è idealisticamente convinta che la cultura sia la chiave per migliorare il mondo. Appassionata di cinema, libri e scrittura, si è avvicinata a quest’ultima nel 2010. Scrive per diverse testate e per The Last Reporter si occupa di cronaca e società.

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