29 May 2017
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    Erdogan contro la libera informazione

    Erdogan contro la libera informazione è stato modificato: 2014-12-20 di Paolo Morelli

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    Erdogan, primo ministro della Turchia, e la repressione del dissenso che passa per il bavaglio all’informazione. Ma ci sarebbe l’ingresso in Europa…

    Per misurare il grado di libertà di una nazione, è sufficiente guardare al modo in cui viene trattata la stampa: se essa non è libera, il Paese non è libero, ça va sans dire. Il premier turco Erdogan, come abbiamo avuto modo di vedere in passato, non ama le critiche, soprattutto se arrivano da parte di oppositori politici di un certo spessore. All’inizio di quest’anno “spense” YouTube e chiuse il becco a Twitter, salvo poi tornare sui propri passi dopo il sollevarsi di un’enorme protesta popolare sostenuta, a parole, da pressoché tutto l’Occidente. Una protesta collegata a quella ben nota di Piazza Taksim, che proprio grazie ai social network aveva fatto sentire la propria voce in tutto il mondo.

    L’opposizione di Gulen.
    L’altro cruccio di Erdogan, al di là della piazza popolare, si chiama Fethullah Gulen. L’uomo, attivista e teologo musulmano che vive in un esilio auto-imposto in Pennsylvania, ha in Turchia diversi seguaci che si oppongono al regime dell’attuale premier. Dopo aver “tollerato” la loro presenza, Erdogan ha iniziato a utilizzare il pugno duro e, non potendo attaccare direttamente Gulen (che ha l’appoggio dei musulmani moderati del Paese), ha colpito i suoi sostenitori. È in corso una vera e propria guerra tra Erdogan e Gulen e a farne spese, per ora, è la libertà di stampa.

    Gli ultimi arresti.
    Il 12 dicembre, tre giornalisti sono stati arrestati dalla Polizia turca. Si tratta di Ekrem Dumanli, Fahri Sarrafoglu e Hidayet Karaca. I tre fanno parte di una maxi operazione condotta dal Governo che ha fermato 27 persone vicine al movimento politico Hizmet, guidato da Fethullah Gulen. Dumanli è il direttore di Zaman, quotidiano d’opposizione, ed è stato arrestato dopo alcuni tentativi della Polizia, che inizialmente aveva dovuto desistere visto l’ampio numero di manifestanti che si erano schierati all’ingresso della redazione, per difendere il giornale e i suoi giornalisti. Con lui è stato fermato anche il redattore Fahri Sarrafoglu. Karaca, invece, è l’amministratore delegato della tv Samanyolu, che più volte ha criticato la politica di Erdogan dimostrando vicinanza alle idee politiche di Gulen. Anche in questo caso, la Polizia ha dovuto superare un nutrito gruppo di manifestanti prima di poter arrestare il giornalista.

    Ma qual è l’accusa? Aver messo in piedi un’organizzazione terrorista. Da tempo, infatti, Erdogan denuncia la presenza di uno “stato parallelo” formato da uomini già presenti nelle istituzioni (tra gli arrestati, anche un dirigente di Polizia) che farebbe capo proprio a Gulen, il quale è tuttora in cima all’elenco dei mandati di cattura.

    Turchia vicina e lontana dall’Europa.
    Il punto è che la Turchia è costantemente in bilico per entrare nell’Unione Europea, e a breve si discuterà dell’allargamento al paese del premier Erdogan. La politica di repressione è compatibile con i valori sui quali si fonda l’Unione? Pare proprio di no, dato che Federica Mogherini e Jen Psaki (portavoce del Dipartimento di Stato degli Usa) hanno fortemente criticato l’operazione. «Ci auguriamo che il principio della presunzione di innocenza prevalga – ha dichiarato Federica Mogherini – e ricordiamo che ogni passo avanti di qualsiasi candidato dipende dal pieno rispetto della legalità e dei diritti fondamentali. Illustreremo le nostre preoccupazioni al Consiglio chiamato a discutere della politica di allargamento, inclusa la Turchia». Per tutta risposta, Erdogan ha dichiarato che «non siamo preoccupati per ciò che deciderà l’Europa. Anzi, l’UE si faccia gli affari propri e tenga le proprie opinioni per sé».

    La Turchia non ama i giornalisti.
    Al momento, in Turchia, si contano ben 70 giornalisti perseguitati (indagati, arrestati e poi rilasciati oppure attualmente in carcere). Secondo Reporters Sans Frontières, la Turchia occupa il 154° posto (su 180 paesi censiti) per la libertà di stampa nel mondo. La situazione è peggiorata nel corso dell’ultimo anno, quando (a dicembre 2013) una grande inchiesta anti-corruzione ha travolto la politica, indebolendo Erdogan e dando nuova forza alle opposizioni, incluso il movimento guidato da Gulen.

    Nel 2014, dirigenti di polizia e giudici sono stati licenziati e sostituiti, la scure della censura si è poi abbattuta sul mondo dei media, prima con gli attacchi a YouTube e Twitter, poi con le rappresaglie sui singoli giornalisti. L’operazione condotta negli scorsi giorni è solo l’ultimo passo di una lunga serie di azioni, volte a imbavagliare la stampa per coprire il dissenso, esploso dopo pesanti inchieste giudiziarie.

    Foto: frontpagemag.com

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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