24 November 2017
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    Eternit: la strage impunita

    Eternit: la strage impunita è stato modificato: 2015-05-12 di Alessandro Porro

    La Cassazione ha annullato la sentenza di condanna nel processo Eternit. Tutti prescritti i reati contestati al magnate svizzero Stephan Schmidheiny. Rabbia e frustrazione tra i parenti delle vittime. 

    È bastato un pomeriggio per spazzare via con un colpo di spugna una sentenza storica e le speranze di giustizia dei familiari delle vittime dell’Eternit. Assecondando la richiesta del procuratore generale Francesco Mauro Iacoviello, i giudici della Suprema Corte hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna, emessa in Corte d’Appello, per intervenuta prescrizione dei reati ascritti a Stephan Schmidheiny e all’ormai defunto barone Louis De Cartier. Una doccia gelata per i parenti delle vittime, per le associazioni ambientaliste e per l’accusa.

    Una sentenza che rispetta il diritto ma violenta il senso di giustizia. Non c’è assoluzione perché il fatto non sussiste, ma semplicemente prescrizione perché è trascorso troppo tempo dai fatti. La Cassazione che, giova ricordarlo, non è giudice di merito ma giudice di diritto, ha ravvisato un errore giuridico nel sostenere l’accusa di disastro ambientale. Il mesotelioma pleurico e l’asbestosi, le due patologie causate dall’esposizione all’amianto e responsabili della morte di oltre 3.000 persone si manifestano infatti a molti anni di distanza dall’esposizione. Per questo, secondo il diritto, sarebbe impossibile sostenere la permanenza del reato. Uscendo dallo stretto linguaggio giuridico, la permanenza di un reato si verifica quando l’offesa commessa dal soggetto agente ad un bene giuridicamente tutelato – in questo caso la salute – si protrae nel tempo per effetto di una condotta volontaria e persistente. Nel caso Eternit i reati sarebbero prescritti perché la condotta sarebbe cessata nel 1986 con la chiusura degli stabilimenti.

    È tuttavia il senso di giustizia ad uscire sminuito da questa vicenda giudiziaria. Il 6 ottobre 2013 i parenti delle vittime e le associazioni che si erano costituite parte civile avevano esultato per la condanna a 18 anni del miliardario svizzero Stephan Schmidheiny e di Louis De Cartier, il barone belga nel frattempo passato a miglior vita. Ora quelle condanne non esistono più pur esistendo un potenziale reato. Schimdheiny non andrà in carcere e al danno si aggiunge anche un’amara beffa perché la sentenza della Cassazione travolge anche i risarcimenti civili per le vittime. Il magnate svizzero era infatti stato condannato anche al risarcimento di 100 milioni destinati ai sindacati, al comune di Casale ed ai familiari delle vittime.

    Inail e Inps, inoltre, sono state condannate al pagamento delle spese legali e l’Inail non si vedrà mai risarciti quei 280 milioni di euro di costi per sostenere le spese mediche delle vittime dell’Eternit.

    Il premier Matteo Renzi ha sottolineato l’urgenza di cambiare le regole della prescrizione mentre il governatore del Piemonte, Sergio Chiamparino, ha espresso profonda indignazione per la decisione dei giudici. Al coro di indignazione si accoda anche Legambiente che per voce del suo presidente, Vittorio Cogliati Dezza afferma: «Rimaniamo sbigottiti e scandalizzati di fronte alla sentenza appena emessa dalla Corte di Cassazione. Di amianto si continua a morire e non va certo in prescrizione il dolore di chi continua a soffrire per la fibra killer. Questa sentenza doveva essere esemplare e di traino per la messa al bando dell’amianto a livello internazionale e invece si trasforma in una beffa per chi è stato esposto e per chi continua ad esserlo».

    Ancora una volta in Italia ci sono vittime ma sembrano mancare i colpevoli, prima inchiodati alle responsabilità e poi salvati in zona Cesarini dietro l’egida del diritto. Sullo sfondo i familiari che speravano almeno nella giustizia dopo aver perso gli affetti più cari e si ritrovano ora con un pugno di mosche. Ora la palla passa alle altre accuse, quelle di omicidio, sostenute dal pm Raffaele Guariniello che, nonostante la sentenza sfavorevole della Cassazione, non vuole darsi per vinto. Il timore è che nessuno, in futuro, possa pagare per i disastri ambientali.

    foto: socialchannel.it

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    Alessandro Porro

    Giornalista dal 2007, laureato in giurisprudenza, ha collaborato per anni con un giornale torinese e con diverse testate online. Appassionato di Francia e questioni francesi in generale.

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