24 April 2017
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    Expo Milano 2015: i primi dati

    Expo Milano 2015: i primi dati è stato modificato: 2015-05-14 di Christopher Rovetti

    Milano festeggia l’Expo, ma pesano i grandi assenti, le polemiche e sono in molti a storcere il naso per alcune scelte forse poco coerenti.

    Il primo maggio scorso si è aperto Expo Milano 2015, la grande Esposizione Universale che, negli obiettivi degli organizzatori, dovrebbe portare nel capoluogo meneghino oltre venti milioni di visitatori in sei mesi. Per questo grande appuntamento, l’Italia ha giocato i suoi assi nella manica, puntando su ciò per cui è famosa in ogni angolo del globo: il cibo e l’alimentazione.

    Numeri da record.
    Oltre 140 Paesi partecipanti, centinaia di milioni di euro di investimenti, decine di milioni di visitatori attesi, centinaia fra partner, sponsor ed espositori, undici milioni di biglietti già venduti; questi sono i dati di Expo 2015 che ancor prima di aprire i battenti aveva già numeri da record e ambizioni altrettanto importanti. Al fine di coinvolgere quanti più Paesi possibile, per l’Esposizione 2015, gli organizzatori hanno ideato l’escamotage dei cluster, padiglioni tematici che ospitano quei Paesi che non hanno un padiglione self-built, ma che sono legati in modo significativo al tema centrale del gruppo nel quale sono inseriti. Le spezie, il caffè, il cacao, i cereali e altri cinque padiglioni tematici attraverso i quali fare un vero e proprio giro del mondo basato sul gusto e sul cibo.

    Qualche assenza pesante.
    Tuttavia, in questa celebrazione dei sensi, del piacere alimentare e delle tradizioni gastronomiche, stona l’assenza di alcuni protagonisti della comunità internazionale che rappresentano grandi realtà economiche, demografiche e culturali. India, Canada, Sudafrica, Australia, i Paesi scandinavi e alcuni importanti stati africani sono solo alcuni dei grandi assenti a Expo 2015. I motivi di questi forfait così rilevanti sono tutt’altro che chiari o quanto meno sono di difficile comprensione. Del tutto inspiegabile è l’assenza dell’India, un Paese che vanta una popolazione di oltre un miliardo di individui, la cui cultura, anche in campo alimentare ed enogastronomico, ha radici millenarie ed è apprezzata in tutto il mondo. Di fatto, sono in molti a chiedersi se la mancata partecipazione di questo colosso demografico ed economico possa essere legata alla questione dei due marò italiani, ancora trattenuti nel Paese asiatico con l’accusa di aver ucciso due pescatori indiani credendoli pirati.

    L’Africa che non c’è.
    Non solo Europa, Asia e Americhe fra i grandi assenti, ma anche l’Africa che registra la mancata partecipazione di alcuni dei Paesi più importanti del continente. Fra tutti vale la pena sottolineare almeno tre grandi nomi: il Sudafrica, il Paese più avanzato del continente africano, la Nigeria, una nazione con oltre cento milioni di abitanti e la Libia uno dei maggiori produttori di petrolio a livello mondiale. Tre Paesi questi, la cui assenza a Expo stona parecchio, soprattutto se consideriamo l’Esposizione Universale come una grande occasione di scambio e dialogo su temi imprescindibili a livello globale. Discorso a parte merita, naturalmente, la Libia, ancora dilaniata dal conflitto interno.

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    Il logo ufficiale di Expo Milano 2015.

    Alcune belle sorprese.
    A fronte di molte assenze illustri, bisogna sottolineare alcuni piccoli, ma importanti successi diplomatici che Expo Milano ha già fatto registrare ancor prima di aprire i battenti. Tanti Paesi che in passato non hanno potuto presenziare all’Esposizione Universale, ad esempio le nazioni più povere del pianeta o parecchi micro stati, con la formula dei cluster, hanno avuto la possibilità di prendere parte a quest’evento internazionale, che ha come obiettivo ultimo quello di redigere la Carta di Milano, eredità di Expo 2015 in materia di alimentazione e sviluppo sostenibile.

    Per non parlare della presenza di alcuni Paesi che continuano a rimanere politicamente isolati o addirittura in guerra. A Expo Milano 2015, la Palestina possiede un proprio spazio espositivo pur non essendo ancora uno stato riconosciuto da molti stati. L’Iran, da sempre un Paese ai margini della comunità internazionale, è presente con un proprio padiglione il cui obiettivo è quello di far avvicinare i milioni di visitatori di Expo alla millenaria cultura iraniana. Allo stesso modo Cuba e la Corea del Nord, inserite in due differenti cluster, hanno la possibilità di aprirsi al mondo come mai è avvenuto in passato.

    Piccoli e grandi, esclusi e delusi.
    Ma l’elenco delle sorprese e delle polemiche è come sempre infinito e riguarda tutte le categorie di partecipanti di Expo, siano essi sponsor, partner, corporate o rappresentanti della società civile. È il caso della Regione Sicilia, partner di Expo e principale sponsor del cluster Bio-mediterraneo. Fin dai primi giorni, i rappresentanti siciliani si sono lamentati dei disservizi e della scarsa visibilità a loro riservata da Expo e hanno già minacciato di ritirare la loro partecipazione dall’Esposizione. Ulteriori polemiche sono scaturite anche dalla selezione dei partner commerciali e degli sponsor della manifestazione. Sono stati in molti a storcere il naso leggendo che grandi gruppi internazionali, quali McDonald’s e Coca-Cola, entrambi associati a un’idea molto diversa di alimentazione rispetto a quella promossa da Expo, sono stati inseriti fra i principali partner dell’esposizione milanese. Ma anche fra gli italiani non mancano le proteste. Alcuni grandi gruppi nazionali della GDO sono stati quasi totalmente esclusi dall’evento a tutto vantaggio dei loro competitor.

    Inizio incoraggiante.
    Tuttavia, a meno di due settimane dall’apertura di Expo Milano 2015, avvenuta come da tradizioni fra polemiche, manifestazioni, ritardi e chi più ne ha più ne metta, bisogna ammettere che ancora una volta il nostro Paese sembra avercela fatta e di questo dobbiamo comunque rallegrarci. Nonostante gli scontri, le lacune e gli scaricabarile, Expo 2015 si è aperto e promette di regalare a Milano e all’Italia intera sei mesi di enorme visibilità internazionale che, nelle speranze di molti, potrebbe determinare un concreto e significativo rilancio economico del nostro Paese.

    In copertina: il sito espositivo di Expo visto dall’alto (avrvm.it)

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    Christopher Rovetti

    Christopher Rovetti, toscano, classe 1984, laureato in Relazioni Internazionali all'università di Pisa. Apprendista scrittore e aspirante giornalista con una passione smisurata per il cibo, la lettura e i viaggi. Al momento collabora come blogger con la rivista Switch Magazine.

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