28 July 2017
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    Fabio Geda e l’inadeguatezza dell’eroe

    Fabio Geda e l’inadeguatezza dell’eroe è stato modificato: 2014-10-17 di Cecilia Russo

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    Il romanzo di Fabio Geda, ‘Se la vita che salvi è la tua’ (Einaudi Stile Libero, 2014), fotografa l’inadeguatezza dell’uomo moderno, con un lingaggio semplice e mai banale.

    Nell’ultimo romanzo di Fabio Geda i protagonisti sono Andrea e Agnese, una coppia di trentenni ancora pieni di insicurezze, che lottano con la precarietà del lavoro di lui, insegnante di arte in attesa della famosa chiamata dei vari istituti scolastici, e il desiderio di maternità di lei. In questa instabilità esistenziale Agnese, dopo essere finalmente rimasta incinta, perde il bambino. Questa è la scintilla che dà il via alla vicenda.

    La donna si chiude in un mutismo aggressivo contro il marito e lui, inadatto rispetto a questo disarmante evento e alla vita in generale, parte per ritrovare se stesso. Potremmo paragonare quest’evasione alla celebre moda del Grand Tour, la pratica del viaggio nell’Europa d’Ancien Régime: aristocratici e intellettuali compievano percorsi di formazione nel Vecchio Continente, ma questa volta il protagonista parte per l’America, meta già visitata in gioventù.

    Andrea vuole tornare a New York e vedere uno dei suoi quadri preferiti: Il ritorno del figliol prodigo di Rembrandt. La moglie è contraria e il distacco tra i due si trasforma in un malessere fisico e mentale. Quando Andrea raggiunge la sua meta, prima bloccato e affascinato dalla bellezza del dipinto che osserva per interi giorni, riesce, dopo molto vagare, a ricostruire dei rapporti affettivi a New York, anche grazie a vecchie amicizie e nuovi incontri.

    Le disavventure, come ogni eroe che si rispetti, sono moltissime, alcune indotte anche dall’indecisione del protagonista, che rimanda alla mente l’inadeguatezza dell’eroe tipica del Don Chisciotte di Cervantes: Andrea decide di perdere l’aereo per diversi mesi, rimanendo così in America dove nel frattempo ha conosciuto un’altra famiglia dalle origini cosmopolite, grazie alla quale impara nuovamente ad amare.

    Ma ciò che più colpisce di questo libro non è la trama, coinvolgente, disarmante e inaspettata, quanto il fatto che nel momento in cui, dopo un lungo periodo di riflessione e maturazione, l’eroe decide di tornare in patria, abbandonando la sua nuova vita, ad aspettarlo non trova una moderna Penelope che abbraccia il suo eroe ringraziando gli Dei per averglielo restituito. La realtà, invece, è quella di una donna professionalmente affermata, incinta di un altro uomo e desiderosa di tenere il più lontano possibile l’ex marito e la vita precedente.

    I nostoi del nostro eroe moderno rivelano la sua inadeguatezza di fronte alla vita e ai cambiamenti, egli decide di tornare in America, viaggiando come esule, provando sofferenze e scavalcando la frontiera messicana come un delinquente qualunque. Ma, nonostante tutto, riuscendo a ritrovare il proprio ruolo nella vita che si era costruito in precedenza.

    Fabio Geda fotografa con lucidità l’inadeguatezza dell’uomo moderno, la difficoltà dei rapporti umani, l’importanza e talvolta l’impotenza dell’eroe faber, che riesce sì a costruire la sua vita, ma inciampa spesso in errori e difficoltà. Un romanzo che fa emergere una società cosmopolita dove le culture si mescolano e i rapporti sociali sono molto complessi.

    Un libro travolgente che, grazie a uno stile semplice, ma non banale, e a una trama dai contorni inaspettati, apre una riflessione sulle difficoltà dell’uomo moderno, eternamente giovane, anche se non dal punto di vista anagrafico, che con insicurezza e instabilità ricostruisce ogni volta un’esistenza, se non felice, per lo meno stimolante e avventurosa.

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    Cecilia Russo

    PhD Student presso l'Università degli Studi di Torino, ha insegnato per alcuni anni francese e materie in lingua francese presso alcuni istituti di istruzione secondaria. Francesista, è appassionata di letteratura e di viaggi.

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