22 September 2017
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    Francesca, una vita di tenacia

    Francesca, una vita di tenacia è stato modificato: 2015-03-29 di Redazione

    La tenacia di una donna di 93 anni che convince le istituzioni a lasciarla vivere in una casa di riposo, a San Mauro Torinese.

    Come tutte le storie che si rispettino, c’è una morale anche in quella che andiamo a raccontare, un messaggio che trasmette tenacia e forza, ma che per essere compreso ha bisogno di un personaggio. C’è Francesca, una donna anziana dalla forte corazza, indurita dalla vita ma mai troppo ruvida per nascondere l’affetto e le passioni.

    La sfida di Francesca.
    Durante una calda giornata autunnale, di quelle insolite, ultimi sprazzi dell’estate che non si rassegna a morire, Francesca è seduta sul letto della struttura per anziani che la ospita da alcuni mesi, a San Mauro Torinese (prima cintura di Torino) e gusta, con piacere, il suo pasto. Due grandi occhi blu le illuminano il viso, dai contorni delicati ed espressivi, i bianchi e fini capelli incorniciano un’invidiabile pelle da ragazzina, appena solcata da qualche ruga. Francesca ama ricevere visite e vive con soddisfazione l’occasione di poter parlare ed essere ascoltata.

    Dopo la scomparsa del marito, Dario, avvenuta l’anno scorso, per Francesca inizia un momento difficile. Dopo una vita trascorsa in salute e con un ottimo livello di autonomia, ad agosto cade, si fa male, viene ricoverata prima in Ospedale e poi in una struttura per anziani. Il ricovero è temporaneo, 60 giorni, così dice la Legge e poi o si viene dimessi o si va in altra struttura. Francesca, però, a casa non vuole più tornare, ormai è anziana, e poi, soprattutto, in Casa di Riposo, si trova benissimo, non si sente più sola e si è creata una nuova compagnia di amici. Quando arriva il momento di essere trasferita, Francesca si ribella: «Non sono un pacco – dice all’assistente sociale – io voglio restare qui, dove mi trovo bene». Il CISA (Consorzio Intercomunale Socio-Assistenziale) di Gassino Torinese, a pochi chilometri da San Mauro, ascolta la sua richiesta.

    Cosa è successo prima.
    In realtà la storia è più complessa, perché la procedura è insolita e la “prassi” impone che, come già accennato in precedenza, la persona debba essere dimessa o trasferita. È qui che la tenacia di Francesca, che a giugno compirà 93 anni, entra in gioco. Una forza incredibile che, a dispetto di ciò che l’età vorrebbe far credere, è ancora intatta.

    Una forza che arriva da lontano. La storia di Francesca parte dal Veneto rurale e povero che l’ha vista nascere e crescere in una famiglia numerosa, dedita “al lavoro nei campi”. La splendida Venezia era molto vicina, con il suo mare in cui era proibito bagnarsi, soprattutto alle “giovinette”. Mentre evoca, con il suo accento, che ha conservato una lieve cadenza veneta, i genitori, Francesca si commuove: tanti sacrifici e lavoro per crescere i figli. Appena terminate le scuole elementari, Francesca lavora come “cameriera” a Venezia presso una ricca famiglia, poi operaia in una fabbrica.

    La guerra.
    L’impegno e la dedizione che ancora oggi ne caratterizzano la personalità non sarebbero nulla senza il coraggio, maturato negli anni del Ventennio e sotto le bombe della Seconda Guerra Mondiale. Dell’epoca fascista racconta poco, ma della guerra dice tanto, perché si sappia che «la guerra è la cosa più brutta che ci sia». I tedeschi erano dappertutto e facevano i gentili, regalavano cioccolata e parlavano italiano, ma poi «è finita come è finita». I giovani erano tutti al fronte, c’era chi moriva e chi ritornava ma «cambiato per sempre». Ogni famiglia aveva i suoi morti da piangere e i suoi soldati per cui pregare. I bombardamenti erano molto frequenti e spessissimo Francesca si ritrovava nei rifugi antiaerei, ammassata con donne, bambini e anziani; molti si ammalavano gravemente perché i rifugi erano posti insalubri e malsani, dove contagiarsi era facile.

    Una scena, la più spaventosa di tutte, campeggia nella memoria di Francesca: la vista della piazza del suo paese, ora Piazza Martiri della Libertà, insanguinata e cosparsa di cadaveri; sangue che usciva a fiotti dal portone del Comune di Mirano (VE). Fu un regolamento di conti tra fascisti e antifascisti. La città fu poi onorata con la Croce di Guerra al Valor Militare per la Guerra di Liberazione.

    Ricominciare.
    Alla fine della guerra, seguì il trasferimento a San Mauro Torinese per raggiungere il fratello che già vi lavorava e per cercare un nuovo lavoro. L’orgoglio di venire scelta, tra molte candidate più giovani di lei, ancora la fa sorridere: «Io avevo già circa trent’anni, le altre erano tutte ventenni, ma il padrone della fabbrica mi disse: “Ecco qui una veneta e di quelle che lavorano!”».

    Ed è così che Francesca inizia la sua nuova vita “piemontese”, fatta di tanto lavoro (quarant’anni di fabbrica) ma anche di amore e vita coniugale. Già, perché proprio a San Mauro Francesca conosce il suo futuro marito, un bel giovane, con un buon lavoro (capocantiere edile) anche se lei non aveva mai desiderato sposarsi. Il “suo” Dario le fa però cambiare idea e la coppia, da allora e fino alla morte di lui, avvenuta nell’autunno dello scorso anno, ha vissuto ben 55 anni di felicità.

    Solo un grande dolore ha colpito la coppia nei primi anni di matrimonio: la perdita di due bambini, nati morti, un maschietto ed una femminuccia. Un momento terribile che i due coniugi facevano fatica a superare, finché un giorno Francesca prese in mano la situazione e disse al marito: «non possiamo continuare così, dobbiamo farcene una ragione: ora prendiamo tutti questi vestitini e li regaliamo a persone che se ne possano servire!». Del resto, il medico era stato chiaro: «Signor Dario, lei preferisce tenersi la moglie o avere un bambino?». I nipoti, figli di fratelli e sorelle, in parte, con il loro affetto, lenirono questa mancanza, e ancora oggi Francesca è molto legata a loro. Poi ci sono i ricordi belli, legati alla vita familiare, le cene, le partite a carte, le gare di bocce, le gite nei boschi, l’orto e, insomma, tutte le cose che rendono bella e piacevole la vita.

    L’ennesima battaglia.
    Ma torniamo alla storia di oggi, con Francesca che, forte di un’esperienza di vita che l’ha resa coriacea quando serve, tira fuori tutto il proprio orgoglio e ricorda che, prima di essere un’anziana bisognosa di cure, è una persona. E, come in un film a lieto fine, trova ascolto e comprensione nei dirigenti dei Servizi Sociali del Consorzio CISA – Gassino Torinese, che dopo averla ascoltata attentamente decidono di esaudire il suo desiderio, anche con la collaborazione dei dirigenti del Distretto Sanitario – San Mauro dell’ASL TO4. Ora Francesca, coccolata da tutto il personale della Casa di Riposo, ha trovato la sua casa ed una nuova famiglia, ma solo dopo aver lottato con tutta se stessa. Ultima conquista, in ordine di tempo, di una vita di difficoltà, come tante altre, che ha insegnato e continua a insegnare molto, non solo a Francesca, ma anche alle persone che le stanno accanto.

    *Per gentile concessione del CISA – Gassino Torinese

    Foto: quadro di Andrej Mylnikov, “Sui campi in pace” (1950)

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