27 July 2017
    Convengo_cavallerizza_01_Foulquie

    La Friche di Marsiglia, un modello possibile

    La Friche di Marsiglia, un modello possibile è stato modificato: 2014-10-18 di Paolo Morelli

    Convengo_cavallerizza_01_Foulquie

    Philippe Foulquié, fondatore del centro culturale la Friche la Belle de Mai di Marsiglia, ha raccontato la sua esperienza, parlando di possibili modelli di recupero culturale degli spazi.

    Ieri sera, 16 ottobre, dopo il convegno organizzato dal Politecnico di Torino per discutere del futuro della Cavallerizza Reale, Philippe Foulquié, fondatore e direttore del centro culturale la Friche la Belle de Mai di Marsiglia, ha raccontato la sua esperienza, ospitato dall’Assemblea Cavallerizza 14,45 nel teatro della Cavallerizza, luogo occupato e recuperato dall’abbandono in cui versa l’intero edificio. Foulquié era già intervenuto al pomeriggio durante il convegno, anticipando il racconto che poi ha approfondito in serata.

    L’ex manifattura tabacchi di Marsiglia, in quartiere definito dallo stesso Foulquié «tra i più poveri d’Europa», ospita oggi uno dei centri culturali più attivi del continente. «Nel momento in cui Marsiglia ha adottato una politica culturale – ha spiegato il fondatore della Friche – sono stati costruiti molti teatri. È così che siamo nati, due organizzazioni teatrali hanno recuperato questo luogo e hanno deciso di utilizzarlo». La storia è lunga 20 anni e parla di collaborazione, riqualificazione degli spazi e valorizzazione delle competenze. «Nonostante il budget ridotto (le banche concedettero solo 1/3 di finanziamento alla cifra necessaria per avviare il tutto, ndr), siamo riusciti a richiamare artisti per organizzare spettacoli da noi, che poi abbiamo portato in giro per la città».

    Ma la Friche non è solo questo, perché la chiave del successo di questo posto sta nel rapporto con la città. Gli spazi sono aperti, ma senza una reale apertura verso la realtà urbana resta comunque un mondo a sé. «Abbiamo scritto un progetto culturale – ha raccontato Foulquié – che era in realtà un progetto urbano in grado di trasformare un quartiere. La tradizione industriale di Marsiglia è stata il laboratorio da tanti artisti, ai quali abbiamo spiegato che la collaborazione con il mondo urbano circostante sarebbe stata utile soprattutto a loro». Con il passare del tempo, la Friche è diventata un punto di riferimento per la cultura, una piattaforma che ha permesso a diversi artisti di entrare in contatto tra loro e creare nuovi progetti insieme. «A un certo punto – aggiunge il fondatore – abbiamo dovuto cercare finanziatori. Abbiamo coinvolto dei produttori, il cui ruolo è quello di sovvenzionare i progetti. Ne abbiamo tanti, quindi anche i produttori stessi sono interessati alla nostra realtà. Penso che il lavoro vada pagato, quindi gli spettacoli, da noi, si pagano, ma questo non bastava per mantenerci».

    Il discorso onesto e appassionato di Philippe Foulquié ha avuto il grande pregio di far sembrare tutto semplice, ma naturalmente non è così. La Friche la Belle de Mai è un progetto di successo che oggi è riconosciuto a livello internazionale, ma dopo 20 anni di fatica e lavoro costante, fatto da tante persone e realtà diverse che hanno collaborato per uno scopo comune, che non era tanto quello di recuperare un luogo, bensì quello di avere uno spazio di confronto e unione. Ora, l’ex manifattura tabacchi ha una gestione divisa in due: da una parte una cooperativa che gestisce l’utilizzo degli spazi, dall’altra un’associazione che cura i progetti culturali, che vengono proposti dagli artisti e approvati dalla direzione della Friche. Se questo modello è applicabile anche alla Cavallerizza Reale di Torino, Foulquié non ha saputo spiegarlo. «Non ci sono modelli preesistenti – ha commentato – perché ogni realtà è diversa, ma i modelli vanno costruiti man mano. Bisogna sapere bene dove si vuole arrivare».

    Foto di Federico Tisa

    Print Friendly

    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

    Seguici su Facebook

    Resta aggiornato su Twitter