11 December 2017
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    Frida Kahlo e l’abbraccio con Diego Rivera

    Frida Kahlo e l’abbraccio con Diego Rivera è stato modificato: 2015-02-01 di Davide Gambaretto

    L’8 febbraio si chiude, a Genova, la mostra dedicata a due dei più importanti artisti messicani del ‘900: Frida Kahlo e Diego Rivera. Un’esposizione che pone a confronto la loro produzione artistica e racconta la loro vita di coppia.

    La mostra su Frida Kahlo, ospitata al Palazzo Ducale di Genova, è un’esposizione estremamente interessante; e non solo per la rinomata produzione artistica della Kahlo, che è sempre un nome sicuro da spendersi sul piatto delle mostre di arte visiva moderna, per il suo richiamo sul grande pubblico. Curata e allestita in maniera impeccabile, presenta forse solo un paio di pecche minori, come la sala che ospita alcuni dei vestiti tradizionali messicani indossati da Frida, che qui risulta un po’ decontestualizzata nel suo essere posizionata alla fine della mostra.

    Una nuova luce su Frida Kahlo.
    L’opera della Kahlo, nel tempo, è stata oggetto di numerose esposizioni – ad esempio la retrospettiva organizzata alle Scuderie del Quirinale a Roma, tra il marzo e l’agosto 2014, e che è da considerarsi, a tutti gli effetti, complementare a quella di Genova – ma la mostra di Palazzo Ducale porta una ventata di aria fresca nel riuscire a presentare le opere dell’artista messicana sotto una nuova luce. Lo fa con un espediente tanto semplice quanto elegante – un espediente già utilizzato in passato, a dire il vero, ad esempio alla Pallant House Gallery di Chichester nel 2011 – portando in mostra anche le opere del marito di Frida, Diego Rivera, e mettendo a confronto i loro lavori.

    Il confronto con Diego Rivera.
    Non si cerchino legami o influenze artistiche dove non ce ne sono: nessuno dei due artisti influenzò mai tecnicamente l’altro. Ognuno mantenne le sue caratteristiche principali e la sua individualità. Portando il discorso sbrigativamente all’osso, da un lato troviamo Diego Rivera, l’artista accademico e affermato, quello tecnicamente più misurato e pieno di rimandi e citazioni alle correnti artistiche europee.

    Dall’altro Frida Kahlo, l’autodidatta che riversava le sue paure, la sua storia personale e quel black humor, tipicamente ispanico, nelle sue opere: tra i due è certamente lei a catturare maggiormente l’attenzione e la fantasia del pubblico. Il suo valore è innegabile, principalmente per l’influenza che ha avuto su un’intera generazione di artisti, soprattutto donne, rapiti dal suo spirito proto-femminista (da Ana Mendieta a Tracy Emin, passando per Catherine Opie). Frida e Diego, in una certa misura, risultavano – e, attraverso le loro opere, risultano ancora – due lati di una stessa medaglia.

    Due prospettive sugli stessi temi.
    Si influenzarono, però, a livello personale. La loro storia travagliata e la propensione al tradimento di Rivera – comportamento che metterà in crisi le certezze di Frida e il loro matrimonio – divenne il vero motore per catalizzare le opere della Kahlo, sempre così personali, sentite e autobiografiche. Inoltre, questo continuo dialogo di lavori, ora di Rivera, ora della Kahlo, permette di vedere come i due artisti approcciavano in maniera differente gli stessi temi, ad esempio l’amore per il Messico.

    Diego profondeva un impegno estremamente politicizzato (la sezione che parla delle sue opere murarie, svolte attraverso quel suo realismo didascalico, influenzato da correnti italiane e pre-ispaniche è, con tutta probabilità, la più interessante della mostra). Frida, invece, era più personale e attuava un recupero del sentimento nazionale parlando attraverso di sé. Parlava di sé per riuscire a veicolare un tema folkloristico ritraendosi, ad esempio, con indosso gli abiti tradizionali del Messico ed esibendo la sua fierezza nell’essere messicana.

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    I ritratti.
    O ancora il tema dei ritratti: a uno stile sobrio ed elegante, da pittore consumato, messo in mostra da Rivera, ecco contrapporsi i ritratti complessi, enigmatici e a volte simbolici della Kahlo, che non rinunciava a rappresentare i suoi modelli in maniera più confidenziale, calcando sul tratto privato della loro personalità. Dopotutto, per Frida, l’arte era un modo per riflettere sulla propria condizione umana e per ricevere conforto da una situazione che lei percepiva di estrema solitudine. Qualsiasi sua produzione artistica non poteva dirsi completa, prescindendo da ciò.

    Raccontare una storia.
    In questa mostra viene raccontata una storia che narra della turbolenta unione creativa e sentimentale di due amanti. Una storia guidata dalla passione, dall’istinto, da due matrimoni e un divorzio. E da quell’amore genuino – quasi una devozione religiosa – che entrambi provavano per la loro terra. La mostra, seppur estremamente dettagliata, non cerca per forza di ripercorrere passo dopo passo le loro carriere e, nonostante l’abbondanza di dettagli biografici, l’unica cosa che il visitatore necessita di conoscere per godersi appieno l’esposizione è la grande passione sanguigna che permeava il loro rapporto. Quella passione che traspare perfettamente grazie ai ritratti che Frida dedicava al pachidermico Rivera e quelli che lui dedicava alla moglie. Una farfalla e un elefante che danzavano all’unisono, in un burrascoso ballo che ora li allontanava, ora li attirava inesorabilmente uno verso l’altro.

    Non solo quadri.
    L’esposizione, oltre a celebrare le carriere dei due artisti – attraverso più di 130 opere – riesce a raccontarci della loro vita di coppia anche attraverso magnifici scatti, realizzati da importanti fotografi (quali Nickolas Muray e Tina Modotti) cui si aggiungono alcuni filmati d’epoca che riprendono Kahlo e Rivera in momenti istituzionali o intimi.

    Foto in copertina: theredlist.com

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    Davide Gambaretto

    Storico dell’arte, curatore indipendente e scrittore. I suoi precedenti impieghi in ambito artistico includono Artissima Fair, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Attitudine Forma. Musicologo a tempo perso, è appassionato di letteratura, cinema, graphic novel e pallacanestro. Gestisce il blog musicale "La Lira di Orfeo" e realizza laboratori didattici di arte e scrittura per scuole elementari e medie.

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