17 October 2017

    Gabriella Ferri, storia di una regina

    Gabriella Ferri, storia di una regina è stato modificato: 2015-04-03 di Maria Letizia Cecconi

    Il 3 aprile ricorre l’anniversario della morte di Gabriella Ferri, artista indiscussa e troppo spesso dimenticata. Ne ripercorriamo la vita e la carriera, perchè è tempo che se ne torni a parlare.

    Conobbi Gabriella Ferri un giorno qualsiasi di quindici anni fa, quando a ricordarsi di lei erano rimasti in pochi ed io non avevo ancora idea di chi avessi di fronte. Lo imparai un poco alla volta. Guardando in quegli occhi profondi, in quello sguardo sottolineato dall’immancabile eye-liner. Osservando quella postura, con le mani sui fianchi, quasi a sfidare l’interlocutore, che era sempre la stessa nonostante gli anni passati e la gloria svanita. Quel giorno di quindici anni fa, non immaginavo a quale repertorio di sensibilità, passione, dolcezza, cultura e storia musicale stessi per attingere. Perciò oggi, a distanza di undici anni dalla sua morte, trovo doveroso ricordare l’immensa artista che Gabriella Ferri è stata.

    Gli inizi.
    Nata nel rione romano di Testaccio, Gabriella inizia ben presto a far parlare di sé. Ad emergere è il suo carattere irrequieto, spesso in contrasto con quello del padre, con il quale conserverà per tutta la vita un rapporto difficile ma al contempo strettissimo.

    Nel 1963 le sue ambizioni artistiche trovano una prima estimatrice in Luisa De Santis, figlia del regista Giuseppe, con la quale Gabriella inizierà la sua carriera. Entrambe, infatti, amano il repertorio popolare romanesco, iniziare a cantare insieme appare naturale. L’alchimia è tale che le due decidono di trasferirsi a Milano dove hanno la fortuna di incontrare Enzo Jannacci e Mike Bongiorno, che le invita a partecipare alla trasmissione La fiera dei Sogni. Lì, cantando La società dei magnaccioni, Gabriella Ferri fa il suo primo vero incontro con il mondo dello spettacolo e della musica.

    La fama.
    Il sodalizio con Luisa De Santis dura un paio d’anni appena; nel 1966 Gabriella debutta da solista con un album che porta il suo nome. Appare subito evidente come il suo stile sia unico. Denso di passione e vitalità. Caratterizzato da alti e bassi emotivi e musicali che pochi altri al mondo sapranno riprodurre. Gabriella, spavalda ma a tratti anche timida, sembra dire al proprio pubblico: «Canto la vita così com’è. A volte allegra, a volte triste. Perciò la canto a volte con energia, altre con malinconia e quello che canto ci riguarda tutti».

    Il 1966 è anche l’anno in cui Gabriella Ferri , insieme ad altri esponenti del folk italiano come Caterina Bueno, viaggia tra Canada e Stati Uniti portando in tournè uno spettacolo teatrale di musica popolare. Rientrata a Roma fa la conoscenza di un giovanissimo Renzo Arbore, che la introduce al repertorio del folk napoletano, un’altra colonna portante, insieme agli stornelli romaneschi, della sua carriera futura. È il 1967, però, l’anno che la consacra come icona televisiva e popolare. Entra, infatti, a far parte del cast del Bagaglino, di cui diventerà la cantante ufficiale.

    Nel 1968 ottiene il suo primo contratto con la RCA, con la quale incide Ti regalo gli occhi miei, una canzone che non otterrà alcun successo in Italia ma che renderà Gabriella popolarissima in Sud-America. La versione incisa in lingua spagnola Te regalo yo mis ojos venderà in pochi mesi più di un milione di copie. Strano destino, quello di questa cantante dialettale che conosce il vero successo all’altro capo del mondo. Lontanissima dar core de Roma nel quale era nata e di cui andava fiera.

    L’affermazione in Italia.
    Bisognerà attendere il 1972 per vedere un album di Gabriella Ferri troneggiare in classifica. Si tratta de L’amore è facile, non è difficile e il suo brano di punta, una polka degli anni Venti dal titolo Rosamunda, la lancerà nell’olimpo dello spettacolo italiano. Sulla scia di questo successo, nel 1973 a Gabriella viene affidato il compito di condurre, insieme ad Antonello Falqui, Dove sta Zazà, uno show memorabile in cui finalmente Gabriella Ferri viene riconosciuta come artista nazionale, e le sue doti di cabarettista e teatrante valicheranno i confini di Roma. È dello stesso 1973 il brano Sempre. Una struggente e malinconica ballata, tributo al sentimento della nostalgia e del tempo perduto.

    Nel 1974, dopo il colpo di Stato del generale Pinochet, Gabriella Ferri sente il bisogno di contribuire alla causa cilena. E lo fa pubblicando l’album Remedios nel quale interpreta il repertorio musicale di quei luoghi. E lo fa in modo protettivo e garbato, inversamente proporzionale alla tragedia che si andava consumando dall’altra parte dell’Oceano. E questa è forse l’ultima volta in cui Gabriella si dona alla musica. Nel 1975, infatti, con la morte di suo padre, inizia la parabola discendente dell’artista e della donna.

    L’uscita di scena.
    Mazzabubù
    sembra scritto e interpretato per il favore del pubblico e delle vendite, E adesso andiamo a incominciare, del 1977, è un fiasco clamoroso, e così di insuccesso in insuccesso Gabriella lascia la scena, per concedere solo qualche rara comparsata in tv, tra gli anni Ottanta e Novanta fino al tragico epilogo del 2004.

    Che ci aveva lasciati lo seppi dal telegiornale.
    E provai un dolore grande.
    Da allora porto con me il ricordo della sua fragilità e del suo viso bellissimo.

    Se chiudo gli occhi mi sembra di sentirla cantare…

    Remedios, niña pequeña, chiquita, hermosa, preciosa
    Linda niñita quedada así, sentada en la orilla del mar
    y las manos llenas de perlas
    el sol en tu frente y en la sonrisa
    blanca orquidea, alma y paloma
    y la alegría, tú cantas consuelo,
    tú cantas esperanza, tú cantas remedios,
    espera que un día yo pueda decirte:
    “te quiero pequeña, chiquita, preciosa,
    hermosa, piccola, piccola, piccola, piccola, pico, pico, pico…”

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    Maria Letizia Cecconi

    Laureata in Scienze della Comunicazione e in Scienze Politiche, ghostwriter per natura. Scrive di tutto e per tutti. Intimamente legata alla Svezia, terra che ama e dove ha trascorso un lungo periodo di studio e lavoro.

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