19 February 2017
    GEMMA BOVERYRéalisé par Anne Fontaine

    Gemma, prima protagonista del 32° TFF

    Gemma, prima protagonista del 32° TFF è stato modificato: 2015-01-16 di Davide Gambaretto

    Al 32° Torino Film Festival, “Madame Bovary” rivive in chiave contemporanea grazie alla pellicola di Anne Fontaine, “Gemma Bovery”, film di apertura del festival.

    Era il 1856 quando uscì nelle librerie “Madame Bovary”, capolavoro di Gustave Flaubert con il quale lo scrittore francese turbò una generazione di lettori. Da allora il personaggio di Emma Bovary è divenuto archetipo letterario e cinematografico di una femminilità ferita e dolorosa, portatrice di una passione e di una voglia di libertà che appartiene a ogni tempo e a ogni luogo. Una storia universale che il nuovo film di Anne Fontaine (Coco avant Chanel, Adore) vuole provare ad aggiornare, spostando la narrazione al tempo presente.

    Gemma Bovery.
    Facciamo allora la conoscenza di Martin Joubert, panettiere del piccolo villaggio di Belleville e dei suoi vicini, Charlie e Gemma Bovery, inglesi appena trasferitisi in Normandia alla ricerca di un po’ di pace e tranquillità. Una tranquillità che sembra non appartenere alla bella Gemma che, proprio come la sua controparte letteraria, inizierà a cercare brivido e passione tra le braccia del giovane bellimbusto del villaggio. A seguirla, in maniera discreta, ci sarà l’occhio vigile di Martin, cui è affidato il compito di tracciare il parallelo con l’opera di Flaubert. Basato sulla graphic novel di Posy Simmonds, “Gemma Bovery” trasforma il capolavoro senza tempo di Flaubert in una commedia leggera, con tutto quello che ne consegue.

    Cosa cambia rispetto all’opera di Flaubert.
    La differenza più grande si può notare analizzando il personaggio di Gemma, la più sensuale tra le incarnazioni cinematografiche della Signora Bovary, qui con il volto dall’attrice inglese Gemma Arterton. Sempre filtrata attraverso lo sguardo del suo vicino Martin – interpretato magistralmente da Fabrice Luchini – Gemma non è mai autonoma; e se, da un lato, questo permette di trasformarla nel contenitore in cui proiettare i nostri pensieri e i nostri desideri, restando in qualche modo fedele all’intenzione originaria di Flaubert, dall’altro non ci è dato di affezionarci a questo personaggio, che qui diviene una reinterpretazione sbrigativa dell’immortale Emma.

    Monodimensionale fin quasi allo stereotipo, Gemma mostra i segni di quella noia superficiale che ci si può permettere solo quando non si hanno altre responsabilità per la testa. Al contrario del suo alter ego letterario, la nostra protagonista non è certo intrappolata in un matrimonio infelice e, proprio l’adattamento contemporaneo della pellicola, toglie alla storia quel senso di ineluttabilità ‘flaubertiano’: essendo la storia ambientata nel 2014, Gemma potrebbe lasciare il marito in qualsiasi momento. Invece la Fontaine vuole far credere al pubblico che Gemma non abbia una scelta, schiacciata da una società retrograda e misogina come poteva essere quella di metà ‘800. In questo senso, la reinterpretazione in chiave contemporanea mutila il romanzo di Flaubert, poiché ne drena il dramma sociale al suo interno.

    I punti di forza.
    Nell’idea di Anne Fontaine, però, questa pellicola è una semplice commedia, con vaghi rimandi all’opera di Flaubert e in questo non fallisce di certo, offrendo allo spettatore un racconto delicato e piacevole, nella migliore tradizione del cinema francese. Anche se alla maggior parte dei personaggi non viene data la profondità che meriterebbero, siamo davanti all’ennesima brillante interpretazione di Luchini, che qui recita la parte del vicino di casa dei Bovery, un personaggio modesto, quasi patetico, con una doppia ossessione per l’opera di Flaubert e per la ragazza della porta accanto. È lui a rubare la scena diventando il motore del film, il regista che dà vita alla storia: fin dalla prima inquadratura, infatti, sappiamo che Martin Joubert sta aspettando quel qualcosa che gli scombussoli la vita e ci rendiamo conto che la sua aspirazione più grande sarebbe quella di vivere un’avventura degna dei suoi amati romanzi, degna di “Madame Bovary”. Un’opportunità che gli sembrerà di poter cogliere per un istante – ma solo per un istante – all’arrivo della bella Gemma. In questo il personaggio interpretato da Luchini è una Signora Bovary più vera dell’originale, in quanto, le sue fantasie e la sua voglia di avventura rimarranno tali per tutta la durata della pellicola, alimentando quel senso di pacata insoddisfazione interiore che non avrà possibilità di risolversi.

    Il film di Anne Fontaine, nel suo voler intrattenere e divertire il pubblico, centra perfettamente il bersaglio, pur se perde molto della profondità e delle tematiche ‘flaubertiane’ nel processo.

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    Davide Gambaretto

    Storico dell’arte, curatore indipendente e scrittore. I suoi precedenti impieghi in ambito artistico includono Artissima Fair, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Attitudine Forma. Musicologo a tempo perso, è appassionato di letteratura, cinema, graphic novel e pallacanestro. Gestisce il blog musicale "La Lira di Orfeo" e realizza laboratori didattici di arte e scrittura per scuole elementari e medie.

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