17 October 2017

    Genitori gay: un problema per i bambini, anzi no

    Genitori gay: un problema per i bambini, anzi no è stato modificato: 2015-03-24 di Alessia Telesca

    Cos’è “diverso” per un bambino? È ciò che gli insegna la sua famiglia. La “diversità” di un bambino figlio di genitori omosessuali non lo danneggia se la società non lo danneggia.

    La scorsa settimana sugli organi di stampa è rimbalzata, praticamente ovunque, la dichiarazione di Dolce e Gabbana sulla famiglia naturale e sui bambini che i due hanno definito «i figli della chimica, i bambini sintetici […] semi scelti da un catalogo». Senza entrare nel merito della discussione e dell’opinabilità dell’idea dei due stilisti, si è subito accesa la luce su un argomento che da tempo interessa la comunità mondiale, quello dell’adozione e della possibilità di crescere un figlio da parte delle coppie omosessuali. In merito, il mondo ha risposto in modo nettamente differente poiché sono molti i paesi in cui l’adozione per le famiglie omosessuali è riconosciuta e ormai divenuta quotidianità ma, in moltissimi altri, questa risulta essere ancora osteggiata e, secondo l’opinione di molti, i bambini non crescerebbero in modo adeguato, colpa la mancanza di un riferimento genitoriale “normale”, quindi composto da mamma e papà.

    Però la scienza dice…
    Sono parecchi, in realtà, gli studi che si sono opposti a questa visione del mondo. L’università di Melbourne ha condotto uno studio su circa 500 minori figli di famiglie omosessuali, dimostrando come tali fanciulli crescano in modo sano e felice, esattamente come i figli di coppie eterosessuali. Inoltre, sempre secondo l’Australian Study of Child Health in Same-Sex Families, tali bambini crescerebbero in un clima familiare più coeso e armonioso, proprio grazie alla suddivisione di oneri e doveri dei genitori, non soggetti agli stereotipi sessuali. Lo studio di Melbourne è solo uno dei più recenti riconoscimenti in merito, poiché, anche in America, l’opinione scientifica sull’argomento ha fatto passi da gigante. L’American Academy of Pediatrics, che rappresenta il 99% dei pediatri negli USA, ha affermato che anni di studi sociologici e scientifici sul tema hanno dimostrato che crescere in una famiglia omosessuale non comporta danni per la salute psicologica dei bambini.

    Davanti alla Legge.
    Anche in Italia una sentenza della Corte di Cassazione, la numero 601 del 2013, ha dichiarato che è un «mero pregiudizio» affermare che «sia dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale». Eppure, nonostante i passi avanti messi in atto da sentenze, leggi e discussioni scientifiche, l’opinione pubblica è ancora spaccata.

    Interessante è stato lo spunto di discussione proposto, proprio in questi giorni in risposta alle dichiarazioni di Dolce e Gabbana, dalla ballerina Heather Parisi, che ha definito la famiglia come una istituzione sociale e, proprio come la società, mutabile e in grado di cambiare e modificarsi. Proprio questa frase suscita degli interrogativi naturali a proposito della nostra società: è pronta l’Italia ad accogliere le adozioni e le famiglie omosessuali?

    Società.
    Ciò che risulta evidente a chi scrive è la chiara difficoltà creata innanzitutto dall’opinione pubblica, non ancora in grado (fortunatamente non nella sua totalità) di accettare che un bambino possa non avere necessariamente bisogno sia di una figura maschile sia di una femminile. Molte delle tesi che sostengono la necessità di crescere in una cosiddetta famiglia “normale” sostengono che un bambino figlio di una coppia gay, oltre ai danni psicologici in età adulta (ampiamente smentiti dai vari studi citati prima), possa essere soggetto di numerose discriminazioni a partire dai primi incontri con la società infantile formata dagli altri bambini, proprio in quanto “diversi”.

    Ciò è in parte vero, ma è bene specificare che la diversità e la discriminazione che un bambino mette in atto a scuola è una pura trasposizione del pregiudizio respirato in famiglia. Per un bambino, privo di malizia e cattiveria per antonomasia, la diversità non è mai un male ma semplicemente una cosa tutt’al più da comprendere, mai da ghettizzare. Se un bambino si trova di fronte un coetaneo differente da lui, la richiesta di spiegazioni è sempre e solamente priva di ogni tipo di malizia (aggiunta, invece, sempre dall’adulto).

    Come i bambini vivono la diversità.
    Se, ad esempio, un bambino vede un suo compagno di un colore di pelle differente rispetto ai suoi genitori (adozione quindi legale ma che crea sempre della “differenza” visiva agli occhi del piccolo) la domanda spontanea «ma perché tua mamma è nera e tu sei bianco» (o viceversa, o utilizzando tutta la gamma di colori a disposizione dei più piccoli) non sarà mai connotata, per l’appunto, da quella nota di discriminazione o di curiosità morbosa o critica che potrebbe contraddistinguere un adulto. Al bambino basterebbe una qualsiasi risposta, dalla più veritiera alla più fantasiosa, perché non è in grado di escludere o schernire un suo coetaneo per la semplice diversità di pelle o di genitore (tutt’al più si escludono per simpatie o antipatie che, tendenzialmente, passano nel giro di pochi giorni).

    Quindi un bambino non sognerebbe mai di discriminare un altro che, invece che una mamma e un papà, ha due mamme o due papà, a meno che la stranezza di tale situazione non venga odorata in casa e alla richiesta di spiegazioni fatta in famiglia la risposta sia tutt’altro che aperta. La discriminazione che, quindi, potrebbe ricevere un bambino adottato da una famiglia omosessuale, parte esclusivamente dal retaggio culturale della famiglia di origine e mai dalla società infantile creata in asilo e scuola dai più piccoli, molto più aperti ad accettare il prossimo rispetto agli adulti.

    Si dice spesso che i giovani siano il futuro dell’umanità ma con la parola “giovani” si devono intendere soprattutto i bambini, ancora liberi dalla corruzione sociale degli adulti e davvero in grado di eliminare i significato negativo che, troppo spesso, si sente implicitamente nella parola “diverso”.

    In copertina: il bellissimo video realizzato dal collettivo The Jackal per Fanpage.

    La foto di anteprima è tratta da psichic.wordpress.com

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    Alessia Telesca

    Educatrice di mestiere e anche un po’ d’animo, è idealisticamente convinta che la cultura sia la chiave per migliorare il mondo. Appassionata di cinema, libri e scrittura, si è avvicinata a quest’ultima nel 2010. Scrive per diverse testate e per The Last Reporter si occupa di cronaca e società.

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