17 December 2017
    operai_fiat

    Gli orfani di mamma Fiat

    Gli orfani di mamma Fiat è stato modificato: 2014-12-22 di Paolo Morelli

    Lo spostamento della sede di FCA a Londra apre delle riflessioni sulla condizione sociale degli operai Fiat, soprattutto alla luce del racconto fatto da Stefano Di Polito nel suo film “Mirafiori Lunapark”.

    Mentre la nuova 500X inizia il proprio tour promozionale in giro per l’Italia, le numerose rassicurazioni della dirigenza Fiat – anzi, FCA – non bastano a placare le ansie degli operai ancora adesso in cassa integrazione. È vero, il progetto di “riqualificazione” degli stabilimenti, in primis quello di Mirafiori, è stato presentato e prevede il lancio di nuovi modelli. Ma per la fabbrica torinese è prevista la produzione di un suv, il Levante, realizzato in collaborazione con Chrysler. Difficile pensare che un’automobile di fascia medio-alta possa tenere occupati gli operai che fino a qualche anno fa affollavano le catene di montaggio, la scrematura sarà inevitabile.

    Più delle questioni di organizzazione aziendale – per sincerarsi delle quali occorre attendere ancora un po’ – il dato da considerare è che Fiat, formalmente, non c’è più. Dalla celebre palazzina della porta 7 di Mirafiori, sede centrale degli uffici dei “colletti bianchi”, sono spariti loghi e bandiere Fiat, sostituiti dal simbolo FCA. Un passaggio simbolico fino a un certo punto, dato che il cambio di logo ha coinciso con lo spostamento della sede fiscale a Londra. Sebbene l’ad del Gruppo, Sergio Marchionne, continui a rassicurare sugli investimenti e la ripresa dell’occupazione a Torino – e in Italia – il costo sociale delle innumerevoli ore di cassa integrazione è ancora molto alto.

    Tempo fa, qualche politico poco illuminato disse, in sostanza, che la cassa integrazione è un bene perché l’operaio può stare a casa senza lavorare ma prendendo lo stesso uno stipendio. Questo è vero solo in parte, perché non si considera che più importante della paga è il senso che si dà all’individuo, il che, spesso, è dettato dal lavoro che si svolge. La condizione è ben mostrata nel film Mirafiori Lunapark di Stefano Di Polito, presentato al 32° Torino Film Festival. Tolte le varie forzature tipiche della cinematografia, la condizione dell’operaio senza lavoro è paradigmatica del lavoratore medio – non riguarda soltanto gli operai Fiat.

    La conflittualità famigliare aumenta, l’insicurezza si trasmette agli altri e il timore di non arrivare nemmeno alla pensione, quindi senza poter garantire un futuro ai propri figli, è altissima. Ci sono tante storie da raccontare, che messe insieme descrivono il cambiamento di una società intera, costruita sotto l’egida di una realtà che sta abbandonando questo paese. Gli orfani di “mamma Fiat” sono tantissimi, e non sono soltanto gli operai che lavorano per l’azienda (quando lavorano), ma anche le loro famiglie. Il famoso indotto Fiat è anche sociale, ma è una realtà che non entra nei bilanci, né nelle rendicontazioni finanziare, eppure esiste ed è fortissima, forse più dei numeri.

    Foto: metropolisweb.it

    Print Friendly

    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

    Seguici su Facebook

    Resta aggiornato su Twitter