24 April 2017
    HongKong_proteste

    “Gli studenti di Hong Kong sono stati usati”

    “Gli studenti di Hong Kong sono stati usati” è stato modificato: 2016-01-26 di Alessandro Porro

    Pubblichiamo la seconda parte dell’intervista esclusiva a J., studentessa di Hong Kong che non ha presto parte alle proteste.

    J. è una studentessa di 22 anni di Hong Kong che ha accettato di rispondere ad alcune domande in esclusiva per The Last Reporter. A differenza di moltissimi suoi coetanei J. non si è unita alle proteste perché non condivide molte delle ragioni che hanno portato migliaia di giovani a scendere in piazza e ad occupare le strade di Hong Kong. Nel frattempo la “Rivoluzione degli ombrelli” continua e benché la situazione stia tornando lentamente alla normalità, gli studenti non sembrano decisi ad abbandonare alcuni dei presidi allestiti in città.

    Ecco la seconda parte dell’intervista. Per leggere la prima parte clicca qui.

    6 – Come si vive in questi giorni a Hong Kong?
    «Ho evitato di passare dai luoghi occupati ma sono stata in uno dei distretti occupati. Ho anche evitato di prendere i mezzi pubblici che passano attraverso quelle aree. A parte questo tutto scorre normalmente, devo dire che alcuni quartieri non sono minimamente stati toccati dalle manifestazioni e sono uguali a prima. Tuttavia mia sorella va a scuola vicino ad una delle aree occupate e per alcuni giorni la scuola è stata chiusa oppure non ha potuto andare a lezione a causa della circolazione intasata. Tuttavia la normalità è stata ripristinata in pochi giorni.

    Come ho detto prima, i conflitti sul web sono molto più intensi. Mi sento decisamente più minacciata sulla rete. Cerco di evitare di parlare di questo argomento per la paura che possano attaccarmi. Parlo solo con alcuni amici che sono più tolleranti o che hanno la mia stessa opinione. Alcuni amici e colleghi hanno cercato di forzarmi a prendere parte alle manifestazioni. Direi che ho subito parecchie pressioni. Ho paura di perdere alcuni amici solo perché abbiamo idee divergenti. Un fatto interessante che posso raccontare è che un mio amico e la sua ragazza si sono mollati perché avevano idee opposte. La ragazza andava sempre alle manifestazioni, anche nelle ricorrenze importanti della relazione, mentre il mio amico era contrario alla protesta. Non potevano sopportare di non vederla allo stesso modo e si sono lasciati. Quello che sto cercando di spiegare è che Hong Kong è divisa da questo movimento. Amici, coppie, genitori e figli, nonni e nipoti, governo, polizia e cittadini sono tutti divisi. L’atmosfera in città è la peggiore che abbia vissuto da quando sono nata».

    7 – Come pensi che finirà questa situazione?
    «Dal mio punto di vista penso che l’intera protesta stia scemando. Il governo cinese non farà molto per porre fine alla situazione perché ha gli occhi del mondo puntati addosso. Penso che eventualmente i promotori della protesta chiederanno alla gente di abbandonare la protesta. Potrebbe anche esserci una reazione di forza della polizia per sgomberare i presidi. Ma non c’è possibilità che il governo cinese si rassegni, non concederanno mai a Hong Kong democrazia e suffragio universale».

    8 – Temi una reazione della Cina? Qual è la tua paura?
    «Sono piuttosto preoccupata che la Cina possa infrangere la sua promessa sul “Un paese, due sistemi”. Senza questo, Hong Kong non sarebbe più una regione ad amministrazione speciale diventerebbe semplicemente parte della Cina a tutti gli effetti. Vivremmo come la gente in Cina e perderemmo per sempre la nostra forza a livello internazionale. Spero solo che le proteste non continuino così a lungo da stuzzicare troppo il governo cinese».

    9 – Secondo te cosa bisognerebbe fare per avere più democrazia a Hong Kong?
    «
    È una domanda difficile e non sono sicura di volere più democrazia. Anche se Hong Kong avesse più democrazia, sapremmo davvero come scegliere un leader saggio par aiutarci? Sapremmo davvero nominare i candidati da votare? Sarebbe davvero funzionale un maggiore grado di democrazia per Hong Kong? Finiremmo come molti paesi che, nonostante la democrazia, sono afflitti da proteste e diseguaglianza? La Cina non è un paese democratico.

    Non sarà mai possibile per loro garantire maggiore democrazia fino a che la Cina stessa non diventerà un paese democratico. Se la Cina avesse voluto concedere più democrazia a Hong Kong lo avrebbe già fatto. Tuttavia se davvero crediamo che un maggiore grado di democrazia sia un vantaggio per Hong Kong ci sono solo due strade. Primo – e sarebbe una soluzione davvero estrema – rendere Hong Kong indipendente. Secondo, testare poco per volta e lentamente i limiti del governo cinese. Sicuramente non dobbiamo invocare maggiore democrazia ora. Nessun paese avrà mai la democrazia da un giorno all’altro. La gente dovrebbe essere più razionale a tal proposito».

    10 – Chi c’è davvero dietro le proteste? Pensi che altri paesi, ad esempio gli Usa, possano aver infiltrato e stuzzicato la protesta?
    «Sì, penso che gli Stati Uniti possano avere avuto una parte nelle proteste. Ci sono un sacco di indizi che indicano come alcuni organizzatori del movimento abbiano contatti e relazioni con funzionari Usa. È una possibilità da non sottovalutare. Considerando che la Cina è diventata una delle più grandi rivali economiche degli Stati Uniti, questi potrebbero essere interessati a sfruttare l’instabilità politica della Cina.

    È anche possibile che ci siano figure religiose dietro le proteste visto che il cardinale di Hong Kong ha supportato la protesta da subito. Si dice anche che alcune chiese fossero a conoscenza della possibilità di sommosse prima ancora che la protesta divampasse. Tuttavia la cosa più importante è che gli studenti di Hong Kong sono stati usati. Alcuni di loro volevano veramente combattere per il bene di Hong Kong, già da quando erano adolescenti. Ma molti di loro hanno subito un lavaggio del cervello da parte di alcuni media fortemente sbilanciati a favore delle proteste (per quello penso che i media dovrebbero essere imparziali su alcune questioni, alcuni di questi non lo sono affatto).

    Nel momento più critico i promotori sono scomparsi e hanno lasciato gli studenti da soli. Questo mi ha fatto ulteriormente dubitare che ci fossero complicazioni. Le diverse parti coinvolte nella protesta stanno semplicemente traendo il proprio beneficio dal movimento. C’è un proverbio in cinese “鷸蚌相爭,漁人得利”, che significa: «Quando due parti litigano, c’è sempre una terza parte che ne trae vantaggio». È così che vedo questo movimento. Il governo cinese, il governo di Hong Kong e i cittadini ne escono tutti sconfitti».

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    Alessandro Porro

    Giornalista dal 2007, laureato in giurisprudenza, ha collaborato per anni con un giornale torinese e con diverse testate online. Appassionato di Francia e questioni francesi in generale.

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