21 July 2017
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    Guardiani della Galassia, nuove frontiere grafiche

    Guardiani della Galassia, nuove frontiere grafiche è stato modificato: 2015-01-16 di Davide Gambaretto

    Lo scorso 1° agosto è uscito in America, accolto con entusiasmo da pubblico e critica. Ora, Guardiani della Galassia, nuovo film Marvel diretto da James Gunn, esce in Italia, dove sarà nei cinema dal prossimo 22 ottobre.

    Parliamoci chiaro, la Marvel è stata l’unica a riuscire dove altri studi cinematografici avevano fallito. Dal 2008 – con l’uscita nelle sale dell’Iron Man di John Favreau e con la creazione del Marvel Cinematic Universe – la “Casa delle Idee” è riuscita nel difficile compito di trasportare l’atmosfera dei fumetti supereroistici all’interno dei suoi film. Qualche passo falso l’hanno commesso anche loro, soprattutto da un punto di vista di sceneggiatura (ci sono storie che possono funzionare solo nel medium-fumetto, dove una sospensione dell’incredulità ancora maggiore rispetto a quella cinematografica ci permette di accettarne trame e personaggi, a volte, al limite). Nonostante ciò, la Marvel è riuscita nel suo intento di riproporre quel senso di meraviglia scanzonata, tipico dei fumetti, anche sul grande schermo, creando una serie di film – anzi un vero e proprio universo cinematografico – che prevede citazioni, crossover e una trama generale in costante sviluppo.

    Questa operazione ha avuto un impatto così forte che anche la DC Comics – rivale storica della Marvel – ha deciso di lasciar perdere i film indipendenti, dai toni oscuri e sofferenti, per creare un universo dove i suoi personaggi icona dialogheranno tra loro (è il caso di Batman vs Superman: Dawn of Justice, in uscita nella primavera 2016).

    In una galassia lontana lontana.
    La Marvel, però, ha piani ancora più ambiziosi. Nello specifico sta continuando ad espandere il proprio universo, introducendo nuovi personaggi e nuove mitologie. La mossa – che in un primo momento è sembrata azzardata ai più – è stata quella di proporre l’adattamento di Guardiani della Galassia, serie a fumetti non eccessivamente famosa negli States e sconosciuta alla maggioranza del pubblico in Italia. Questi albi narrano le avventure di un gruppo di ribelli alieni, trasformatisi in difensori della galassia, tra cui militano un procione parlante e un albero senziente, virtualmente indistruttibile.

    La genialità dei Marvel Studios sta tutta qui: con un film del genere sono riusciti ad ampliare gli orizzonti del proprio mondo, introducendo alieni, mostri spaziali e galassie “lontane lontane”. Lo hanno fatto con il classico stile Marvel, creando personaggi sopra le righe, una storia che promette di evolversi in maniera spettacolare nei prossimi capitoli e utilizzando nel migliore dei modi quelle atmosfere spregiudicate da albo patinato, oltre alle più recenti tecnologie nel campo del CGI (computer-generated imagery). Ma un procione parlante e un albero senziente, non sono un po’ troppo per quella sospensione dell’incredulità di cui parlavamo qui sopra?

    Da difficoltà tecnica a chiave per il successo.
    Durante la View Conference 2014, chiusa oggi, 17 ottobre, a Torino, abbiamo avuto il piacere di parlare con Kyle McCulloch, supervisore agli effetti speciali di Guardiani della Galassia. Nello specifico, Kyle ha visionato personalmente la creazione di Rocket Raccoon e la post-produzione di Groot. Come detto, questi due sono i personaggi più complicati e importanti dell’intero film: un procione e un albero parlanti, creati interamente in CGI, che rimangono sullo schermo per la quasi totalità della pellicola, devono dare l’impressione di essere più reali del reale, riuscendo a interagire perfettamente con gli altri attori in carne e ossa.

    Da un punto di vista visivo e percettivo i nostri palati sono diventati sempre più raffinati e già si storce il naso quando riguardiamo i vecchi fantasmi di Ghost Buster: immaginatevi se due personaggi chiave, quali Rocket e Groot, fossero stati concepiti anche solo vagamente sotto la media dell’accettabilità. In quel caso l’intero film si sarebbe trasformato in un divertissement kitsch. Per nostra fortuna Kyle e il suo team hanno creato due personaggi indimenticabili, divertenti e irriverenti, tosti ed eroici. Da possibile difficoltà tecnica, procioni e alberi si sono trasformati nella chiave del successo di questo film.

    Come ci racconta Kyle, infatti: «Nulla in questo film è stato lasciato al caso. La scena dell’esplosione nel laboratorio del Collezionista l’abbiamo ricreata un’infinità di volte e, prima di riuscire a generare un Rocket Raccoon soddisfacente, abbiamo passato intere giornate ad osservare un autentico procione che scorrazzava libero per i nostri uffici». Guardando il risultato finale, però, sembra proprio che tutte quelle ore di duro lavoro siano state ampiamente ripagate.

    Foto: collider.com

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    Davide Gambaretto

    Storico dell’arte, curatore indipendente e scrittore. I suoi precedenti impieghi in ambito artistico includono Artissima Fair, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Attitudine Forma. Musicologo a tempo perso, è appassionato di letteratura, cinema, graphic novel e pallacanestro. Gestisce il blog musicale "La Lira di Orfeo" e realizza laboratori didattici di arte e scrittura per scuole elementari e medie.

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