20 November 2017
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    La street art dei Guerrilla Spam

    La street art dei Guerrilla Spam è stato modificato: 2015-07-29 di Davide Gambaretto

    Poco dopo la chiusura della Torino Contemporary Art Week, abbiamo fatto una chiacchierata con il collettivo di street art Guerilla Spam: «Non si dimentichino gli eventi artistici indipendenti, fuori dai contesti istituzionali».

    È passata quasi una settimana dalla chiusura di Artissima, Paratissima e di tutte quelle fiere d’arte che animano la città di Torino durante la Contemporary Art Week. Ce n’è una, però, che ancora resiste ed è possibile visitare. Stiamo parlando della seconda edizione di Shit Art Fair, evento organizzato dal collettivo fiorentino, di stanza a Torino, Guerrilla Spam.

    «Il nostro progetto non vuole essere in contrapposizione con il sistema ufficiale dell’arte, ma vuole dimostrare che è ancora possibile creare un evento al di fuori del contesto istituzionale». Per rimarcare questa presa di posizione, i Guerrilla Spam hanno scelto come base operativa – per il secondo anno consecutivo – il tunnel del Parco del Valentino che si trova proprio al di sotto del Ponte Isabella.

    La genesi della guerriglia artistica.
    Il collettivo di street art ci accompagna a visitare la loro fiera abusiva, che si sviluppa a due passi dal centro città. Ne approfittiamo per ripercorrere alcune delle tappe che hanno portato alla nascita di Spam.
    «Il progetto è nato intorno al 2010, quasi per caso. Una sera abbiamo deciso di uscire per le strade di Firenze e di attaccare un disegno non firmato. È nato come una ragazzata, insomma. Dopo una settimana abbiamo replicato e, notando un riscontro quasi immediato di pubblico, abbiamo deciso di rendere più strutturata questa azione di guerriglia artistica. Da lì non ci siamo più fermati, stabilendoci poi a Torino e lavorando sia in Italia sia all’estero».

    Passeggiando tra le pareti piastrellate del tunnel, ci soffermiamo per un istante davanti a uno dei disegni di Spam.
    «Inizialmente la nostra iconografia era incentrata sui media e su come questi ultimi corrompano e alienino l’uomo moderno: corpi flaccidi con una televisione al posto della testa. Nell’ultimo periodo, invece, abbiamo iniziato a introdurre riferimenti a Hieronymus Bosh e ad altri pittori fiamminghi, ma il concetto di fondo è rimasto sempre lo stesso». Dei Guerrilla Spam colpisce subito la scelta di lavorare su carta, incollata successivamente sulle pareti della città, al contrario del classico modus operandi degli street artist, in cui si disegna direttamente sui muri.

    «La scelta di incollare i nostri lavori è stata quasi obbligata, data la città in cui abbiamo mossi i primi passi: Firenze. Ci è venuto naturale non disegnare direttamente sui muri di palazzi del ‘500, ma cercare soluzioni più compatibili con il contesto urbano, come i poster. Se, invece, avessimo iniziato a lavorare in una periferia di una città come Torino, probabilmente avremmo utilizzato altri mezzi»

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    “Shit Art Fair”, foto di Livio Ninni.

    La scena torinese.
    È un periodo in cui la street art sta ricevendo ottimi riscontri di critica e pubblico. Una fascinazione per il movimento che ha portato all’apertura di gallerie specializzate che trattano questo tipo di espressione artistica e alla nascita di molti collezionisti.

    «Il fatto che la street art venga riassorbita dal sistema dell’arte è inevitabile ed è una situazione che non possiamo cambiare più di tanto. L’importante è continuare a conservare lo spirito originario della “strada”, cercando di far capire alla gente che, al di là delle opere in vendita in galleria, c’è ancora gente che lavora in maniera autonoma. Artisti a cui non interessa il guadagno economico e che creano arte per le persone che vivono gli spazi urbani»

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    “Shit Art Fair”, foto di Livio Ninni.

    Sulle pagine di Exibart, Christian Omodeo ha bollato Torino come una piazza che ha dato tanto al movimento, perfino a livello continentale, ma che da qualche tempo è bloccata, anche per colpa delle istituzioni.
    «La scena torinese dei graffiti è sempre stata viva, con un sacco di artisti attivi fin dagli anni settanta. Negli ultimi tempi, poi, eventi più istituzionali come Picturin hanno portato in città artisti del calibro di Ericailcane e Roa. Poi ci sono realtà come il Bunker o le gallerie di Galo e Square 23, che tengono ancora viva la scena. Tuttavia, gli artisti che operano autonomamente e illegalmente in strada oggi non sono poi molti. Festival, grandi eventi e mostre istituzionali guidano le sorti della street art e c’è bisogno di riportare l’attenzione su chi lavora veramente sui muri. Noi, nel nostro piccolo, stiamo cercando di fare questo».

    La seconda edizione di Shit Art Fair.
    Proprio in questa direzione si è mosso, negli anni, il progetto Shit Art Fair. Nato nel 2012 con una serie di disegni incollati per le strade di Torino e con un raid ad Artissima – in cui i Guerrilla Spam avevano attaccato un enorme bollino rosso sulle pareti della fiera, vendendola idealmente nella sua interezza – questa contro-fiera indipendente si è poi evoluta trovando casa nel tunnel del Valentino. L’edizione dello scorso anno ha visto una serie di interventi dei Guerrilla Spam volti a far capire che l’arte può essere anche “altro”: spontaneità, indipendenza, e la si può creare senza sottostare per forza alle istituzioni.
    «Appena abbiamo finito di attaccare i disegni della fiera 2013 ci siamo subito resi conto che l’evoluzione naturale del progetto sarebbe stata quella di allargare la partecipazione ad altri artisti: perciò abbiamo subito contattato 23 street artist, amici come Hogre, JB Rock, Galo e tanti altri, per preparare la Shit Art Fair 2014».

    E con la loro voglia di fare, l’attitudine spiccatamente street punk e un occhio critico al meccanismo autoreferenziale del mondo dell’arte, i Guerrilla Spam stanno riuscendo a soffiare nuova vita tra le strade di Torino. Al di là di tutto, è questa la loro impresa più grande.

    Foto in copertina di Alberto della Beffa.

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    Davide Gambaretto

    Storico dell’arte, curatore indipendente e scrittore. I suoi precedenti impieghi in ambito artistico includono Artissima Fair, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Attitudine Forma. Musicologo a tempo perso, è appassionato di letteratura, cinema, graphic novel e pallacanestro. Gestisce il blog musicale "La Lira di Orfeo" e realizza laboratori didattici di arte e scrittura per scuole elementari e medie.

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