26 May 2017
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    Hillary, la corsa alla Casa Bianca inciampa in un’email

    Hillary, la corsa alla Casa Bianca inciampa in un’email è stato modificato: 2016-01-26 di Christopher Rovetti

    A meno di due anni dalle elezioni presidenziali, Hillary Clinton rilancia la sfida ai democratici e ai repubblicani per diventare il primo presidente donna degli Stati Uniti. Ma c’è un intoppo.

    Sono passati otto anni da quanto la convention democratica di Denver scelse come candidato per la Casa Bianca l’attuale presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama. Fu una grande vittoria per l’America democratica e soprattutto per la comunità afroamericana, che per la prima volta vedeva un suo membro contendersi la carica presidenziale. Obama, hawaiano, avvocato di colore e senatore dell’Illinois, incarnava una rottura col passato WASP (White Anglo-Saxon and Protestant), che per oltre due secoli era stato sinonimo di potere politico negli States. Ma le poltrone per due esistono solo nei film di Natale, e a fronte di un vincitore c’è sempre uno sconfitto, che nel caso specifico aveva il nome di Hillary Clinton.

    Moglie, senatrice, ma soprattutto donna.
    L’ex first lady aveva cercato in ogni modo di preservare il suo vantaggio sul giovane ma rampante Obama. Aveva puntato sul suo ruolo di moglie e madre integerrima, che aveva sopportato per il bene della famiglia e della nazione le scappatelle del marito, l’ex presidente Bill Clinton. Poi si era fatta forte del suo curriculum: avvocato di successo, senatore dello stato di New York per due mandati consecutivi e preparatissima in materia di politica estera. Da ultimo, si era giocata la carta più forte, quella di genere; poteva essere lei la prima donna a diventare presidente degli Stati Uniti. Tutto ciò però non era bastato a tenere a bada quel giovane e rampante avvocato di colore, nato al sole delle Hawaii, la cui ascesa era risultata assolutamente inarrestabile. Hillary, numeri alla mano, era stata costretta a riporre il suo sogno nel cassetto, ad abbassare la testa e ad accettare la sconfitta con quell’aplomb che da sempre l’aveva contraddistinta.

    La nuova sfida.
    Tuttavia si sa, “volere è potere”, e così Hillary Clinton, dopo quattro anni come Segretario di Stato e due trascorsi a consolidare il consenso intorno a lei, ha rilanciato la sfida e si è gettata a capofitto nella corsa per le presidenziali del 2016. E a ben vedere, fino a pochi giorni fa, l’ex first lady non sembrava avere avversari. Finalmente era lei la front runner, la lepre da inseguire, la donna sola al comando, la favorita per la carica di presidente degli Stati Uniti. Come in ogni favola che si rispetti, però, c’è sempre qualche pericolo, un ostacolo, un impedimento che si frappone fra l’eroe, un’eroina in questo caso, e la buona riuscita della sua impresa.

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    Fonte: wikinoticia.com

    Non solo una questione di stile.
    Il piccolo e insignificante problemuccio che potrebbe mettere in pericolo la volata finale dell’ex senatrice verso la Casa Bianca, riguarda l’uso fatto dalla signora Clinton di una casella di posta elettronica privata, e non quella assegnatale dall’amministrazione americana, durante i quattro anni in cui è stata Segretario di Stato e nei due anni successivi. Certo, per molti questo potrebbe essere un dettaglio trascurabile, un’inezia, un niente assoluto, ma in realtà la scelta dell”ex first lady rischia di costarle molto caro e il motivo è presto detto.

    L’Email Gate.
    Per questioni di sicurezza, ma soprattutto di trasparenza, la corrispondenza ufficiale dei membri del gabinetto americano deve poter essere visionata dal Congresso e dai giornalisti. Pertanto, il fatto che Hillary Clinton abbia scelto di utilizzare una casella di posta privata ha suscitato un vero e proprio sdegno da parte di molti osservatori politici. Per correre ai ripari, l’ex senatrice democratica si è detta pronta a mettere a disposizione la propria casella di posta per fugare ogni dubbio sulla propria condotta ineccepibile. Ciononostante, questo potrebbe non bastare alla signora Clinton per risollevarsi da questo scivolone politico, già ribattezzato Email Gate. Quello che in molti si chiedono, infatti, è se l’ex first lady non abbia voluto in questo modo nascondere qualche questione particolare, qualche magagna magari, o quantomeno tenere lontano da occhi indiscreti alcuni dettagli relativi a decisioni, prese durante il periodo trascorso a capo della diplomazia statunitense.

    La metà campo avversaria.
    Tuttavia, se Atene piange, Sparta certo non ride. Perché se da un lato i democratici si vedono costretti a far fronte al caso Clinton, il partito repubblicano non sembra ancora aver trovato un degno sfidante per la corsa presidenziale del 2016. A meno di due anni dalle elezioni, i conservatori americani continuano a essere nel marasma più totale e ancora privi di un vero candidato. Ovviamente circolano alcuni nomi, come quello di Jeb Bush, fratello minore dell’ex presidente George W. Bush, o quello del senatore del Texas Ted Cruz, tanto gradito dalla comunità ispanica. Addirittura si parla della riesumazione di Mitt Romney, quello che nel 2012 aveva sfidato Barack Obama. Se i conservatori sono costretti a riproporre una minestra riscaldata come Romney, forse, la situazione non deve essere molto rosea nemmeno per loro.

    La lunga strada verso Pennsylvania Avenue.
    Sebbene l’economia americana abbia ripreso a correre, allentando le pressioni economiche sull’amministrazione di Washington, il futuro presidente degli Stati Uniti dovrà farsi carico di una serie infinita di questioni: il jihad e il terrorismo islamico (Boko Haram e ISIS in testa), i rapporti con la Cina e la Russia, l’Ucraina, la minaccia nord-coreana, per non parlare delle questioni di politica interna legate alle minoranze, agli abusi di potere della polizia e ai diritti civili. Certo, è ancora presto per dire se sarà l’ex Segretario di Stato il nuovo inquilino dello studio ovale, ma non possiamo negare che, nonostante lo scivolone dell’Email-Gate, Hillary Clinton sembra essere la sola in grado di poter aspirare realmente alla Casa Bianca, nonché l’unica ad averci messo davvero la faccia. E questo mentre loro, i suoi fantomatici competitor, latitano o perlomeno stanno solo a guardare.

    Foto in copertina: The New Yorker

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    Christopher Rovetti

    Christopher Rovetti, toscano, classe 1984, laureato in Relazioni Internazionali all'università di Pisa. Apprendista scrittore e aspirante giornalista con una passione smisurata per il cibo, la lettura e i viaggi. Al momento collabora come blogger con la rivista Switch Magazine.

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