22 September 2017
    Copertina Holy MisterY

    Holy MisterY: sacro e mistero in mostra a Torino

    Holy MisterY: sacro e mistero in mostra a Torino è stato modificato: 2016-02-19 di Redazione

    Inaugura sabato 18 aprile, nel salone espositivo della Chiesa del Santo Volto di Torino, la mostra “Holy MisterY”. Le opere di 49 artisti per esplorare le tematiche del sacro e del mistero nell’arte contemporanea.

    Dal 18 aprile, con inaugurazione alle ore 17, fino al 19 giugno, la Chiesa del Santo Volto di Torino ospiterà “Holy MisterY”, una grande mostra di arte contemporanea, allestita nel salone espositivo che si trova subito davanti al Centro Congressi. L’esposizione, patrocinata dal Comitato organizzatore dell’Ostensione della Sacra Sindone 2015, è promossa dalla Curia metropolitana dell’Arcidiocesi di Torino, ed è nata come una collaborazione tra la stessa Curia, nelle figure di don Maurizio De Angelis e Maurizio Versaci, ed Exhibitioff.

    Il sacro e il mistero.
    Il salone espositivo della Chiesa del Santo Volto è uno spazio che, a prima vista, appare poco convenzionale per una mostra d’arte, sviluppandosi su di una superficie circolare a due livelli. Al centro, una vetrata anch’essa circolare, offre la vista di un roseto. I curatori di Exhibitoff hanno utilizzato magistralmente questi spazi, sfruttandone le potenzialità scenografiche e rendendo il “poco convenzionale” perfetto per ospitare questa particolare esposizione. Dopotutto lo slogan dei ragazzi di Exhibitioff è «We Create Unconventional Experiences».

    Prendiamo, per esempio, il roseto di cui scrivevamo in precedenza: in questo spazio Paolo Grassino ha deciso di adagiare tra i rovi un enorme cuore di alluminio; cuore da cui si espande quell’afflato vitale che pervade la mostra che le si sviluppa tutt’intorno. «Le tematiche principali sono quelle del sacro e del mistero – raccontano i curatori di Exhibitioff – le opere si legano, ovviamente, al tema religioso, ma lo affrontano da svariati punti di vista. È una tematica che a prima vista potrebbe apparire superata quando si parla di arte contemporanea e, invece, gli artisti, al di là della propria fede religiosa o della loro laicità, sono stati felici di lavorare su di esso. Come possiamo notare dal titolo dell’esposizione, però, ci si concentra soprattutto sul concetto di ‘mistero’. Un mistero che in questa mostra riceve un significato ambivalente, inteso come concetto più propriamente religioso o nel suo significato secolare di fenomeno del quale non si riesce a trovare una spiegazione».

    Il titolo racconta questa ambivalenza: «Holy MisterY, ovvero Santo Signore (Holy Mister in inglese, ndr) oppure Sacro Mistero (Holy Mystery in inglese, ndr), giocano su una sottile assonanza di parole straniere. Questa mostra è un viaggio. È l’ignoto espresso, celebrato e nascosto dietro ciascuna delle opere esposte. È dove lo spettatore è esplicitamente sfidato ad interrogarsi sul perché (Y?, ovvero Why in inglese, ndr) di questi lavori». Un percorso che, da un inizio in cui si possono ammirare lavori più legati alla sfera mistica, spirituale e personale (Simona Galeotti, Valerio Berruti, Santo Tomaino, Diego Scroppo), evolve fino a toccare tematiche e figurazioni più propriamente religiose (Illja Kabakov, Marisa Merz, Pablo Mesa Capella), concludendosi, infine, con un pregiato esempio di arte funeraria, a opera di Frans Ferzini, che a più livelli ci rammenta la corporeità dell’Uomo.

    Non si tratta, certo, della solita mostra, ospitata dalla parrocchia di quartiere. Un lavoro così strutturato e professionale non poteva che attrarre gli artisti. «L’ho trovata una proposta così fuori dall’ordinario che non ho potuto dire di no», ha raccontato Diego Scroppo, artista della galleria di Guido Costa. Infatti il progetto ha ottenuto l’attenzione e l’adesione di tanti, tra cui molti artisti di fama mondiale.

    Holy MisterY Grassino

    La Chiesa del Santo Volto e l’opera “Cardiaco” di Paolo Grassino. Foto di Maurizio Elia

    Una scelta “paritaria” dell’opera d’arte.
    “Holy MisterY” permette di osservare nomi importanti del panorama artistico internazionale, come Bill Viola, Mario Merz e Nan Goldin, gomito a gomito con artisti più giovani. Le scelte curatoriali, infatti, non hanno privilegiato il nome celebre, quanto piuttosto la qualità intrinseca dell’opera d’arte, adatta a creare quel percorso che i ragazzi di Exhibitioff avevano in mente fin dall’inizio. «Questa mostra è pensata anche per un pubblico che, normalmente, non è avvezzo a visitare le mostre di arte contemporanea – spiegano ancora i curatori – per questo abbiamo deciso di agire un po’ “fuori dagli schemi”, scegliendo nomi così diversi tra loro per status, senza badare a quanto siano quotate le varie opere o quanto abbia venduto questo o quell’artista nell’anno passato».

    Questo metodo espositivo, dove la discriminante principale nella scelta dell’opera in mostra è la qualità, a prescindere dall’importanza o meno del nome, crea una certa “democratizzazione” nel suo porre sullo stesso piano artisti che, in contesti più istituzionali, non si troverebbero mai a esporre uno di fianco all’altro. Permette così al pubblico di ammirare giovani, come Alex Fanelli, studente dell’Accademia Albertina di Torino, artisti più quotati, come Santo Tomaino e di caratura internazionale, come Illja Kabakov. «Vogliamo cercare di avvicinare all’arte contemporanea tutte quelle persone che verrano a visitare la mostra, poiché legata all’Ostensione della Sindone».

    Niente risorse, molte risorse.
    Impressionante notare come questo mirabile lavoro espositivo sia stato realizzato a budget zero, con gli allestitori e i curatori di Exhibitioff che hanno lavorato senza sosta nei weekend. Parte del materiale tecnico, come i videoproiettori o le strutture di cartongesso, arrivano da sponsor, mentre il catalogo – alla cui stesura hanno partecipato l’antropologo Massimo Centini, il teologo don Luigi Carrega e il gallerista Guido Costa – è stato realizzato dalla Scuola Salesiana CNOS-FAP Valdocco. In alcuni casi, quando c’era la necessità di trovare dei finanziamenti per permettere agli artisti di completare la propria opera, don Maurizio De Angelis ha scritto personalmente a privati e ad associazioni, chiedendo di “adottare” un’opera d’arte. La Fondazione Sandretto è stata rapida nel patrocinare l’artista Nadir Valente, permettendogli così di realizzare la sua opera, intitolata “Sacra Sindone”.

    Seguendo proprio questo spirito, l’ingresso alla mostra sarà gratuito e l’esposizione resterà aperta 7 giorni su 7, con una decina di volontari della Sindone a fungere da mediatori culturali. Il vernissage – presieduto dal vescovo – si terrà sabato 18 aprile, alle ore 17. In questo frangente sono stati chiamati 15 madonnari che, contemporaneamente all’inaugurazione, disegneranno le stazioni della Via Lucis (rito liturgico-devozionale, nel quale si celebrano episodi della vita di Cristo dalla Risurrezione alla Pentecoste). Questi lavori verranno successivamente esposti all’interno della mostra.

    In copertina: il logo di “Holy MisterY”.

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    Redazione

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