30 May 2017
    Foto-Lam-Yik-Fei

    Hong Kong, gli studenti restano soli

    Hong Kong, gli studenti restano soli è stato modificato: 2016-01-26 di Alessandro Porro

    Sgomberato il quartiere di Mong Kok, gli studenti di Hong Kong continuano a resistere ma sono sempre più soli. Il Partito Comunista Cinese allunga le mani sull’ex colonia britannica.

    I ragazzi della Umbrella Revolution sono ancora lì, nelle strade di Hong Kong, nonostante la repressione e un’attenzione mediatica che va scemando giorno dopo giorno. Sono passate tre settimane da quando gli studenti sono scesi in piazza per protestare contro la decisione di Pechino di non concedere elezioni a suffragio universale nel 2017 e di controllare la nomina dei candidati alla poltrona di governatore locale.

    Lo sgombero.
    Negli ultimi giorni la protesta ha raggiunto il suo climax con la polizia che ha iniziato a sgomberare le zone dell’Ammiragliato – uno dei centri nevralgici della protesta – di Causeaway Bay e, da ultimo, ieri il quartiere commerciale di Mong Kok. Uno sgombero non indolore nel corso del quale non sono mancati gli scontri anche violenti tra manifestanti e forze di polizia. Queste ultime hanno nuovamente fatto ricorso a lacrimogeni e spray urticanti, non lesinando nemmeno i manganelli. Una risposta sproporzionata rispetto a una manifestazione che è nata e proseguita come non violenta. In seguito ai primi scontri sei agenti sono stati sospesi ed è stata avviata un’indagine sull’accaduto. Alcuni manifestanti sono finiti in ospedale, altri sono invece stati arrestati.

    All’alba di ieri, intanto, circa 800 agenti hanno iniziato a smantellare pezzo dopo pezzo le barricate montate dagli studenti a Mong Kok, quartiere dello shopping nella parte continentale di Hong Kong. Gli studenti, molti dei quali ancora dormivano, hanno opposto una flebile resistenza. Ci sono stati piccoli scontri culminati con alcuni arresti ma l’area è stata definitivamente sgomberata dai blocchi stradali realizzati dai giovani manifestanti. Nuovi scontri si sono verificati questa mattina (quando in Italia era ancora notte) quando gli studenti hanno cercato di occupare nuovamente un punto del quartiere di Mong Kok precedentemente sgomberato dalla polizia. Secondo le autorità sono stati 26 i giovani arrestati e circa una quindicina i poliziotti lievemente feriti negli scontri.

    Il governo non molla.
    Il governo locale ha tenuto una conferenza stampa per rinnovare l’intenzione di incontrare i vertici del sindacato degli studenti (HKFS). Incontro che dovrebbe avvenire la prossima settimana. Nonostante la mano tesa delle autorità i margini di dialogo restano piuttosto ristretti. Il Governatore Leung Chung-Yung non è minimamente intenzionato a dimettersi e gode dell’appoggio di Pechino. Probabile quindi che la discussione verterà sulla composizione del comitato incaricato di scegliere i candidati alle elezioni, in programma per il 2017, organo che resterebbe saldamente controllato dal Partito comunista cinese.

    L’isolamento degli studenti.
    Sebbene non accennino a demordere dopo tre settimane, gli studenti sono rimasti soli a lottare con un nemico notevolmente più grande. La popolazione che inizialmente aveva solidarizzato con i ragazzi di Occupy Central si è via via sfilata, mostrando spesso anche malessere per i blocchi stradali e per le difficoltà quotidiane.

    Qualora la protesta dovesse esaurirsi da qui a pochi giorni resta tuttavia la bella storia di coraggio e la volontà di cambiamento che i giovani hongkonghesi hanno saputo incarnare. E resta anche la sensazione che non sarà così facile per il governo cinese, da qui in avanti, far passare provvedimenti indigesti alla popolazione. Hong Kong, fino a ieri conosciuta come città-stato del capitalismo sfrenato, della deregulation e della finanza speculativa oggi rischia di aggiungersi a quelle scomode periferie dell’Impero cinese che ribollono di continuo per scuotersi dal giogo del governo cinese. Il Tibet, Taiwan, lo Xinjang abitato dai turbolenti separatisti uiguri, Macao ed ora Hong Kong potrebbero rappresentare in futuro ben più di un grattacapo per il Partito comunista cinese, che da lunedì sarà impegnato nel suo quarto plenum, argomento del quale, neanche a farlo apposta, sarà il percorso verso lo “Stato di diritto”. Quale diritto è facile immaginarlo.

    Foto: Lam Yik Fei (fotografo freelance)

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    Alessandro Porro

    Giornalista dal 2007, laureato in giurisprudenza, ha collaborato per anni con un giornale torinese e con diverse testate online. Appassionato di Francia e questioni francesi in generale.

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