22 September 2017
    HK protesta

    Hong Kong: Pechino usa il guanto di ferro

    Hong Kong: Pechino usa il guanto di ferro è stato modificato: 2016-01-26 di Alessandro Porro

    A Hong Kong sono riprese le ostilità tra studenti e polizia, a due mesi dall’inizio della Umbrella Revolution. Gelo tra Cina e Regno Unito dopo che una delegazione di parlamentari inglesi ha chiesto di visitare l’ex colonia di Sua Maestà. 

    La protesta degli studenti di Hong Kong si protrae ormai da due mesi e negli ultimi giorni sta vivendo una ripresa inaspettata. La polizia ha caricato nuovamente gli studenti nel distretto di Mong Kok usando spray al pepe e lacrimogeni, arrestando anche alcuni manifestanti.

    Tutto è ricominciato negli ultimi giorni di novembre quando sembrava ormai che la protesta fosse sopita e prossima ad esaurirsi. Il governatore di Hong Kong, Leung Chung Ying, nemico giurato degli studenti aveva invitato gli abitanti dell’ex colonia britannica a dedicarsi allo shopping per rilanciare l’economia. Pronta è arrivata la risposta degli studenti che hanno utilizzato la scusa dello shopping per occupare nuovamente il distretto commerciale di Mong Kok. Successivamente centinaia di manifestanti hanno assediato alcuni edifici simbolo del potere di Hong Kong.

    Gli sgomberi iniziati martedì scorso hanno modificato l’anima della protesta e l’atteggiamento dei manifestanti. Ombrelli e non violenza hanno lasciato il posto a scene di guerriglia urbana. Ragazzi incappucciati hanno iniziato un fitto lancio di bottigliette d’acqua e diversi oggetti contro le forze dell’ordine che per tutta risposta hanno deciso di usare il pugno duro. Dalla scorsa settimana ad oggi, riferiscono fonti del governo e della polizia di Hong Kong, gli arrestati sarebbero circa 200.

    Per la prima volta i leader della protesta hanno dovuto ammettere un parziale fallimento della metodologia impiegata per combattere il governo locale. Da un lato le nuove occupazioni hanno sì paralizzato il lavoro degli uffici governativi – dove si è lavorato soltanto mezza giornata – ma è altrettanto vero che la polizia è stata molto rapida nelle operazioni di sgombero non appena si formava un presidio.

    Potrebbero essere gli atti conclusivi di una protesta che comunque entrerà nella storia per la tenacia e la passione impiegata dai giovani manifestanti. Nonostante la Cina non sembri voler utilizzare la mano pesante, per non dare luogo ad una moderna Tien An Men che attirerebbe le critiche e le rampogne della comunità internazionale, il governo locale, eterodiretto da quello di Pechino, ha mutato il suo atteggiamento nei confronti della protesta passando ad una repressione più marcata.

    Le preoccupazioni del governo cinese ora sono rivolte alla missione diplomatica di undici parlamentari inglesi della Camera dei Comuni, i quali hanno manifestato l’intenzione di visitare Hong Kong per capire da vicino la situazione. La richiesta non è piaciuta a Pechino che l’ha intesa come un’indebita ingerenza di Sua Maestà negli affari interni della Cina. La missione è stata definita apertamente ostile e il governo cinese ha avvertito Londra che qualora si insistesse in questa direzione la conseguenza più scontata sarebbe un deterioramento significativo nelle relazioni commerciali e politiche tra i due paesi.

    A meno di clamorosi colpi di scena nella lotta tra Davide e Golia per ora è il gigante che sta vincendo.

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    Alessandro Porro

    Giornalista dal 2007, laureato in giurisprudenza, ha collaborato per anni con un giornale torinese e con diverse testate online. Appassionato di Francia e questioni francesi in generale.

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