21 September 2017
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    “Hong Kong, da sola, non può farcela”

    “Hong Kong, da sola, non può farcela” è stato modificato: 2016-01-26 di Alessandro Porro

    Intervista esclusiva con J., studentessa di Hong Kong, che racconta il dietro le quinte della “Umbrella revolution”. Ecco la prima parte.

    J. è una studentessa di 22 anni di Hong Kong che ha accettato di rispondere ad alcune domande in esclusiva per The Last Reporter. A differenza di moltissimi suoi coetanei J. non si è unita alle proteste perché non condivide molte delle ragioni che hanno portato migliaia di giovani a scendere in piazza e ad occupare le strade di Hong Kong. Nel frattempo la “Rivoluzione degli ombrelli” continua e benché la situazione stia tornando lentamente alla normalità, gli studenti non sembrano decisi ad abbandonare alcuni dei presidi allestiti in città.

    1 – Cosa pensi delle proteste a Hong Kong?
    «Gli hongkonghesi godono di libertà di manifestazione, è così da sempre. Io rispetto e capisco le motivazioni per cui la gente protesta ed esprime le proprie opinioni. Anche se a volte non condivido il modo in cui si comportano, sono davvero aperta all’idea che la gente possa esprimere quello che pensa. Queste manifestazioni però sembrano aver superato i limiti. Io concordo con alcune motivazioni per cui i manifestanti stanno lottando ma non sono d’accordo con le modalità, per non parlare delle complicate ragioni politiche che stanno dietro.

    Protestare è comprensibile, come ho detto, ma la gente razionalizza tutto quello che i manifestanti stanno facendo. Quando le persone criticano i manifestanti perché infrangono la legge, loro ribattono che lo fanno per la democrazia. Quando vengono nuovamente criticati per le loro azioni, perché occupano alcune zone di Hong Kong, loro si giustificano dicendo che stanno combattendo per la democrazia e per il popolo.

    Nelle settimane scorse ci sono stati scontri tra polizia e manifestanti e la polizia è stata criticata per le violenze sui manifestanti. Personalmente mi sono sentita infastidita dai metodi usati dalla polizia ma al tempo stesso non penso che tutte le colpe siano delle forze dell’ordine. Certo, i manifestanti sono tranquilli, non hanno attaccato i poliziotti, ma alcuni testimoni riferiscono che i manifestanti li avrebbero più volte insultati chiamandoli «Cani, schiavi e strumenti del governo». Era dovere della polizia sgomberare le strade affinché la circolazione potesse tornare alla normalità. La polizia ha chiesto ai manifestanti di andarsene, loro se ne sono andati e poi sono tornati. Così la polizia non ha avuto altro modo che usare spray al pepe e lacrimogeni. Questo ha spinto ancora di più i manifestanti a tornare. Rischia di essere un circolo vizioso senza fine. Le colpe non possono essere addebitate solo ad una parte».

    2- Credi che Hong Kong starebbe meglio se si sottraesse all’influenza della Cina?
    «Hong Kong è stata sotto dominio britannico ed in parte è vero che è migliorata molto da quel momento. Dopo la riconsegna, Hong Kong è stata governata dalla Cina con il sistema “Un paese, due sistemi”. La nostra città è un polo economico-finanziario e questo significa che dipendiamo molto dalle attività economiche. Se Hong Kong diventasse indipendente credo che potremmo perdere molto in termini di economia e finanza. Non abbiamo potere contrattuale e inoltre una città è a rischio se i suoi abitanti sono dipendenti dalle questioni economiche e dallo sviluppo finanziario perché la finanza non è altro che una bolla.

    Senza attività economiche, riserve, turismo Hong Kong rischierebbe molto. Potremmo difficilmente trovare un altro punto di forza. Prima eravamo una città industriale e le persone erano abituate a produrre e vendere i prodotti. Ora l’unica voce di export è rappresentata dai prodotti finanziari. Non potrei dire sotto quale governo Hong Kong vivrebbe meglio ma in questo momento non potrebbe sopravvivere se diventasse indipendente. E non posso nemmeno immaginarmela svincolata dall’influenza cinese. Tuttavia, come molti degli abitanti di Hong Kong, non voglio che l’influenza cinese si allarghi ulteriormente.».

    3 – Secondo te, c’è davvero un problema di democrazia a Hong Kong?
    Dipende, il grado di democrazia è definito guardando alle altre situazioni. Paragonati al resto della Cina abbiamo più democrazia. Votiamo i rappresentanti di distretto che vogliamo e ci è consentito di protestare e dire quello che vogliamo. Ovviamente, in rapporto ad altri paesi democratici, soffriamo di una mancanza di democrazia e non possiamo votare il leader che vogliamo. Non posso dire che godiamo di una piena democrazia.

    Certamente però abbiamo un certo grado di democrazia. È anche per questo che non penso che la gente dovrebbe reagire in modo eccessivo riguardo a questo problema, non perché sia soddisfatta della situazione ma perché dovremmo proteggere i diritti che abbiamo prima di combattere per acquisire ulteriori diritti. Certo, è bello combattere per avere più democrazia ma è davvero stupido stuzzicare i nervi della Cina che potrebbe sottrarci i nostri diritti in qualsiasi momento.

    4 – Quali sono i principali problemi di Hong Kong? La mancanza di democrazia e il suffragio universale sono davvero i problemi più urgenti?
    «Questa è davvero una buona domanda. Personalmente non credo, i problemi più pressanti sono la mancanza di abitazioni e l’invecchiamento della popolazione. Questo è proprio uno dei motivi per cui sono infastidita dalla protesta. Ci sono un sacco di problemi e preoccupazioni a Hong Kong anziché controbattere il governo su tutto quello che decide. L’attuale governo non è sicuramente perfetto ma abbiamo potuto constatare che il governo stava provando a fare qualcosa per il peggioramento dei problemi di housing e di invecchiamento; come ho già detto però la politica è materia complicata. Ci saranno sempre persone che si opporranno al governo qualsiasi cosa decida.

    Ostacolano qualsiasi decisione presa dal governo e dicono che stanno combattendo per i cittadini? Mi sembra quasi un nonsense. I problemi di housing si sono accumulati fin dal primo mandato del governo locale. Nel corso del mandato attuale si sta cercando di risolverli prima che sia troppo tardi ma con mia sorpresa la gente sta scaricando tutte le colpe sull’attuale governo e questo è un altro circolo vizioso difficile da spezzare. Alcuni politici stanno chiedendo alla popolazione di unirsi al movimento con qualsiasi motivazione: problemi di housing, povertà, democrazia, lotta contro la polizia senza una ragione chiara e precisa per protestare, anche se molti di loro stanno dicendo che combattono per la democrazia. Certo questo è molto coraggioso ma non ci sta portando da nessuna parte. Povertà e problemi abitativi non possono essere risolti se chiedono in continuazione al governatore di dimettersi».

    5 – È davvero una protesta pacifica?
    «Fondamentalmente si, i manifestanti non attaccano la polizia, non cercano lo scontro con nessuno. Ma in un altro senso non penso sia una protesta pacifica. Stanno bloccando le strade illegalmente, urlano slogan mentre travolgono le barriere create dalla polizia. Posso dire che molti manifestanti, tra cui alcuni amici, sono pacifici ma non posso dire che molti o tutti loro lo sono. Questo movimento non è pacifico soprattutto su internet. La gente attacca tutti coloro che su Facebook, Youtube, forum, Instagram manifestano idee opposte. Chi non sostiene il movimento viene chiamato “comunista” e invitato ad andarsene in Cina. Il conflitto su internet è molto più violento che nella realtà».

    Leggi la seconda parte dell’intervista »

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    Alessandro Porro

    Giornalista dal 2007, laureato in giurisprudenza, ha collaborato per anni con un giornale torinese e con diverse testate online. Appassionato di Francia e questioni francesi in generale.

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