17 October 2017
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    I 500 anni di S.Teresa d’Avila

    I 500 anni di S.Teresa d’Avila è stato modificato: 2015-04-10 di Enrico Petrella

    A 500 anni dalla nascita di Santa Teresa d’Avilia, un ricordo che va oltre la religione e sfocia nella Letteratura.

    Il 2015 si presenta per Torino un anno ricco di grandi eventi religiosi: i 200 anni dalla nascita di San Giovanni Bosco, l’ostensione della Sindone e la visita di Papa Francesco. Ma un altro anniversario importante – un cinquecentenario – ci ricorda una figura straordinaria che appartiene non soltanto alla storia del Cattolicesimo ma anche a quella della spiritualità di ogni tempo e di ogni luogo: parliamo di Teresa de Cepeda y Ahumada o Teresa de Jesús, nata in Spagna ad Avila il 28 marzo 1515.

    La scrittrice.
    Se è vero che la storia del Cristianesimo è costellata di santi mistici e visionari, è altrettanto vero che quasi nessuno di loro fu autore di una produzione letteraria così ampia e varia: Teresa de Avila ricopre un ruolo di grande rilievo nella letteratura spagnola del cosiddetto Siglo de Oro, cioè il periodo storico comprendente all’incirca i secoli XVI e XVII.

    L’autobiografia della santa, Il libro della mia vita, fu definita dallo scrittore spagnolo Azorín il libro più profondo, denso e penetrante di tutta la letteratura europea, ma l’opera più celebre di Teresa è senza dubbio Il Castello interiore o Le sette stanze, uno dei gioielli più fulgidi della letteratura mistica di tutti i tempi.

    La sua prosa asciutta ed essenziale è dotata di una spontaneità che riesce ad avvicinare il lettore a concetti assai elevati in modo più efficace di un raffinato trattato teologico, e quando descrive la sua esperienza di stati non ordinari è in grado di darne definizioni precise e distinte (rapimento, volo dello spirito, visione immaginaria, visione intellettuale, unione, ecc.). Data la modesta preparazione scolastica della santa, concordiamo con lei quando afferma che era la mano di Dio a guidarla nella scrittura: in termini moderni oggi lo chiameremmo channelling.

    La mistica.
    Il raccoglimento sensoriale e i successivi stadi di concentrazione, meditazione e unione, così come emergono dal racconto testimoniale della stessa santa, ricordano in modo stupefacente lo Yoga Sutra di Patanjali, uno dei testi fondamentali dello yoga. Ed è proprio nella fase ultima, quella di unione, che si delinea la sfida più ardita all’ortodossia cattolica: una visione così esplicita della fondamentale identità tra l’umano e il divino (accettabile e normale per la spiritualità orientale) non era certo proponibile per la Chiesa di quei tempi. E oggi? Per questo potremmo forse affermare che il miracolo-paradosso nella vita di Teresa d’Avila fu che le sue opere furono requisite e censurate, ma non bruciate.

    La fondatrice.
    Chi immagina Teresa d’Avila rinchiusa nella sua cella monastica, sempre immersa in preghiera e colta da rapimenti estatici, commette un grave errore. La santa fu capace di riformare radicalmente l’ordine carmelitano ispirandosi alla purezza della regola originaria del Carmelo, e partecipò in prima persona alla fondazione di ben quindici monasteri, viaggiando instancabilmente per le assolate, polverose o infangate strade della Spagna del Cinquecento.

    Si occupava di ogni dettaglio, dalle questioni contrattuali e burocratiche per l’acquisto del terreno e dell’immobile alla progettazione edilizia, e affrontava con abilità e coraggio questioni diplomatiche assai delicate che la costringevano a barcamenarsi tra i vescovi e i suoi superiori, non esitando quando necessario a prendere la penna in mano per scrivere al Re di Spagna o a Roma. E forse non occorre nemmeno rammentare che a quei tempi una donna – per di più monaca – con un atteggiamento così indipendente e risoluto era guardata con estremo sospetto e profonda invidia, tanto che il nunzio apostolico Filippo Sega, che avversava fieramente il suo progetto di riforma monastica, la definì con spregio «femmina inquieta e vagabonda».

    Teresa morì ad Alba de Tormes nel 1582, fu beatificata il 24 aprile 1614 da papa Paolo V e poi canonizzata il 12 marzo 1622 da papa Gregorio XV; e tre secoli e mezzo più tardi, nel 1970, Paolo VI la proclamò dottore della Chiesa, prima donna a ricevere un tale riconoscimento.

    Foto: particolare della Porta di S.Vicente, ad Avila (Spagna)

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    Enrico Petrella

    Nato a Torino nel 1964, ha conseguito la Maturità Classica nel 1983 e si è laureato in Lingue e Letterature Straniere Moderne nel 1987. Ha integrato con la propria formazione umanistica la sperimentazione di un percorso di autoconoscenza attraverso la pratica e l’insegnamento dello yoga e lo studio del pensiero filosofico e della dimensione spirituale di diverse tradizioni culturali. Ha tradotto saggistica, narrativa e fumetto dallo spagnolo, dall’inglese, dal francese. Nel 2011 ha pubblicato “Il benessere della colonna vertebrale” per l’Età dell’Acquario e “Verso lo yoga” per Ugo Mursia.

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