24 August 2017
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    I cigni erranti dell’Eko, danza tra sogno e realtà

    I cigni erranti dell’Eko, danza tra sogno e realtà è stato modificato: 2015-05-28 di Giovanna Gennatiempo

    Ultima data in cartellone per la stagione 2014/2015 di Palcoscenico Danza. A chiudere la kermesse i ragazzi dell’Eko Dance International Project, già protagonisti dell’Opening, lo scorso ottobre.

    Il 20 e 21 maggio Pompea Santoro e il suo giovane gruppo, l’Eko Dance International Project, hanno portato in scena un doppio spettacolo dal titolo “Un lago dei cigni, tra sogno e realtà” e, nella seconda parte di serata “Home Made”.

    Un lago dei Cigni, tra sogno e realtà.
    Nel primo tempo Pompea Santoro presenta una suite in cui mette a confronto due grandi versioni di repertorio del celebre “Lago dei Cigni”: quello classico di Marius Petipa (anno di debutto 1877) e quello contemporaneo di Mats Ek (1987). Alternando i due stili, la Santoro mette in luce la loro interdipendenza: non è plausibile approcciarsi alla danza contemporanea se non si ha una ferrea tecnica classica alle spalle, quanto non si può esprimere grazia ed emozione con il puro gesto senza essere in grado, ove necessario, di slegare il corpo dai canoni rigidi e schematici della disciplina accademica.

    Questo svincolarsi dai dogmi imposti è ben visibile nella versione ekiana: il giovane Principe Sigfrido, costretto nei costumi della vita di corte, è alla ricerca della propria identità; l’incontro con Odette, il maestoso cigno bianco, e con il suo gruppo di cigni, sconvolgerà l’esistenza del giovane fino alla scelta finale di unirsi, anch’egli, allo stormo. Odette, Odile e gli altri cigni non hanno nulla a che vedere con le esili figure, quasi silfidiche, presenti nel progetto di Petipa: per Ek il cigno è una creatura fiera, orgogliosa e, a tratti, aggressiva; tanto elegante in acqua, quanto goffa e sgraziata sulla terraferma. Il cigno ekiano non ha alcuna ambizione di lirismo e astrazione ma la sua duplice natura, influenzata dalla presenza o meno delle condizioni naturali ottimali, sarà la chiave di volta per la metamorfosi di Sigfrido.

    Tra i due momenti della serata la Santoro ha lasciato spazio a una sua allieva, Sara Bertoncelli, che ha presentato un breve brano di sua creazione. Lo scopo, palesato da un animato dialogo con il pubblico, è quello di promuovere i giovani che, oltre ad approcciarsi allo studio della danza, si cimentano con la composizione coreografica.

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    Home Made.
    La seconda tranche della serata ha visto l’Eko Dance impegnato in quattro brani montati, appositamente per il gruppo, da quattro coreografi piemontesi. Si è iniziato con “Aliento del alma” di Marco de Alteriis. Già creatore di numerosi brani per il BTT – Balletto Teatro di Torino, de Alteriis costruisce per L’Eko un brano intimo, fatto di emozioni palpabili, nella ricerca del proprio respiro interiore e dell’altro, in un ambientazione soffusa e toccante.

    Di tutt’altro stampo il secondo brano. “Bitter Green Tea”, di Paolo Mohovich, è una sferzata di energia: i costumi-scultura di un verde acceso e la musica minimal-elettronica dei Chemical Brothers urtano contro le cinque danzatrici in punta in un brano che richiama il neo-classico alla Jiří Kylián, ma lo scardina e trova nuova linfa da quel tè verde che, al palato, risulta più piacevole se gustato amaro. Il terzo brano ha visto una delle prime prove di Elisa Insalata, già membro dell’Eko Dance, come coreografa con “Getting lost with myself”: delicato passo a due interpretato da lei stessa e dedicato alla dinamica amorosa della dipendenza e dell’auto-annichilimento e del riscatto di sé come unico salvatore della propria condizione.

    La serata si è conclusa con “Different Kind” di Raffaele Irace. In un presente in cui siamo chiamati a vivere in multitasking, in cui bisogna ottimizzare tempi e modi di reazione, dove può collocarsi l’individualità di ognuno? Come si evita l’omologazione? Come si fa, all’interno di un mondo così frenetico, a custodire gli eventi importanti? Da queste domande si sviluppa un’ opera d’insieme in cui si alternano frasi d’unisono e studi individuali e di coppia in un crescendo che porterà alla definizione di un’identità unica, mantenendo intatta la coscienza di sé.

    La stagione.
    Stagione fortunata per Palcoscenico Danza e Mohovich: grandi artisti e danza di elevato valore tecnico-artistico hanno premiato con un’affluenza di pubblico vicina al 90%, con picchi di sold out per la maggior parte delle serate e, in alcuni casi, addirittura in lista d’attesa: risultati decisamente in controtendenza rispetto allo stato degli altri teatri, piemontesi e italiani. Inoltre, la Fondazione TPE – Teatro Piemonte Europa, di cui Palcoscenico Danza è parte integrante, ha ricevuto, a marzo, il riconoscimento a “Teatro di Rilevante Interesse Culturale” da parte del MibactMinistero dei Beni, delle attività culturali e del turismo, indicando come luogo fisico il Teatro Astra, sede di quasi tutti gli appuntamenti della rassegna.

    Tutte le foto sono di Giovanna Gennatiempo.

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    Giovanna Gennatiempo

    Torinese d'adozione, è laureata in D.A.M.S. e Comunicazione e Culture dei Media. Ha curato la comunicazione di diverse associazioni culturali del territorio piemontese. Appassionata di danza, fotografia, animali, viaggi e cucina, è sempre alla ricerca di nuove esperienze da aggiungere alla “to do list”.

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