24 July 2017
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    I gay in Iran, obbligati a cambiare sesso

    I gay in Iran, obbligati a cambiare sesso è stato modificato: 2016-01-26 di Alessandro Porro

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    La terribile pressione del regime in Iran induce gli omosessuali a cambiare sesso per “legalizzare” i propri gusti sessuali.

    Era il 2007 quando Mahmoud Ahmadinejad, di fronte ad una platea di studenti della New York University, asserì che in Iran non c’erano omosessuali e che il fenomeno non esisteva tout court. Semplice propaganda, perché in Iran gli omosessuali esistono eccome ma il regime islamico di Teheran ha fatto dell’omosessualità un reato, che può costare anche la pena capitale se si dichiara il proprio orientamento sessuale in pubblico. Che l’Iran non fosse la culla dei diritti civili e delle libertà è fatto risaputo ma quel che forse non molti sanno è che società e regime spingono, ma sarebbe meglio dire obbligano, gli omosessuali a cambiare sesso.

    Iran, secondo paese al mondo per il cambio di sesso.
    La rettificazione dell’attribuzione di sesso è tollerata già dagli anni ’80 quando il padre della rivoluzione, l’Ayatollah Khomeini, emise una fatwa per consentirla esplicitamente. Motivo per cui oggi l’Iran guida, insieme alla Thailandia – dove però le cause sono diverse – la classifica dei paesi con il più alto tasso di operazioni per il cambio di sesso. Non è dato sapere quanti iraniani decidano di farlo per disforia di genere e quanti invece vengano costretti a cambiare sesso dalle famiglie e dal rischio di condanna a morte perché omosessuali.

    Non appena un individuo manifesta attrazione nei confronti del suo stesso sesso la famiglia inizia a fare pressioni e un peso fondamentale lo gioca il timore della morte. Così gli omosessuali in Iran sono costretti a vivere la propria sessualità in assoluta clandestinità, non possono fare coming out e vivono costantemente a rischio.

    Scappare o vivere in clandestinità i propri sentimenti.
    L’unica risorsa, in un clima simile, resta la fuga verso paesi dove l’omosessualità non costituisce un reato. Ecco perché negli ultimi anni il numero di gay e lesbiche fuggite dalla morsa del regime degli Ayatollah è sensibilmente aumentato. Emblematica la testimonianza di Donya, una ragazza lesbica iraniana che ora vive in Canada dopo essere scappata inizialmente in Turchia. Accortasi già in tenera età di non provare attrazione per i maschi e di non avere il minimo interesse nelle attività svolte dalle altre bambine è stata sottoposta in famiglia ad una serie di pressioni da parte del nucleo famigliare che ha cercato di indurla a cambiare sesso. Donya, spaventata dall’operazione chirurgica e confusa ha capito che l’unica soluzione per vivere liberamente la propria sessualità era quella di abbandonare il suo paese ed emigrare.

    Un approccio “scientifico”.
    Sarebbe tuttavia esercizio di falso moralismo pensare che questo accade soltanto in Iran. Simile approccio al fenomeno non è del tutto sconosciuto in Occidente ed è figlio della teoria riparativa dello psicoanalista americano Joseph Nicolosi, secondo la quale è possibile “guarire dall’omosessualità” attraverso la terapia analitica. Teorie che la comunità scientifica e i centri di ricerca psicologica, nonché l’American Psychiatric Association considerano priva di fondamento scientifico. L’idea che si possa “curare” un omosessuale è piuttosto diffusa nella società moderna ed è anche sostenuta da ampie frange del clero cattolico. Soltanto qualche settimana fa una professoressa di Moncalieri, comune della cintura torinese, sosteneva di fronte ad una classe di adolescenti che dall’omosessualità è possibile guarire e che si tratta di una patologia psicologica.

    Quello che però in Occidente è un pensiero isolato, sostenuto da una sparuta minoranza, in paesi come l’Iran e altri retti sulla shari’a è il pensiero dominante, costringe gli omosessuali alla clandestinità e ad una vita di isolamento sociale, emarginazione, paura e confusione.

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    Alessandro Porro

    Giornalista dal 2007, laureato in giurisprudenza, ha collaborato per anni con un giornale torinese e con diverse testate online. Appassionato di Francia e questioni francesi in generale.

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