25 November 2017
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    I librai a Portici di carta, crisi e soluzioni

    I librai a Portici di carta, crisi e soluzioni è stato modificato: 2014-10-29 di Paolo Morelli

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    Abbiamo intervistato alcuni librai a Portici di carta, che ci hanno aiutato a ricostruire un quadro attendibile della condizione vissuta dalle librerie indipendenti in Italia.

    Portici di carta giunge all’ottava edizione, ma al di là dell’evento, che attrae un numero considerevole di visitatori ed è un’occasione per passeggiare sotto i portici di Torino tra i libri, qual’è la condizione delle librerie indipendenti? Sono loro le protagoniste della manifestazione. La crisi dell’editoria, unita al potere dei grandi gruppi editoriali che controllano tutta la filiera del libro (dalla produzione alla stampa, fino alla distribuzione e alla vendita diretta), danneggia le librerie indipendenti. A Torino – ma accade in tutta Italia – alcune librerie storiche hanno già chiuso.

    «Il mercato è in discesa – spiega Paolo Barsi della Libreria Comunardi – ma le cause sono molteplici. A Torino, ad esempio, incide il costante aumento delle ore di cassa integrazione, che riducono le disponibilità economiche delle famiglie. Poi, sicuramente, c’è anche una crisi di civiltà, che non punta sulla lettura». Le case editrici più note hanno più appeal, anche per motivi pubblicitari. «Il settore vive un accentramento verso quattro grandi gruppi – continua Barsi –, gli unici in grado di applicare sconti, a discapito delle librerie indipendenti che comprano i libri quasi a prezzo pieno e non lo possono fare. Poi c’è Amazon, che oltre a scontare i libri te li fa arrivare a casa, una comodità in più». Come si esce da questa situazione? «Non c’è una soluzione unica – conclude Barsi – ma penso che, alla stessa maniera in cui i grandi gruppi sono tutelati, un’authority del mercato editoriale potrebbe aiutare le librerie indipendenti».

    Il servizio di vendita al pubblico non basta più, perché la concorrenza delle librerie in franchising è molto agguerrita, forte del sostegno dei gruppi che hanno alle spalle. «Noi non abbiamo solo i libri – racconta Ilaria Di Meo della libreria Luna’s Torta – ma anche un bar, organizziamo letture e incontri. Non possiamo più essere “solo” una libreria, ma dobbiamo offrire un’esperienza in più». Può essere questa una delle soluzioni praticabili per superare la crisi. «Offriamo qualcosa – continua Di Meo – che in altri posti non si trova, come i libri degli editori piccoli, ignorati dalla grande distribuzione. Su Amazon? Ci vai se sai già cosa devi comprare, altrimenti vieni in libreria e ti fai consigliare dal libraio, la nostra forza sta in questo approccio. La libreria diventa un posto dove parlare di libri. Non siamo gli unici a farlo, ma penso sia la strada giusta».

    Sulla stessa lunghezza d’onda è Liliana Maina, della Libreria Borgopò: «Si può andare avanti specializzandosi o diventando un punto di riferimento per il quartiere. La differenza rispetto alle grandi distribuzioni è nel servizio che diamo. Non possiamo puntare sugli sconti, ma sul rapporto con i clienti». È necessario che le numerose e piccole realtà facciano rete tra loro. «Dobbiamo valorizzare due organi di rappresentanza come ALI (Associazione Librai Italiani) e SIL (Sindacato Italiano Librai) – spiega Maina – perché è necessario collaborare, come già facciamo per Portici di carta, e avere insieme una voce più forte per parlare con le istituzioni».

    Foto: booksblog.com

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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