15 December 2017
    malala

    Tra i Nobel c’è Malala

    Tra i Nobel c’è Malala è stato modificato: 2014-10-15 di Paolo Morelli

    malala

    Tra i Nobel 2014 spicca quello per la Pace, assegnato a Kailash Satyarthi e a Malala Yousafazai, per il loro impegno nella difesa dell’infanzia e dell’istruzione.

    La consegna dei Nobel 2014 è terminata ieri, lunedì 13 ottobre, con il Nobel per l’Economia. I sei riconoscimenti sono stati assegnati a 13 tra scienziati, intellettuali e attivisti. Spicca il premio Nobel per la Pace, che rispetto agli altri ha una posizione delicata a causa dei risvolti politici che porta con sé. Dopo i primi tre Nobel, descritti su queste pagine, completiamo il quadro.

    Pace.
    Sabato, il Premio Nobel per la Pace è stato assegnato a Kailash Satyarthi e Malala Yousafzai «per la loro lotta contro la sopraffazione dei bambini e dei giovani e per il diritto di tutti i bambini all’istruzione».

    Kailash Satyarthi ha alle spalle una lunga storia di lotta per la liberazione dei minori dalla schiavitù del lavoro e dello sfruttamento, non si contano le organizzazioni umanitarie di cui ha fatto parte. Indiano, ex insegnante, nel 1980 divenne segretario del Fronte di Liberazione dalla Schiavitù per Debiti. Nei decenni successivi si è impegnato per la diffusione dell’istruzione, combattendo il lavoro minorile. Ha fondato Rugmark (ora GoodWeave International), un sistema volontario di etichettatura, monitoraggio e certificazione di tappeti fabbricati senza l’utilizzo di minori in Asia meridionale. Il suo lavoro principale, ora, è portare la lotta contro il lavoro e la schiavitù minorile negli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.

    L’iniziativa, promossa dalle Nazione Unite, chiede ai 191 stati membri di realizzare, entro il 2015, otto punti fondamentali: sradicare la povertà estrema e la fame, rendere universale l’istruzione primaria, promuovere la parità dei sessi e l’autonomia delle donne, ridurre la mortalità infantile, migliorare la salute materna, combattere malattie come HIV e malaria, garantire la sostenibilità ambientale, sviluppare un partenariato mondiale per lo sviluppo.

    Malala Yousafazai è nota in Europa per il libro I Am Malala (Io sono Malala), sua autobiografia, scritta con la giornalista britannica Christina Lamb e pubblicata in Italia da Garzanti. È la persona più giovane, nella storia, che abbia mai ricevuto un Nobel. Pakistana, 17 anni, si è battuta per diffondere l’istruzione tra le donne, vietata dal regime talebano che governa il Khyber Pakhtunkhwa, provincia nord-occidentale del Pakistan. All’età di 12 anni tenne, sotto pseudonimo, un blog per la BBC nel quale raccontava la vita sotto l’occupazione talebana. Pochi anni dopo, nel 2012, subì un attentato mentre andava a scuola, quando un uomo mascherato le sparò tre colpi di pistola ferendola alla testa. Dopo un periodo sospeso tra la vita e la morte, Malala fu trasferita a Birmingham, dove si riprese definitivamente.

    Celebre resta il suo discorso alle Nazioni Unite, pubblicato integralmente qui, durante il quale indossava uno scialle di Benazir Bhutto, politica pakistana assassinata nel 2007. Nel suo intervento parlò appassionatamente del diritto all’istruzione e attaccò gli oppressori del suo paese dicendo «questi terroristi sfruttano il nome dell’Islam per i propri interessi». Come Kailash Satyarthi, riuscì a portare la questione del lavoro minorile ai vertici dell’ONU, che l’hanno inserita negli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.

    Economia.
    Ieri, come già accennato, è toccato al Nobel per l’Economia, assegnato a Jean Tirole, 61enne economista francese dell’Università di Tolosa, «per le sue analisi del potere del mercato e delle sue regolamentazioni». Definito «uno degli economisti più influenti del nostro tempo», vanta più di 180 pubblicazioni. Il Nobel arriva dopo una carriera di onorificenze per i suoi studi. L’economista ha proposto dei modelli per gestire la concorrenza tra le aziende e controllare i monopoli, diversi suoi lavori riguardano la regolamentazione delle banche e della finanza.

    Letteratura.
    Giovedì è stato Patrick Modiano a ricevere il Premio Nobel per la Letteratura «per l’arte della memoria con la quale ha evocato i destini umani più inafferrabili e scoperto il mondo della vita dell’occupazione». Lo scrittore e sceneggiatore francese ha raccontato, nei suoi libri, la Francia divisa in due, tra collaborazione e resistenza, durante la Seconda Guerra Mondiale. Figlio di un ebreo italiano e di una belga, ha iniziato a scrivere giovanissimo dopo aver avuto, come professore al liceo, un certo Raymond Queneau. Un maestro seguito e poi, come spesso succede, ripudiato nel momento in cui l’allievo ha imparato a camminare con le proprie gambe.

    La figura di Modiano è descritta benissimo dal Manifesto, del cui articolo citiamo la chiosa: «In Ita­lia non ha avuto molti let­tori e, in genere, non così entu­sia­sti: a loro andrebbe ricor­dato che anche se Patrick Modiano si fosse limi­tato a mostrare come l’«identità» (oggi per i più oggetto di bestem­mie) sia una parola impro­nun­cia­bile, gra­vida di buio e di strage, avrebbe già assolto il suo com­pito di uomo e di scrittore».

    Foto: utsandiego.com

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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