26 May 2017
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    I piccoli eroi di Casa Oz al 32° TFF

    I piccoli eroi di Casa Oz al 32° TFF è stato modificato: 2014-11-25 di Cecilia Russo

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    Il film su “Casa Oz” approda al 32° Torino Film Festival. Diretto da Alessandro Avataneo, racconta, per la prima volta, un’importante realtà sociale.

    Si spengono le luci, scatta l’applauso e tutta la sala si alza in piedi per festeggiare i piccoli grandi eroi presenti alla prima proiezione del film di “Casa Oz”; sono poche le situazioni in cui interpreti e pubblico sono così vicini; ci sono occhi lucidi, le grida eccitate dei ragazzi e tanta emozione.

    La locandina del film

    La locandina del film

    Il film.
    Realizzato da Alessandro Avataneo, nell’arco di 5 anni, il film racconta da vicino le vite di cinque bambini colpiti da gravi malattie e delle loro famiglie. Attorno a loro, tante altre storie di persone si incrociano in questo spazio e si aiutano, una convivenza serena in cui pare quasi “normale” trasformare la disperazione in gioia di vivere. Enrica Baricco, presidente di “Casa Oz” ha spiegato che «questo film è la risposta alla domanda su come raccontare “Casa Oz”: una casa famiglia diurna per bambini malati da 0 a 16 anni. Un luogo, che ammetto essere nato in seguito alla malattia di mia figlia Elena, fatto di domande e di storie, in grado di restituire ai bambini una vita più facile. Cerchiamo strategie per convincere le persone che in questi progetti sociali ci deve essere un pezzo di ognuno di noi». Il film, a detta del regista, racconta le storie di cinque eroi e delle loro famiglie, alle prese con un nemico interno: la loro malattia.

    Gli eroi: Micol, Andrei, Diego, Marco, Pietro e le loro famiglie.
    A emergere è la forza di queste storie che, con il sostegno di “Casa Oz”, stanno cercando una normalità nella tragedia della malattia. È il caso di Micol, una ragazza di 15 anni che cresce felice con la sua cagnetta sulle gambe, una mamma e una nonna che la riempiono di coccole e una malattia di cui purtroppo non si conosce l’origine, probabilmente genetica, ma che fa sì che lei non parli, non muova le mani e abbia grandi difficoltà muscolari. Tuttavia il modo in cui comunica attraverso gli occhi è sorprendente, Micol gioca con gli altri bambini, ama la musica e l’unica preoccupazione enorme della sua famiglia è cosa ne sarà di lei quando diventerà adulta.

    I bambini hanno ben chiare quali siano le loro sofferenze, come il piccolo Andrei che racconta con lucidità tutto ciò che ha dovuto patire per sconfiggere il tumore e con altrettanta forza ricorda il suo amico Mihai che non è sopravvissuto al terribile nemico. Ma a “Casa Oz” c’è tanto spazio per la felicità e l’allegria, come quella che trasmette Diego, che ama giocare a freccette e parlare con le persone, interagisce con gli autisti degli autobus, con i ragazzi della casa, cercando di coinvolgere tutti con la sua allegria, è in grado di ripetere anche mille volte la stessa frase finché non riesce a farsi capire.

    La difficoltà è soprattutto delle famiglie, come la tragedia che ha colpito i genitori di Marco, che è stato il primo bambino ad arrivare a “Casa Oz”, quando allo stremo delle forze hanno scoperto di un tumore al cervelletto che ha colpito il loro bambino a tre anni e che avrebbe sconvolto per sempre la loro vita.

    In questo luogo c’è lo spazio per condividere le realtà della situazione che si vive o si è vissuta senza vergogna: è il caso della mamma di Pietro, che racconta la sua difficoltà nell’accettare il figlio e aiutarlo nell’affrontare le difficoltà dei suoi primi mesi di vita. La donna spiega anche che questi bambini hanno un input perfetto, comprendono spesso tutto ciò che gli si dice ma è l’output che risulta essere bloccato: «ecco perché è ancora più importante riuscire a fornire loro i giusti strumenti» dice.

    Un gioco di squadra.
    “Casa Oz” mira a ricostruire una normalità: il profumo dei biscotti, l’ora dei compiti, qualcuno con cui condividere le proprie preoccupazioni. Emerge un lavoro collettivo, fatto di gioia, di speranza, di voglia di vivere. Il film di Avataneo apre gli occhi a chi vive la propria quotidianità facendosi scivolare addosso gli eventi senza coglierne la bellezza e la fortuna di non avere un nemico interno contro cui combattere; un film che è un inno alla vita e riesce bene a rendere l’entusiasmo travolgente del progetto “Casa Oz”.

    Da qualche settimana, inoltre, “Casa Oz” ha aperto i “Magazzini Oz”, una realtà in crescita che coinvolge imprese torinesi le quali, in affiancamento alla realtà no profit della casa diurna, consentono ai ragazzi più grandi di imparare una professione, accompagnandoli verso un vero e proprio inserimento lavorativo. Ne parliamo qui.

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    Cecilia Russo

    PhD Student presso l'Università degli Studi di Torino, ha insegnato per alcuni anni francese e materie in lingua francese presso alcuni istituti di istruzione secondaria. Francesista, è appassionata di letteratura e di viaggi.

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