17 October 2017
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    I “Quaderni neri” di Heidegger sugli ebrei

    I “Quaderni neri” di Heidegger sugli ebrei è stato modificato: 2015-05-26 di Federico Sanna

    Qual è la responsabilità dei filosofi rispetto alla Shoah? Donatella Di Cesare racconta il suo libro Heidegger e gli ebrei. I “Quaderni neri” al Salone del Libro di Torino.

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    Martin Heidegger (1889-1976) è stato uno dei più grandi esponenti della filosofia tedesca, occidentale e contemporanea. Il suo contributo al progresso della disciplina non è privo di lati oscuri: l’adesione al nazismo, nonostante sia spesso stata interpretata come un incidente di percorso, ha sempre rappresentato un’incrinatura di cui tener conto. Recentemente sono stati scoperti i suoi Quaderni neri, scritti tra gli anni ’30 e il 1969, un’opera filosofica a tutti gli effetti, di cui è già prevista la pubblicazione in Germania (e in Italia entro la fine del 2015 con Bompiani). L’antisemitismo manifesto è ciò che costituisce una novità sconvolgente, ciò che rompe il cosiddetto “silenzio di Heidegger sul nazismo”. Emergono numerosi interrogativi circa le responsabilità dei filosofi rispetto alla Shoah (ma anche a tutte le grandi questioni). Donatella Di Cesare, che insegna filosofia a La Sapienza di Roma, prova a rispondere a questa e ad altre domande nel suo ultimo libro Heidegger e gli ebrei – “I Quaderni neri” (Bollati Boringhieri), presentato ieri, venerdì 15 maggio, al Salone del Libro di Torino.

    Heidegger e gli ebrei.

    «Senza Heidegger non si può pensare al mondo dopo Auschwitz, il pensiero di Heidegger fa parte del mondo che ha portato ad Auschwitz».

    Il libro di Donatella di Cesare è un saggio critico sui Quaderni neri, è una ricerca di confronto con Heidegger e con ciò che rappresenta. Le due posizioni estreme sulla novità della questione sono scartate: la prima, che vorrebbe che le opere di Heidegger venissero distrutte o allontanate dalle biblioteche, e la seconda, che sottovaluta l’importanza dell’argomento. L’atteggiamento critico è fondamentale non solo per la comprensione e la conoscenza del pensiero di Heidegger, ma della stessa Shoah. Lo stesso filosofo tedesco non distingueva la filosofia dalla vita, e quindi dalla biografia, nella misura in cui il pensiero influenza la vita e le azioni. Sorge quindi il primo interrogativo sul concetto ineludibile della responsabilità.

    Il secondo interrogativo è più insidioso. Heidegger ha consegnato i Quaderni neri all’Archivio letterario di Marbach sul Neckar negli anni ’70 con la previsione che venissero pubblicati decenni dopo, in questi anni. Cosa si aspettava Heidegger dalle nuove generazioni di lettori? È un quesito irrisolto e inquietante, alla luce della considerazione sulla natura dell’antisemitismo, che aveva insita una sorta di progettualità.

    L’antisemitismo e la storia.
    È anche l’occasione per esaminare l’essenza dell’antisemitismo, contestualmente alla storia della filosofia occidentale. Donatella di Cesare, con un accurato lavoro di ricerca, ha trovato le tracce dell’antisemitismo nella filosofia, prevalentemente tedesca: «Da Lutero a Fichte, da Kant a Hegel, fino a Nietzsche, il problema dell’ebraismo si è sempre posto». Se per Kant si doveva somministrare l’eutanasia agli ebrei, per Hegel non avevano spazio nel suo sistema filosofico. L’antisemitismo ha delle radici profonde e si rinforza grazie a forti giustificazioni teoriche, non è solo un delirio razzista. Ridurlo al razzismo significa sottovalutare il problema. Donatella di Cesare parla della posizione di Heidegger come Antisemitismo metafisico.

    L’ebreo è pietra.
    Heidegger auspica un ritorno all’Essere, che si traduce nella riscoperta dell’Uomo, della sua soggettività e progettualità, e un abbandono della metafisica e della tecnica, accusata di aver allontanato l’Uomo dall’Essere. In questo contesto teorico, il passo che Heidegger compie nei Quaderni neri è estremo. Come spiega l’autrice, per il filosofo tedesco l’ebreo è «l’agente della modernità, il promotore del progresso della tecnica ed è complice della metafisica. Minaccia lo spirito dell’Occidente e impedisce l’accesso dell’Uomo all’Essere». L’ebreo è Weltlos, senza mondo e incompatibile con la Storia. L’ebreo ha a che fare con gli enti, il mondo delle cose, non appartiene alla Storia dell’Essere. Heidegger riprende Hegel e sostiene che l’ebreo è pietra, rimarcando la considerazione della sua inutilità.

    Il progetto del nazismo.
    Heidegger affida al popolo tedesco un alto compito: l’ebreo deve essere annientato e la Germania ha trovato la sua missione. Lo sterminio si configura dunque come la purificazione dell’Essere. D’altra parte i Quaderni neri sono stati scritti anche durante la Seconda guerra mondiale, quando i campi di concentramento erano in piena attività. Non si può fraintendere Heidegger su questo, ricordando la sua condanna agli Alleati, colpevoli di aver ostacolato la missione tedesca. Il progetto del nazismo non va considerato come il frutto della pazzia di un singolo, ma di un’istanza determinata e razionale. Rappresenta un piano di rimodellamento planetario: il governo del mondo passa attraverso l’annientamento dell’ebraismo, che rappresenta culturalmente la piaga del mondo. L’ebraismo non è solo religione, rappresenta anche un popolo. Come popolo in fuga, si è distribuito in tutto il mondo. Il tratto distintivo del popolo ebraico è però la trasversalità, con cui comunità anche molto distanti geograficamente riescono a stabilire contatti e relazioni.

    Riflettere sulla Shoah.
    L’antisemitismo si intreccia con un sistema teorico e filosofico articolato, non si può più pensare alla Shoah senza coinvolgere nel dibattito Heidegger. C’è la necessità di affrontare in modo critico questa parte oscura e inquietante della filosofia, perché senza la conoscenza il significato della Shoah si perde nel tempo. Nel 1945 si pensava di essere entrati in un’epoca di cambiamento, ma non è stato così. A prescindere dalla sopravvivenza dell’antisemitismo, Heidegger riteneva che la vittoria degli Alleati non avesse interrotto definitivamente la missione della Germania. Del resto, se non fosse così, non ci avrebbe consegnato i suoi Quaderni neri, a distanza di così tanti anni.

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    Federico Sanna

    Studente di Filosofia presso l'università di Torino. Appassionato di cinema, letteratura e arte. Impegnato da 5 anni nel volontariato nell'ambito del primo soccorso.

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