24 April 2017
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    I quattro Vangeli canonici a confronto

    I quattro Vangeli canonici a confronto è stato modificato: 2016-03-01 di Enrico Petrella

    I quattro Vangeli canonici: quattro diversi modi di raccontare le tappe più importanti del Cristianesimo. Libri centrali per la Cultura dell’umanità.

    Per spiegare le differenze che si riscontrano nella narrazione della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù nei racconti dei quattro evangelisti canonici occorre partire dalla radice, e cioè dalla diversità di impostazione da un lato del gruppo dei tre sinottici e dall’altro del Vangelo di Giovanni. Quest’ultimo infatti – è fondamentale sottolinearlo – è l’unico a essere il prodotto di una testimonianza diretta, quella del giovane discepolo prediletto da Gesù, colui al quale il Cristo morente sulla croce affidò sua madre Maria.

    I tre sinottici invece, cioè i Vangeli di Matteo, Marco e Luca sono opera di tre cristiani che non conobbero personalmente Gesù, e che pertanto si basarono su fonti preesistenti. Va anche detto che il primo Vangelo in ordine cronologico, quello di Marco, non fu probabilmente composto prima del 70 d.C, e che l’ultimo, quello di Giovanni, sarebbe stato scritto all’incirca tra il 95 e il 110, perciò siamo in tutti i casi molto lontani da una “cronaca fresca”, ma piuttosto in presenza di testi redatti a scopo di divulgazione religiosa con il comune intento di illustrare e diffondere il Cristianesimo, sia pure con approcci e destinatari diversi.

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    Il Vangelo secondo Matteo.

    Il Vangelo di Matteo, che era diretto agli ebrei, affronta con particolare attenzione le questioni dottrinali e il conflitto aperto da Gesù tra il nuovo e il vecchio modo di leggere le Sacre Scritture, e soprattutto di interpretarle mediante la propria testimonianza vivente.

    Più che nel racconto dei fatti che vanno dall’arresto di Gesù in poi, questo Vangelo si distingue per il modo di delineare la sequenza precedente, che comincia con l’ingresso trionfale del Redentore in Gerusalemme. Matteo si sofferma in modo particolare sul confronto tra Gesù e i Farisei, rappresentandolo a tinte molto forti: i maestri della legge cercano ogni occasione per mettere in difficoltà Gesù ed egli rintuzza i loro attacchi con estrema decisione e con continue invettive di una notevole durezza, che raggiungono il loro culmine nella famosa frase in cui definisce i suoi detrattori «sepolcri imbiancati» per stigmatizzarne la profonda ipocrisia.

    Tutta la narrazione di questa fase che precede la Passione è intessuta di parabole, riferimenti alle Scritture e profezie sulla distruzione del tempio e sulla fine dei tempi: è una rappresentazione, quella di Matteo, molto potente, profetica ma anche sottile e precisa da un punto di vista dottrinale, laddove l’establishment religioso ebraico del tempo è messo costantemente e perentoriamente sotto accusa.

    Il Vangelo secondo Marco.

    Marco scriveva per i romani, e forse per questo il suo racconto è davvero essenziale e asciutto. I romani erano gente pratica, interessati più ai fatti che alle loro interpretazioni, e dunque questo Vangelo mostra un atteggiamento abbastanza neutro riguardo alle relazioni tra Gesù, i discepoli, i Farisei e la gente di Gerusalemme. Un altro motivo per questa semplicità può forse ritrovarsi nel fatto che, come accennavamo, il Vangelo di Marco pare sia stato il primo a essere scritto: dunque può darsi che costituisse un primo nucleo basico di racconto evangelico, attorno al quale gli altri due sinottici hanno successivamente sviluppato una modalità narrativa più personale e stilisticamente più connotata e più ricca.

    Il Vangelo secondo Luca.

    Il pubblico di Luca era invece costituito dai greci, e la maggiore attenzione di questo evangelista per l’aspetto letterario rispecchia certo la raffinatezza dei lettori cui era destinato: parecchi sono infatti qui i momenti di alta poesia, a partire dal toccante racconto che apre la narrazione, quello della gravidanza di Elisabetta e della nascita di Giovanni il Battista.

    La descrizione dell’umana fragilità, della pietà e dell’amore sono caratteristiche tipiche del vangelo di Luca, che durante l’ultima cena fa dire espressamente a Gesù quanto egli desiderasse condividere con gli apostoli quel pasto prima di cominciare il suo cammino di sofferenza. Mentre Gesù è assorto in preghiera sul Monte degli Ulivi fa scendere un angelo per portargli conforto; e unico tra i sinottici racconta il perdono del ladrone pentito, poco prima della morte sulla croce. Infine narra estesamente e con parecchi dettagli il ritorno di Cristo tra gli Apostoli dopo la Resurrezione, in un racconto coinvolgente ed emozionante che mette in particolare risalto l’umanità di Gesù e l’affetto dei suoi discepoli.

    Il Vangelo secondo Giovanni.

    Il Vangelo di Giovanni, che, come specificato all’inizio, si distacca completamente dai tre sinottici, può a buon diritto essere considerato “il Vangelo spirituale”, perché la sua narrazione consiste nella continua ripetizione e sottolineatura dell’essenza più intima del messaggio di Gesù Cristo: la relazione d’amore che sussiste tra il Padre e il Figlio e il senso della discesa dello Spirito Santo, che farà le veci del Cristo dopo la sua scomparsa fisica, cioè dopo l’Ascensione. Così la morte-resurrezione di Gesù trova un senso compiuto oltre la sua dimensione storica, in una relazione di intima trascendenza che scavalca qualsiasi mediazione umana, come era invece avvenuto in passato con Mosè e con gli altri profeti dopo di lui:

    «Non vi lascerò orfani, tornerò da voi. Fra poco il mondo non mi vedrà più, ma voi mi vedrete, perché io ho la vita e anche voi vivrete. In quel giorno conoscerete che io vivo unito al Padre, e voi siete uniti a me e io a voi». (Gv 14 18-20)

    Per questo motivo Giovanni è l’evangelista che porta l’attenzione in modo più chiaro sulla presenza interiore del Cristo in colui che ha fede, al di là del transito terreno di Gesù di Nazareth e della sua dimensione fisica e umana:

    «Io sono la vite. Voi siete i tralci. Se uno rimane unito a me e io a lui, egli produce molto frutto: senza di me non potete far nulla». (Gv 15 5)

    Leggere questo Vangelo significa dunque penetrare direttamente nei misteri della Trinità e dell’incarnazione del Cristo così come sono stati spiegati da Gesù stesso per la prima volta agli apostoli, grazie al racconto testimoniale del discepolo prediletto Giovanni.

    In copertina: particolare di una miniatura carolingia che rappresenta Matteo mentre scrive il Vangelo (wikimedia.org)




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    Enrico Petrella

    Nato a Torino nel 1964, ha conseguito la Maturità Classica nel 1983 e si è laureato in Lingue e Letterature Straniere Moderne nel 1987. Ha integrato con la propria formazione umanistica la sperimentazione di un percorso di autoconoscenza attraverso la pratica e l’insegnamento dello yoga e lo studio del pensiero filosofico e della dimensione spirituale di diverse tradizioni culturali. Ha tradotto saggistica, narrativa e fumetto dallo spagnolo, dall’inglese, dal francese. Nel 2011 ha pubblicato “Il benessere della colonna vertebrale” per l’Età dell’Acquario e “Verso lo yoga” per Ugo Mursia.

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