23 November 2017
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    Il 25 aprile è più di una ricorrenza

    Il 25 aprile è più di una ricorrenza è stato modificato: 2015-04-25 di Paolo Morelli

    70 anni fa l’Italia tornava a essere libera. Si chiudeva, per il nostro Paese, la Seconda guerra mondiale. Ecco perché il 25 aprile è sempre più importante.

    Sono passati 70 anni da quando l’Italia usciva ufficialmente dallo stato di guerra del secondo conflitto mondiale. Ne usciva con le ossa rotte, sconfitta, depauperata e profondamente traumatizzata, con la consapevolezza di non essere autonoma. Come già abbiamo ripetuto tempo fa, il periodo che ci separa dalla Seconda guerra mondiale inizia a diventare piuttosto lungo, con il rischio che la memoria, a causa del tempo, si sgretoli.

    Gli effetti della guerra.
    I protagonisti della Liberazione, i partigiani italiani che salirono sulle montagne per organizzare la Resistenza e combattere i nazifascisti e che, forti anche dell’intervento americano, riportarono il Paese sui binari della democrazia, sono rimasti in pochi. Per motivi di età, naturalmente, saranno sempre meno. La necessità di ricordare, quindi, diventa sempre più indispensabile, come l’aria che respiriamo. L’odio fa parte della Natura umana e se non viviamo la guerra (per fortuna) finiamo per bramarla.

    Lo vediamo ogni giorno con le esortazioni politiche nell’andare a bombardare questo o quello, e abbiamo visto come, in un raid americano, è morto Giovanni Lo Porto, il cooperante italiano rapito tre anni fa in Pakistan. Giovanni è morto al confine tra Afghanistan e Pakistan per mano “amica” – notizia peraltro divulgata con tre irrispettosi mesi di ritardo – e prova il fatto che la guerra non distingue, non risparmia, non privilegia nessuno. È solo l’ultimo degli esempi.

    Costituzione emotiva.
    «L’Italia ripudia la Guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali»
    . È la prima parte dell’articolo 11 della Costituzione italiana, che non è un feticcio da esporre come dimostrazione del fatto che siamo un Paese civile, ma è la testimonianza indelebile di che cosa è stata la Seconda guerra mondiale. Il sentimento di una nazione è tutti lì dentro.

    Scritto pochissimo tempo dopo la fine del conflitto – insieme agli altri articoli, naturalmente – questo articolo trasmette tutto il terrore che era ancora vivo negli occhi di chi, alla guerra, era miracolosamente sopravvissuto. Un articolo più volte disatteso e che, oggi, sembra non entrare più non soltanto nella memoria comune, ma nella mentalità collettiva. Se la Costituzione fosse scritta da capo domani, forse, questo articolo non sarebbe nemmeno considerato.

    Storia, libertà.
    Il punto è che parlare di guerra è come parlare di razzismo. Se dici che sei contro, ti rispondono «E allora cosa faresti se ti bombardassero? – Cosa faresti se gli zingari ti svaligiassero la casa?». Come se essere “favorevoli” alla guerra o al razzismo metta al riparo da bombardamenti e furti. È, però, altrettanto pericoloso pensare che «Non sono favorevole, ma…», perché in questo modo si lascia sempre aperta la possibilità che la guerra (o il razzismo) sia qualcosa di umanamente accettabile, per non dire necessario.

    Molto spetta anche agli organi di informazione, che devono giocare la loro parte nel racconto della Storia e delle storie, senza trattare il 25 aprile come una normalissima festa. Noi, nel nostro piccolo, vi abbiamo raccontato di quando Sandro Pertini, antifascista, fu arrestato, ma anche del genocidio armeno, per dire che queste cose accadono in tutto il mondo e sono orribili ovunque. Abbiamo poi raccolto libri e film sulla Shoah in un ebook, per dare il nostro contributo alla manutenzione della memoria.

    Una data fondamentale.
    Più passa il tempo, più ricordare è necessario. Non è vero che la Festa del 25 aprile è oggi superata, proprio perché la Seconda guerra mondiale è così distante da noi (per fortuna!) allora è così necessario riprendere in mano il ricordo. Man mano che il tempo, passerà, anzi, ricorrenze come questa saranno sempre più importanti e necessarie, perché senza le ricorrenze perdiamo l’abitudine a ricordare. Questo vale per tutti, anche per chi pensa di avere il «monopolio della Liberazione» e insulta altre persone in funzione della loro appartenenza politica o religiosa.

    Certo, ci sono implicazioni politiche e ideologiche che dividono sempre, ma qui non si tratta di decidere chi andare a votare alle prossime elezioni, si tratta di leggere i libri di storia, ascoltare le testimonianze di chi c’era e godere dell’immensa fortuna che abbiamo nel poter provare a capire la guerra senza averla vissuta. Oppure siamo così diffidenti che, per convincerci del fatto che quel 25 aprile 1945 l’Italia tornò a respirare, dobbiamo ripetere l’esperienza?

    In copertina: sfilata della Liberazione a Torino (foto: archivio dell’Istituto Storico della Resistenza di Torino).

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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