23 June 2017

    Il 4 marzo di Lucio Dalla

    Il 4 marzo di Lucio Dalla è stato modificato: 2015-03-08 di Davide Gambaretto

    Il 4 marzo del 1943 nasceva Lucio Dalla. Ecco la storia del brano che l’ha reso celebre e che porta la sua data di nascita nel titolo.

    “4/3/1943”, come la sua data di nascita. Un titolo pensato in tutta fretta e cambiato all’ultimo istante per sfuggire alla censura. Lucio Dalla presentò quella che sarebbe divenuta una delle sue canzoni più famose – il brano che lo fece conoscere in tutta Italia – al Festival di Sanremo del 1971, con l’Equipe 84. Proposta inizialmente con il titolo di “Gesùbambino”, il brano venne considerato irrispettoso in molti dei suoi passaggi. La Rai minacciava di escludere la canzone dalla competizione e Dalla decise di mettere la sua data di nascita su di un brano che di autobiografico aveva ben poco.

    Non solo, il testo originale doveva concludersi con il verso: «e anche adesso che bestemmio e bevo vino, per ladri e puttane sono Gesù Bambino». Dopo una breve trattativa con i censori il verso divenne: «e ancora adesso che gioco a carte e bevo vino, per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino». Altri due versi furono poi considerati inappropriati: «giocava alla Madonna con il bimbo da fasciare» fu cambiato in «giocava a far la donna», mentre «mi riconobbe subito proprio l’ultimo del mese» si trasformò in «m’aspettò come un dono d’amore fin dal primo mese».

    Un successo senza confini.
    Il brano ottenne un successo mai sperimentato prima da Dalla, che veniva da anni di carriera nel jazz e solo nell’ultimo periodo stava cercando di affermarsi come cantante pop, con risultati altalenanti, sotto l’occhio vigile di Gino Paoli. Nel 1971, però, “4/3/1943” si classificò terza al Festival di Sanremo e vinse il premio per il miglior testo. Il brano fu interpretato in francese, nello stesso anno, da Dalida (tradotto da Pierre Delanoë), mentre il brasiliano Chico Buarque de Hollanda – che ascoltò “4/3/1943” direttamente da Dalla in un ristorante di Campo de’ Fiori – la memorizzò a orecchio e ne riscrisse il testo in portoghese, intitolandola “Minha história”. Da quel momento, Lucio Dalla non si guardò più indietro.

    Il ricordo di Paola Pallottino.
    «Io avevo un padre famoso e lui invece era un orfanello di papà: mi sembrava ingiusto e mi misi a scrivere un testo sull’assenza del padre, poi però scrivi scrivi è venuta fuori una canzone su una madre, che a sedici anni ha un figlio con un ignoto soldato alleato», racconta la paroliera e storica dell’arte Paola Pallottino, in un’intervista rilasciata all’indomani della morte di Dalla. Alla Pallottino, Lucio non deve solo il testo di “4/3/1943”, ma anche di molti altri brani, tra cui “Anna Bellanna”, “Il bambino di fumo” e “Un uomo come me”.

    Il loro rapporto di lavoro era molto particolare, in quanto Dalla si basava sul testo della Pallottino per costruirgli intorno la musica, senza cambiare mai una sillaba. Un situazione diversa rispetto a quella più canonica dove il paroliere si siede accanto al musicista e lavora su una musica già scritta, limando il testo. «Lucietto aveva un tratto stregonesco, ti guardava, trovava subito il tuo lato debole e, se voleva, poteva affondare il coltello». Lucio era tante cose: un performer vulcanico e divertente, un imbonitore, un comunicatore, uno che faceva cabaret e, allo stesso tempo, duettava con i grandi del jazz. Uno straordinario caso di artista empatico, intelligente e libero, che continua a mancarci terribilmente.

    Foto: Intelligonews.it

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    Davide Gambaretto

    Storico dell’arte, curatore indipendente e scrittore. I suoi precedenti impieghi in ambito artistico includono Artissima Fair, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Attitudine Forma. Musicologo a tempo perso, è appassionato di letteratura, cinema, graphic novel e pallacanestro. Gestisce il blog musicale "La Lira di Orfeo" e realizza laboratori didattici di arte e scrittura per scuole elementari e medie.

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