20 September 2017
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    Il diritto d’autore secondo il Corriere della Sera

    Il diritto d’autore secondo il Corriere della Sera è stato modificato: 2015-06-29 di Davide Gambaretto

    Lo strano caso del Corriere della Sera, che pubblica un instant book di vignette in onore di “Charlie Hebdo”, senza prima chiedere l’autorizzazione degli artisti.

    Il Corriere della Sera ha pubblicato un instant book dedicato a Charlie Hebdo utilizzando diverse vignette trovate in rete, senza chiedere l’autorizzazione degli autori. Chi scrive conosce abbastanza bene il tempo e la fatica cui si va incontro quando si disegna una vignetta dato che – nel suo piccolo e per diletto – crea vignette satiriche. Conosciamo bene l’orgoglio, che a tratti sconfina nella gelosia, per il prodotto che ne deriva e la conseguente gioia nel sapere che gli altri potrebbero ammirare quel lavoro e associarlo al nome del vignettista. Possiamo quindi immaginare cosa passi nella mente di un disegnatore (come in quella di uno scrittore, di un comico, di un musicista) nel momento in cui scopre che il suo lavoro è stato sfruttato, senza prima chiedere l’autorizzazione.

    Il libro.
    Qui entra in scena il Corriere della Sera. Il 14 gennaio, il quotidiano milanese ha pubblicato un instant book intitolato “Je suis Charlie – Matite in difesa della libertà di stampa”, a scopo puramente benefico, coprodotto da Rizzoli-Lizard. Un omaggio solidale, in memoria della strage pepretata ai danni del giornale satirico francese Charlie Hebdo. Lo ha fatto pescando a caso tra le vignette di famosi autori italiani – come Leo Ortolani, Gipi, Milo Manara – apparse sul web o sui social network. Lo ha fatto con immagini a bassa definizione, impaginate alla bell’e meglio, quindi danneggiando i disegnatori anche da un punto di vista artistico. Soprattutto, lo ha fatto senza chiedere l’autorizzazione degli autori. In un certo senso ha portato all’estremo quel malcostume del giornalismo odierno che sta nell’appropriarsi e/o copiare contenuti di vario genere – dai testi, alle foto, ai video – senza citare le fonti o chiedere il permesso. Già si fatica a distinguere tra diritto di cronaca e violazione del copyright, ma in questo caso si è andati oltre. Ci si è arrogati un diritto che non si possiede.

    Questioni di etica.
    È proprio questo l’aspetto scioccante della vicenda, soprattutto per un gruppo editoriale di così grande esperienza. Così scioccante da sembrare incredibile. Invece pare proprio che il Corriere abbia deciso di nascondersi dietro la nobile idea di un’iniziativa benefica, appropriandosi del lavoro di altri a scopro di lucro (al momento in cui scriviamo sembra che il solo Bruno Bozzetto fosse stato contattato precedentemente alla pubblicazione del libro). Non importa se le motivazioni sono nobili (e questa di certo lo è); qui si parla di semplice educazione. Roberto Recchioni e Giacomo Bevilacqua – autore del fumetto A Panda Piace – hanno già fatto sentire la loro opinione su internet (Bevilacqua parlando dalle pagine di Wired Italia, Recchioni pretendendo le scuse de Il Corriere con una lettera aperta), riassumendo perfettamente tutta la situazione. Nel nostro piccolo, però, ci piacerebbe unirci idealmente alle voci di tutti quegli artisti che si sono sentiti, giustamente, danneggiati dall’iniziativa.

    Un paradosso.
    C’è una sottile ironia nel vedere delle vignette, nate nel momento in cui alcuni disegnatori hanno sentito minacciata la propria libertà di espressione, trasformate in un mezzo attraverso il quale si è calpestato il diritto d’autore. Purtroppo si tratta di un’ironia malinconica. Il fatto, poi, che il Corriere – probabilmente preoccupato di una possibile pubblicità negativa – ormai a giochi fatti, abbia mandato richieste di autorizzazioni postume agli autori coinvolti, non ha fatto altro che aggiungere risvolti grotteschi alla faccenda. Il direttore De Bortoli si è, infine, scusato pubblicamente –  sebbene in maniera parziale e non soddisfacente – affermando che il giornale è a disposizione degli autori per quanto riguarda i diritti. Ormai, però, il libro è stato pubblicato e il danno è stato fatto. Inoltre nessuno degli autori dei disegni incriminati si è mai lamentato per una questione di soldi. Come ha scritto Leo Ortolani sul suo profilo Facebook, si tratta di educazione, di principio, di correttezza. Perché, alla fine, l’artista potrebbe anche avere un milione di ragioni (etiche, professionali, di simpatia/antipatia) per non volere che i propri disegni finiscano all’interno di un libro. Nemmeno se è per una buona causa.

    «Sai cosa ho scoperto di recente? Ho scoperto che IL CORRIERE DELLA SERA ha preso le vignette che tanti autori italiani hanno pubblicato per solidarietà ai colleghi francesi e ci si è fatto un bel libretto da vendere a euro 4,90. E quando dico che le ha prese, intendo dire che le ha prese senza chiedere niente a nessuno. Tipo che se avete un motorino, vi girate, non c’è più. Ve lo ha preso Il Corriere della Sera per farci un giro. A scopo di beneficenza, eh? Il motorino è sempre vostro […]».

    Leo Ortolani

    Foto: giornalistitalia.it

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    Davide Gambaretto

    Storico dell’arte, curatore indipendente e scrittore. I suoi precedenti impieghi in ambito artistico includono Artissima Fair, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Attitudine Forma. Musicologo a tempo perso, è appassionato di letteratura, cinema, graphic novel e pallacanestro. Gestisce il blog musicale "La Lira di Orfeo" e realizza laboratori didattici di arte e scrittura per scuole elementari e medie.

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