24 November 2017
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    Il futuro del turismo è accessibile

    Il futuro del turismo è accessibile è stato modificato: 2014-12-30 di Paolo Morelli

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    Un convegno, a Torino, ha posto le linee guida per il turismo accessibile. Un mercato in crescita, una vera opportunità.

    Si è svolto ieri, a Torino, il convegno nazionale “Turismo 2.0”, che ha trattato il tema dell’accoglienza turistica rivolta a persone con diverse necessità, soprattutto dal punto di vista della disabilità. Organizzato da CPD – Consulta per le persone in difficoltà, e ospitato nella cornice culturale del Borgo Medievale, ha visto la partecipazione di diverse realtà del settore oltre a istituzioni e rappresentanti dei grandi eventi di prossima programmazione.

    Il turismo accessibile.
    Nel mondo, la disabilità arriva a coinvolgere, direttamente o indirettamente, ben 2 miliardi di persone. È evidente, quindi, che le strutture ricettive, se vogliono essere competitive sul mercato – lasciando da parte, per un attimo, le motivazioni etiche – devono essere pronte ad accogliere turisti con necessità diverse da quelle dei normodotati. «Dobbiamo immaginare come noi vorremmo essere accolti – ha spiegato Alessandro Comoletti, presidente di Federalberghi – in una città straniera. Esistono diversi gradi di disabilità che possono essere affrontati a seconda delle possibilità delle strutture». Eppure basta poco, offrire il braccio a una persona ipovedente per accompagnarla verso la propria stanza, descrivendo nei dettagli la strada da percorrere, non richiede alcun investimento, ma “solo” un cambio di mentalità. Durante il convegno sono stati fatti diversi esempi di questo genere per dimostrare come, in certi casi, non servano risorse economiche, ma una minima preparazione del personale.

    I grandi eventi, un’occasione.
    Per mettere in pratica l’accoglienza secondo queste teorie, è bene sfruttare le occasioni offerte dai grandi eventi in arrivo, in particolare Expo e l’Ostensione della Sindone, per mettere in piedi una sinergia che coinvolga l’intera rete ricettiva, senza limitarsi alle singole strutture. Fosca Nomis, consigliere comunale di Torino e Disability manager di Expo 2015, ha spiegato: «L’evento prevede 20 milioni di visitatori, di cui almeno il 30% stranieri. L’esperienza di visita dev’essere accessibile per tutti». Per immaginare una strategia efficace, bisogna prima di tutto operare un cambio di mentalità. «L’approccio – ha chiarito Fosca Nomis – non dev’essere quello di trattare persone malate, perché la disabilità è invece un’opportunità. Si tratta, invece, di ragionare secondo le diverse necessità dei visitatori. Ma per farlo è necessario che tutto il sistema turistico circostante lavori in sinergia e sia accessibile, prima ancora che l’Expo stesso sia accessibile». I padiglioni non possono trasformarsi in un’isola felice, con accessibilità massima, se poi l’ambiente al di fuori di essi continua a mantenere le stesse barriere architettoniche (o mentali) di sempre.

    L’Expo è un evento che durerà sei mesi e si svolgerà molto vicino al Piemonte, quindi anche al qua del Ticino è necessario – una volta per tutte – sviluppare strategie di accessibilità puntando, come ha spiegato ancora Fosca Nomis, sulla formazione del personale. Un esempio è stato portato da Antonio Garino, responsabile dell’aeroporto “Sandro Pertini” di Torino, dove esiste un team di 15 persone dedicate esclusivamente all’accoglienza dei viaggiatori disabili. Sono ancora poche, soprattutto alla luce del fatto che le richieste di assistenza, negli anni, continuano ad aumentare nonostante la crisi generale del terminal torinese. La Diocesi di Torino, rappresentata ieri da don Marco Brunetti, ha già iniziato un percorso di accoglienza per i pellegrini, attivando alcune strutture che sarà possibile, a breve, prenotare online.

    Una app e un progetto per l’Unesco.
    Tra i progetti già attuati spicca però la Fondazione CRT, che ha realizzato una app per dispositivi mobili basati su sistema Android, chiamata ToTo, in grado di offrire un percorso di visita del centro di Torino personalizzato in base alla disabilità dell’utilizzatore. La app è già attiva – e si spera che presto sia disponibili anche per iPhone e altri dispositivi – ed è organizzato secondo tre percorsi e 30 punti di interesse. L’altro progetto degno di nota, e che nei prossimi mesi cercheremo di seguire con attenzione, è MUST: Mobility Unesco Sustainable Tourism, promosso dall’agenzia siciliana Errequadro e che si propone di rendere accessibili i siti Unesco presenti in Sicilia.

    Un progetto scelto dalla Commissione Europea. «Si tratta di un mercato interessante, soprattutto in termini numerici – ha spiegato Giovanni Ruggieri, docente di Economia del Turismo presso l’Università di Palermo –, anche perché la domanda di accessibilità, in Europa, è in crescita. Ma oggi non si tratta più di rendere accessibili i mezzi di trasporto, bensì le intere destinazioni, è questa la nuova sfida». MUST è un progetto pilota che, se funzionerà, sarà replicato da Unesco in tutti gli altri siti italiani. Il turismo accessibile è un’opportunità prima di tutto per gli operatori del settore, perché, come ha spiegato ancora Ruggieri: «C’è un mercato effettivo, ma gli operatori devono imparare ad accogliere le persone con disabilità. Molto passa attraverso la formazione delle persone, per questo è utile che i disabili stessi lavorino nel turismo accessibile. In questo modo sarebbe l’Italia a fare da pilota per l’Europa».

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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