24 April 2017
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    Il gioco dell’imitazione di Turing

    Il gioco dell’imitazione di Turing è stato modificato: 2015-02-19 di Paolo Morelli

    The Imitation Game, film su Alan Turing, è candidato a 5 Oscar e omaggia uno dei più grandi matematici della Storia, che ha cambiato la vita di tutti.

    logo_extTLR_GuidaOscar2015Ci sono tre persone: un uomo A, una donna B e una terza persona C, che è separata dalle altre due. Con una serie di domande, C deve capire chi è l’uomo e chi è la donna, senza avere la possibilità di sentire una voce o osservare una calligrafia. Se una macchina si sostituisse ad A, C sarebbe in grado di capirlo? Su questo problema si basa il “test di Turing”: se la macchina A è indistinguibile da un essere umano allora si tratta di una macchina “intelligente”, la disciplina nota come Intelligenza Artificiale si occupa di costruire questo genere di macchina. Quello tra A, B e C si chiama invece “gioco dell’imitazione” o, in inglese, “the imitation game”.

    Il film.
    Da questo scambio costante tra le parti prende il via The Imitation Game, film diretto da Morten Tyldum nel 2014 e candidato a 5 Oscar, tra cui miglior regia, che racconta la storia di Alan Turing – l’inventore del test, che poi è stato modificato nel corso degli anni – uno dei più grandi matematici mai esistiti. Il ruolo di Turing e del suo staff è stato fondamentale per la sconfitta della Germania nazista durante la Seconda guerra mondiale.

    Guerra matematica.
    Non si combatteva solo con proiettili e bombe, un’altra guerra, più sottile ma ugualmente importante, si portava avanti nel centro di ricerca di Bletchley Park, 75 km a nord-ovest di Londra. Zona residenziale di stile, circondata da un bel giardino accogliente, Bletchley Park, durante il conflitto mondiale, era il centro di crittoanalisi più importante del Regno Unito, dove le menti matematiche e linguistiche più evolute hanno cercato per anni di decodificare Enigma, il dispositivo di crittografia utilizzato dall’esercito tedesco per tutte le proprie comunicazioni. Un giorno del 1940, al cospetto del Comandante Alastair Denniston, capo del centro, si presentò un certo Alan Turing, l’uomo che avrebbe rivoluzionato la matematica mondiale e posto le basi per l’informatica.

    Due livelli narrativi.
    Lo spettatore resta in bilico tra due livelli narrativi, come se fosse l’individuo C del “gioco dell’imitazione” e dovesse capire con quale storia confrontarsi. Il primo livello è quello “attuale” del Secondo dopoguerra, dove Turing è un noto e apprezzato ricercatore universitario che attira le attenzioni della Polizia per le proprie frequentazioni omosessuali (siamo all’inizio degli anni ’50, in Inghilterra). Nel secondo livello Turing vive quello che non potrà mai pubblicamente raccontare: lui e un manipolo di matematici e linguisti decifrano Enigma.

    Turing, genio indisponente.
    Il carattere schivo e indisponente del genio Turing emerge nell’interpretazione di Benedict Cumberbatch (candidato all’Oscar come miglior attore), che traccia un profilo geniale e al tempo stesso folle. Con la decrittazione di Enigma, Turing e il suo staff – sebbene lo scienziato impiegò qualche tempo a imparare a lavorare in squadra, mostrando difficoltà relazionali – costruirono, di fatto, l’antenato del computer. Nulla di quell’operazione doveva essere divulgato, la scienza, però, va nel senso opposto.

    Comprendere la Ricerca.
    Il Governo britannico, durante la guerra, aveva bisogno di soluzioni concrete e immediate, cosa che non riusciva a ottenere dal team di Turing. La decrittazione di Enigma passò per numerosi e costosi fallimenti, fino al punto in cui il programma di Bletchley Park arrivò a un passo dall’essere sospeso. Se fosse accaduto, probabilmente Enigma non sarebbe mai stato decodificato, o comunque non entro il 1945 (prolungando il conflitto).

    La ricerca ha tempi lunghi, lunghissimi, ma ogni secondo ha una fondamentale importanza. Il calcolo, infatti, si fonda sull’esclusione delle possibilità errate, ma per farlo servono macchine in grado di agire in maniera più veloce rispetto al cervello umano. Macchine in grado di sostituirsi all’uomo come accade con l’individuo A del test di Turing, sfoggiando però maggiori capacità di calcolo, come la “macchina di Turing” (di cui parleremo più avanti).

    La tenacia del matematico e del suo staff impedì la sospensione del programma e consentì di continuare le ricerche, dimostrando che l’attesa, nella ricerca, è la condizione essenziale per arrivare a una scoperta. Questa è una regola generale da ricordare. The Imititation Game apre però un amaro interrogativo: è più importante il valore di una persona o la sua vita privata?

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    La persecuzione.
    Il 10 settembre 2009, il Governo del Regno Unito, con l’ex premier Gordon Brown, chiese ufficialmente scusa ad Alan Turing – ma solo dopo una petizione online – per il trattamento inflittogli, giudicato omofobico. Ci vollero 55 anni. Nel 1954, infatti, Turing si suicidò. Due anni prima, e da lì parte The Imitation Game, fu arrestato con l’accusa di omosessualità (era ancora reato) e condannato alla pena di due anni di reclusione o alla castrazione chimica. Turing, che non voleva interrompere i propri studi, scelse la seconda ipotesi e si sottopose a un anno di trattamento a base di estrogeni, che gli provocarono squilibri ormonali e problemi fisici, con conseguenti disturbi psicologici. Il 7 giugno 1954 si tolse la vita ingerendo una mela avvelenata con cianuro, sebbene su questa ipotesi vi furono ampie contestazioni da parte della sua famiglia. Restava però la condanna. Dopo sollecitazioni di importanti scienziati, la Regina Elisabetta II concesse la grazia postuma il 24 dicembre 2013.

    Cosa ci ha lasciato Alan Turing.
    Nel 1936, Alan Turing aveva ripreso le teorie dell’eminente matematico David Hilbert, che a ridosso del 1900 aveva portato la scienza a una svolta, arrivando quasi a precedere – secondo gli aneddoti che si raccontano – la teoria della relatività di Albert Einstein. La teoria di Turing, definita poi “macchina di Turing”, ipotizzava un modello matematico in grado di elaborare qualunque tipo di algoritmo (insieme di azioni da eseguire) e dotata di un nastro su cui leggere o scrivere dei simboli.

    Con questo modello, Turing rispose al “problema della decisione” di Hilbert e, insieme alla risposta formulata da un altro ricercatore, Alonzo Church, pose le basi per la teoria della computazione, su cui si fonda l’informatica. Turing aveva creato, come modello teorico, la macchina A da sostituire all’uomo A del “gioco dell’imitazione” e ipotizzava che «entro il 2000 ci saranno macchine in grado di replicare la mente umana». Difficilmente, però, si potrà ipotizzare una macchina A in grado di sostituirsi all’uomo Alan Turing.

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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