22 May 2017
    Uber

    Il mondo contro Uber

    Il mondo contro Uber è stato modificato: 2015-02-18 di Alessandro Porro

    L’app che consente di chiamare una vettura privata con conducente ha rivoluzionato il mondo del trasporto, ma i governi si muovono per limitarla. 

    Uber non piace proprio a nessuno. L’app che consente di prenotare attraverso il proprio smartphone un’auto con conducente per spostarsi in città sta incontrando parecchie difficoltà e ostacoli in diversi paesi. Non solo i tassisti ma anche molti governi e tribunali si sono messi di traverso.

    Cos’è Uber?
    Sulla carta quella di Uber è davvero una rivoluzione copernicana del trasporto di persone. Bastano uno smartphone con connessione dati, una carta di credito e senza nemmeno telefonare si può prenotare un’auto con autista privato. Un vecchio adagio invita però a “non fare i conti senza l’oste” e in questo caso l’oste sono i tassisti che vedono nell’app una forma di concorrenza sleale, capace di minacciare i già magri guadagni. E le cose non sono certo migliorate con il lancio di UberPop. Grazie al nuovo servizio, privati cittadini in cerca di guadagno hanno potuto mettersi a disposizione, previo colloquio, con la propria auto per effettuare corse e trasportare passeggeri.

    L’opposizione dei taxi.
    Inevitabile che questa novità non piacesse a chi ha investito denaro in una licenza da tassista, sopportando anche i costi di acquisto dell’auto, e che oggi deve fare i conti con la crisi e con un drastico calo delle corse. L’abusivismo nel settore è sempre esistito del resto. A Napoli i taxi abusivi sono quasi un’istituzione e anche Torino qualche anno fa ha scoperto il fenomeno dei “cabu cabu” (storpiatura dell’inglese cab), ragazzi in prevalenza senegalesi che mettevano a disposizione la propria auto per trasportare persone. E proprio a Torino alcuni giorni fa la polizia municipale ha fermato alcuni cittadini che aderendo al servizio UberPop effettuavano corse con le rispettive auto, successivamente sequestrate.

    Questioni di licenza.
    Uber, secondo molti, avrebbe istituzionalizzato una liberalizzazione del mercato che solitamente i governi hanno molte difficoltà ad imporre. A questo si aggiunga che secondo le leggi di molti paesi, tra cui l’Italia, il trasporto di persone anche con auto private deve essere effettuato solo con una licenza. Per rispettare la nostra legge, ad esempio, gli autisti di Uber dovrebbero fare ritorno all’autorimessa al termine di ogni corsa e non restare in strada ad attendere clienti come fanno normalmente i tassisti.

    La “dichiarazione di guerra” dei governi.
    Superato l’iniziale smarrimento, i governi hanno iniziato ad ostacolare apertamente l’app. I primi sono stati Germania e Belgio. Pochi giorni fa anche Paesi Bassi e Spagna hanno sospeso Uber e a fine novembre anche la Thailandia ha messo fuorilegge l’applicazione. Anche in India Uber è stata messa sotto accusa ma per motivazioni radicalmente diverse perché in questo caso uno degli autisti affiliati all’azienda avrebbe minacciato e stuprato una passeggera di 26 anni a New Delhi. L’arresto dell’autista è stato seguito da proteste in tutto il paese e molti hanno accusato l’azienda di non effettuare controlli sui propri autisti, né di non aver dotato le automobili di sistemi di segnalazione GPS come in realtà era stato garantito in precedenza.

    Fa eccezione per il momento solo la Francia dove un tribunale ha stabilito che UberPop non è illegale. Tuttavia i tassisti hanno fatto appello contro la decisione e il governo è già intervenuto diverse volte per limitare gli autisti privati di Uber. Viste le premesse è facile attendersi che ben presto altri paesi porranno un freno al fenomeno, la guerra contro Uber è appena iniziata.

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    Alessandro Porro

    Giornalista dal 2007, laureato in giurisprudenza, ha collaborato per anni con un giornale torinese e con diverse testate online. Appassionato di Francia e questioni francesi in generale.

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