25 March 2017
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    Il morbo della cronaca nera

    Il morbo della cronaca nera è stato modificato: 2014-12-11 di Paolo Morelli

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    La passione del pubblico per la cronaca nera a volte è una scusa per generare traffico sui siti web, ci casca pure il “Corriere della Sera” con Mango.

    La morte di Mango è una disgrazia per il mondo della musica e soprattutto per la sua famiglia, che ha perso anche suo fratello poche ore dopo, in queste situazioni è perciò necessario trattare le notizie con il massimo rispetto. Ma se la morte avviene “in diretta” e magari esiste un video che, se non la fa vedere, lascia veramente poco spazio all’immaginazione, allora la tentazione di pubblicarlo, di correre dietro ai clic e alle visualizzazioni, è troppo, troppo forte.

    Il voyeurismo del Corriere della Sera, ma non solo.
    Succede anche che il primo quotidiano del Paese, il Corriere della Sera, decida per l’ennesima volta – non è nuovo, in genere sul web, a questo atteggiamento – di cavalcare il voyeurismo della morte, una delle prime tentazioni dell’essere umano, pubblicando proprio quel video. Non è certo l’unico e ci sono esempi peggiori (Il Giornale: «Guarda il video choc»), ma dal primo quotidiano del Paese vogliamo aspettarci un comportamento modello. Appena linkato sui social network, il video riceve valanghe di critiche, ma resta lì e persino il presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino (quello che ha denunciato Barbara D’Urso, per intenderci), ha criticato ferocemente questa pratica. Il punto è che il video di un uomo che muore (o che sta per morire) non aggiunge nulla, non rende il lettore più informato. Un uomo muore, è Mango, la morte è stata causata da un infarto mentre si esibiva, che altro c’è da sapere?

    Dopo la pioggia di critiche da parte dei lettori – si faticava a trovare un commento positivo al post su Facebook – il link al video è stato rimosso senza dare spiegazioni. Un atteggiamento, se vogliamo, ancora peggiore, poiché denota l’intenzione di non interagire mai con il pubblico, nemmeno per accogliere le critiche (comportamento che, invece, sarebbe apparso virtuoso). Pessima gestione dei social network, insomma, frutto di un retaggio quasi barocco. Nello stesso momento, il video, che campeggiava nell’home pagine del sito del Corriere, è stato tolto dal luogo più visibile del sito (in alto a destra), per restare linkato al sottotitolo dell’articolo che parla del povero Mango, e comunque sempre disponibile online.

    Va precisato che il video è stato realizzato da un fan di Mango, presente al concerto, e poi caricato su YouTube. Sarebbe stato possibile “embeddarlo” direttamente in un articolo (cioé includerlo come il video che trovate al fondo di questa pagina), ma in questa maniera le visite sarebbero state deviate su YouTube anziché restare sul sito del giornale (stiamo semplificando, ma per farci capire, ndr). La pratica, utilizzata sempre più spesso, di scaricare un video da YouTube per poi caricarlo sul sito del giornale denota il chiaro intento di generare traffico, più che di informare, altrimenti, per il banale diritto di cronaca, basterebbe un link.

    La cronaca nera che piace sempre.
    In apertura, intanto, è rimasta la notizia di cronaca nera sulla terribile storia del piccolo Loris, il bambino di 8 anni trovato morto a poca distanza da casa sua, in provincia di Ragusa. Tanta, tantissima cronaca nera pubblicata in maniera quasi violenta, ossessiva, in modo tale che “non si può non vedere”, quindi “non si può non cliccare”. Ieri faceva eccezione Il Fatto Quotidiano, unico tra i più importanti quotidiani del paese a non aprire con la cronaca nera (Loris o Mango), ma parlando in home page dell’inchiesta su “mafia capitale”. Per quanto, poco più sotto, anche il quotidiano online diretto da Peter Gomez proponesse il video incriminato. Piccola menzione per Il Sole 24 Ore, che apriva con il deficit europeo, sebbene il giornale abbia un taglio decisamente differente rispetto agli altri quotidiani generalisti.

    Da sempre, i lettori – anzi gli esseri umani – sono attratti in maniera quasi morbosa dalla cronaca nera. I primi libri di successo scritti da giornalisti, i quali sperimentarono per la prima volta la commistione tra giornalismo e letteratura dando luogo a un nuovo corso giornalistico, raccontavano casi di cronaca nera. L’esempio lampante, che ha fatto scuola, è A sangue freddo di Truman Capote, libro pubblicato nel 1966 che racconta la storia di due detenuti in libertà vigilata i quali, alla ricerca della cassaforte in casa di un agricoltore del Kansas, uccisero un’intera famiglia, dandosi poi alla fuga e chiamando la Polizia a un’indagine da film poliziesco. Negli anni successivi, uscirono ben tre film ispirati a quel libro. Ma torniamo a noi.

    Correre dietro ai clic.
    È facile interessare il pubblico con la cronaca nera, quindi è anche facile distrarlo da altri argomenti con essa. In questi giorni l’Italia è praticamente squassata dall’inchiesta che ha stravolto Roma e che ha dimostrato l’esistenza di una cupola mafiosa nella Capitale, in grado di “governarla” con l’appoggio di politici e faccendieri, in un sistema di scambi di favori e accordi che nulla ha da invidiare a Cosa Nostra o alla ‘ndrangheta. Il precedente sindaco, Gianni Alemanno, è indagato per associazione mafiosa mentre al sindaco attuale, Ignazio Marino, è stata data una scorta in quanto la “cupola” lo vedeva come un nemico e ci sono preoccupazioni sulla sua sicurezza. La cronaca nera può essere davvero più importante di questo o forse fa comodo aprire il giornale con Loris e Mango anziché con Roma?

    Il problema è proprio questo. Qual è l’intento di una cosa del genere? Volendo evitare di pensare male, l’unica spiegazione che possiamo darci è quella del “traffico”. Il video di un uomo che muore attira visitatori per i motivi di cui sopra, e quindi fa schizzare i dati di visualizzazione di un sito (leggi: “incassi pubblicitari”), ma se la motivazione è questa, sorgono problemi etici di proporzioni enormi. Il ruolo dei giornali dev’essere sì informativo, ma anche educativo, perché se diventano strumenti atti soltanto a titillare gli istinti primari delle persone, allora a cosa servono davvero? Operazioni di questo genere – e ci scaldiamo così perché non accadono una volta ogni tanto – non fanno altro che distruggere il concetto che sta alla base del giornalismo, cioè quello di dare un servizio alle persone, non di creare ulteriore disagio soddisfacendo biechi bisogni da voyeur anziché concentrarsi sull’informazione. Inoltre, per chiudere il cerchio, la famiglia di Mango ha chiesto di non pubblicare il suddetto video, quindi tutte le eventuali motiviazioni addotte dai giornali cadono. Anche se l’etica non va messa in campo solo dietro un’esplicita richiesta.

    In ogni caso, Mango, preferiamo ricordarlo così. Buon viaggio, Pino.

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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