19 August 2017
    haruki_murakami

    Il mondo di Murakami

    Il mondo di Murakami è stato modificato: 2015-03-30 di Cecilia Russo

    Haruki Murakami, uno degli scrittori giapponesi più apprezzati del mondo, protagonista di una lettura originale durante l’ultimo giorno di Biennale Democrazia.

    biennale_democrazia_logo

    Ieri, durante l’ultima giornata di Biennale Democrazia 2015, a parlare al pubblico del romanzo L’uccello che girava le viti del mondo del giapponese Haruki Murakami, ormai celebre anche in Occidente, non è stato un critico letterario o un docente universitario, ma un appassionato lettore, un fan di Murakami: Gregorio Botta, vicedirettore del quotidiano La Repubblica. Botta è anche un artista ed esporrà una sua opera a Torino, nella chiesa del Sacro Volto, da aprile a giugno, in occasione dell’Ostensione della Sindone.

    Botta, accompagnato dalle letture dell’attrice Lorena Senestro, ha cercato di svelare la complessità e la bellezza della scrittura di Murakami.

    Lo stile di Murakami.
    Murakami, autore giapponese tradotto in 50 lingue in tutto il mondo ha tratti inconfondibili come i suoi classici incipit: «una scena di vita quotidiana – ha spiegato Botta – in cui irrompe un evento inatteso che il lettore dimenticherà nel corso della lettura, ma che alla fine sarà la chiave di volta per la comprensione del romanzo: una normalità leggermente disturbata».

    I protagonisti dei suoi romanzi sembrano essere sempre la stessa persona, seppure abbiano età diverse e vivano vicende differenti, sono sempre soggetti con relazioni sociali assenti o molto difficili. Sono degli asociali, spesso borderline: «Murakami – ha continuato Botta – ha la capacità di descrivere una persona in cui tutti si possono riconoscere, perché anche chi è perfettamente integrato ha dei lati di inadeguatezza». Murakami ha dichiarato di voler mettere in scena il disagio dello stare al mondo.

    Magia e musica.
    In quasi tutti i romanzi di Murakami c’è una zona divisa tra realtà e irrealtà, l’unico romanzo in cui la magia non compare è Norwegian Wood (1987) che secondo Botta è un romanzo tristissimo, in cui compare solo la sofferenza psichica e tutti i personaggi, escluso il protagonista, si suicidano. Secondo Murakami è la magia il luogo in cui tutto muta, in cui è possibile persino il lieto fine.

    Nel suo romanzo più celebre IQ84 l’autore ha descritto la sua scrittura. Botta ha spiegato che è come se l’autore sopraffacesse il lettore con un’iper-realtà per poi fargli cogliere quanto questa realtà sia fragile. Murakami non scrive fantasy, ha una ragione letteraria molto forte che lo muove a scrivere. Riprende la letteratura romantica rispetto alle tematiche del sogno e della notte. C’è molto sesso nei romanzi dell’autore ma è sempre descritto da una scrittura molto piana, quasi meccanica, senza mai inserire nessun tipo di romanticismo. Il linguaggio per Murakami serve a comunicare, per questo non dev’essere troppo ornato.

    murakami_biennale_democrazia

    Gregorio Botta commenta Murakami.

    In tutti i libri dell’autore c’è sempre una grande presenza della musica che viene citata continuamente. Lo stesso romanzo è spesso costruito come se fosse una sinfonia. Le tematiche, che il lettore ritroverà nel corso della lettura dei romanzi, segneranno tracce segrete che poi troveranno un senso nel finale. Per Murakami, poi, i nomi devono corrispondere alla profonda identità del personaggio e cambiano quando le vicende volgono al termine e tutto torna al proprio posto.

    L’uccello che girava le viti del mondo.
    Nel romanzo, uscito tra il 1994 e il 1995, il protagonista si licenzia senza sapere bene il perché, semplicemente sentendosi inadeguato: è un uomo che si sente schiacciato dal non senso. Quest’uomo è sposato, ma a un certo punto nel suo matrimonio qualcosa fa spegnare la corrente e la moglie sparisce, senza lasciare tracce. Del trentenne Toru Okada, questo è il suo nome, il lettore sa che ha perso il gatto ed è entrato in contatto con due sorelle maghe per ritrovarlo. Odia il fratello della moglie, un brillante manager, e proprio con la moglie, prima di sposarsi, ha frequentato un saggio preveggente.

    Tutto il romanzo è ambientato in Giappone, dove qualunque oggetto possiede un’anima. Il romanzo è permeato da atmosfere oniriche, da un realismo magico. La scrittura è molto fredda, fatta di descrizioni molto ripetitive, meticolose e tutti i personaggi sono descritti come se l’autore li stesse osservando attraverso un microscopio. Tuttavia l’autore non esprime mai giudizi nei confronti degli eventi, sembra quasi voler trasmettere lo scorrere del tempo e non vi è mai nessuna descrizione psicologica dei personaggi, l’autore non spiega il perché delle cose, mostra solo i fatti.

    Il romanzo è caratterizzato dalle tematiche della perdita, di un flusso che viene bloccato e dalla tematica dell’acqua. Botta ha spiegato che a suo avviso il libro avrebbe dovuto intitolarsi “il pozzo” perché questo elemento torna tantissime volte nella storia. Il protagonista di questa storia sa che la chiave per ritrovare la moglie è proprio il pozzo. In questa storia d’amore ci sono echi di Orfeo e Euridice, ma anche di Amore e Psiche: è come un Orfeo che deve attraversare gli inferi per ritrovare il suo amore, ma è anche Amore rispetto al fatto che all’inizio il sentimento è una forza cieca, che poi ha bisogno di conoscenze per essere portato a compimento. «Questo romanzo è l’ennesima storia d’amore a lieto fine – ha concluso Botta – ma la bravura di Murakami sta nello svelare, dalla banalità della quotidianità, quei territori più addormentati e scuri della mentalità umana».

    Foto in copertina: hype.my

    Print Friendly
    Cecilia Russo

    PhD Student presso l'Università degli Studi di Torino, ha insegnato per alcuni anni francese e materie in lingua francese presso alcuni istituti di istruzione secondaria. Francesista, è appassionata di letteratura e di viaggi.

    Seguici su Facebook

    Resta aggiornato su Twitter