25 November 2017
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    Il piano Juncker per il rilancio

    Il piano Juncker per il rilancio è stato modificato: 2016-01-26 di Alberto Marenco

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    Come funziona il piano di investimenti presentato da Juncker, che dovrebbe rilanciare l’economia in Europa a partire dal 2015.

    Il nuovo piano di investimenti previsto dalla Commissione europea, guidata da Jean-Claude Juncker, prevede un complesso sistema di prestiti bancari alle imprese dei paesi dell’Unione, che secondo gli studi dovrebbero stimolare un giro di affari superiore di 15 volte agli investimenti fatti, dando una scossa all’economia. Il piano sarà presentato nazione dopo nazione: ha iniziato la Romania, a gennaio tocca all’Italia.

    Premesse e promesse dell’UE.
    Il Vicepresidente della Commissione europea responsabile per l’Occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, Katainen, ha dichiarato: «Il nostro messaggio è perfettamente chiaro: stiamo lavorando a ritmo serrato per far affluire nuovi investimenti ad iniziative imprenditoriali a corto di liquidità, alle start-up, agli investimenti infrastrutturali quali i trasporti o la banda larga nonché a nuove scuole e ospedali. Ci siamo messi all’opera con la volontà di spiegare agli operatori pubblici e privati come prendere parte all’iniziativa».

    Lo stesso Jyrki Katainen, ha dato il via a una campagna di comunicazione itinerante (che dovrebbe toccare tutti i paesi membri dell’UE entro il prossimo ottobre), per promuovere il piano di investimenti della Commissione Juncker. Nella prima tappa in Romania (la seconda sarà in Italia il prossimo gennaio), Katainen è stato accompagnato da Corina Creţu, Commissaria responsabile per la Politica regionale e oltre ad aver incontrato il primo ministro Victor Ponta, il Presidente designato Klaus Iohannis e il portavoce del senato Călin Popescu Tăriceanu, ha tenuto una conferenza dal titolo “An investment boost to Europe” (un aumento degli investimenti in Europa), che prevede anche la partecipazione del governatore della Banca nazionale di Romania, al fine di promuovere questa opportunità in presenza di 100 potenziali investitori ed imprese.

    Ma in cosa consiste questo piano? Dal sito della Commissione Europea si può trovare il riassunto dei tre punti principali sul quale verterà il piano di investimenti.

    La mobilitazione delle risorse di investimento.
    L’intento è fornire ai potenziali investitori (del settore pubblico e privato), nonché a coloro che aspirano a beneficiare dei finanziamenti in futuro, informazioni pratiche sulle modalità di funzionamento del nuovo Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) e di partecipazione all’iniziativa.

    Grazie al forte sostegno politico degli Stati membri e del Parlamento europeo, il nuovo Fondo europeo per gli investimenti strategici potrebbe essere istituito nel giugno 2015, con la disponibilità di finanziamenti per i progetti nell’autunno 2015. Per le PMI i finanziamenti potrebbero essere disponibili anche prima di tale data, in quanto viene rafforzato l’attuale Fondo europeo per gli investimenti.

    La nuova riserva di progetti.
    Nell’ambito del piano di investimenti verrà creata una riserva di progetti validi e affidabili, passati al vaglio da esperti indipendenti, che esercitino un richiamo sugli investitori. La campagna di comunicazione itinerante fornirà informazioni su come le parti interessate, tra cui gli Stati membri, le regioni o i promotori di progetti, possono presentare i progetti da esaminare, nonché sui servizi erogati da una nuova piattaforma di assistenza tecnica, per garantire che tali progetti siano ben strutturati e conformi ai requisiti normativi.

    Le riforme normative.
    La campagna di comunicazione itinerante raccoglierà il sostegno politico al fine di attuare, a livello di UE e nazionale, le riforme normative fondamentali per eliminare gli ostacoli agli investimenti, aprire nuove opportunità di investimento (in settori quali i mercati digitale, dell’energia e dei capitali) e modificare in modo permanente il contesto per gli investimenti in Europa.

    Il piano prevede un effetto moltiplicatore da 1 a 15, cioè che un euro pubblico sarebbe in grado di mobilitarne fino a 15 nell’investimento complessivo per un totale di circa 315 miliardi di euro, si parte perciò da 21 miliardi di risorse comunitarie effettive messe in campo dall’Unione, che a tal proposito ha creato uno strumento chiamato Fondo europeo per gli investimenti strategici (Feis o, in inglese, Efsi) gestito dalla Bei (Banca europea per gli investimenti), la quale ha stanziato 5 dei 21 miliardi.

    Superare la mancanza di fiducia.
    La situazione è piuttosto complicata e, come dichiarato da Marcel Fratzscher, presidente del Deutsches Institute fur Wirtscharfsforschung, è proprio l’assenza di fiducia che non dà ritorni adeguati nell’investimento di medio e lungo termine.

    «Attualmente in Europa – ha spiegato – c’è una liquidità enorme e occorre chiedersi perché non si spenda in progetti. Ciò è vero per l’Europa come è vero in particolare per la Germania: in molti paesi, in Italia e Spagna per esempio, molte banche hanno a disposizione un’ampia liquidità, ma il costo del denaro per chi deve investire resta a livelli non accettabili». Sempre secondo Fratzscher «il vantaggio (del piano Juncker) è che le istituzioni europee forniscono le garanzie: se il progetto di investimento fallisce la Ue si assume il rischio della prima perdita e per le imprese impegnate in progetti economicamente interessanti, che hanno una prospettiva di profitto, ciò costituisce il valore aggiunto dell’operazione. A questo punto la speranza è che funzioni».

    Condividere i rischi.
    Ecco allora spiegato il tour promozionale iniziato da Katainen in cerca di investitori pubblici e privati, che siano pronti a credere in uno strumento comune pubblico per la condivisione di una parte del rischio di mercato. La Commissione spiega che il fine del Fondo per gli investimenti strategici è usare meglio le risorse del bilancio Ue, i 21 miliardi di cui dispone servono per poter arrivare in tre anni a 60 miliardi di capacità di prestito della Bei.

    Il messaggio sul quale la Commissione Juncker sta facendo leva è che «occorre passare dalla visione nazionale alla visione europea degli investimenti, nel senso che i progetti che passano dal Fondo sono di fatto privilegiati», cioè godono di uno “sconto” in relazione alla valutazione dell’indebitamento pubblico, quindi l’idea della Commissione è che «ciò che fa bene a un paese fa bene anche gli altri perché l’effetto positivo degli investimenti si diffonde oltre i confini nazionali».

    Foto: europarl.it

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    Alberto Marenco

    Nato ad Asti nel 1988. Laureando in Culture moderne comparate a Torino, frequenta un master in Editoria e Comunicazione a Roma presso l'Istituto Comunika. Ha collaborato con settimanali sportivi locali, un quotidiano on line e ha lavorato in un ufficio stampa. Ama viaggiare e conoscere nuove culture, altri modi di vivere e di pensare. Non ha paura di ciò che non conosce ma ne è affascinato.

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