28 March 2017
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    Il Premio Pulitzer è “glocal”

    Il Premio Pulitzer è “glocal” è stato modificato: 2015-04-22 di Paolo Morelli

    Ma ci sono brutte notizie: uno dei vincitori del Pulitzer ha cambiato lavoro perché, facendo il giornalista, non riusciva a pagare l’affitto.

    Due giorni fa, la Columbia University di New York ha annunciato i vincitori del Premio Pulitzer 2015. Quello che colpisce, e che si è rivelato come una piacevole sorpresa, è l’assegnazione del premio come “pubblico servizio” (il Premio Pulitzer per eccellenza) al giornale locale Post and Courier di Charleston, South Carolina. Lo stesso premio, nel 2014, andò al Guardian e al Washington Post per lo scandalo Datagate, scaturito dalle dichiarazioni di Edward Snowden, di cui si parla ancora oggi.

    Il giornalismo locale che diventa globale.
    Non è usuale che la sezione più prestigiosa del Premio Pulitzer incoroni un giornale locale, anche perché nell’immaginario comune, il “Pulitzer” è qualcosa di internazionale. Eppure il Post and Courier ha vinto con un’inchiesta che possiamo definire “locale”, i cui articoli, secondo la giuria della Columbia University, «hanno chiarito perché il South Carolina è tra gli Stati con il più alto tasso di mortalità tra le donne e affrontato la questione di cosa è possibile fare». Il lavoro del quotidiano – che ha una tiratura di 85.000 copie al giorno – ha messo in luce i fallimenti delle autorità del South Carolina nel bloccare l’esplosione dei femminicidi, con una donna uccisa in casa ogni 12 giorni.

    Spicca, tra i premi 2015, il Daily Breeze, piccolo quotidiano di Torrance, California, che si è aggiudicato il premio per il giornalismo locale (c’è una sezione dedicata). La storia è interessante per due motivi, uno bello e uno brutto. Il primo, quello positivo, riguarda l’approccio. Non c’è niente di innovativo nel fare del buon giornalismo, perché il metodo di base è sempre lo stesso. Mettendo semplicemente insieme dati e leggi, i giornalisti Rob Kuznia, Rebecca Kimitch e Frank Suraci hanno evidenziato il fenomeno della corruzione in un distretto scolastico molto povero. L’inchiesta ha portato alle dimissioni di un sovrintendente e alla modifica di una legge statale.

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    Rob Kuznia.

    Non si vive di solo giornalismo.
    Veniamo però alla parte brutta. Rob Kuznia, uno dei tre premiati, ha cambiato lavoro. Come ha spiegato LA Observed: «[…] ha ammesso, con un po’ di rimpianto, che non fa più il giornalista: ha detto che non riusciva ad arrivare alla fine del mese lavorando al giornale e dovendo pagare un affitto nella zona di Los Angeles». Il paradosso messo in evidenza dal Premio Pulitzer – che comunque, va detto, era già “glocal” prima di questi premi – è che nei quotidiani locali è possibile fare dell’ottimo giornalismo, al punto da risollevare la professione, ma allo stesso tempo è ancora più complesso vivere di quel giornalismo. È vero che i costi di un quotidiano locale sono ridotti a quelli di un quotidiano nazionale, ma sono ridotte anche le entrate e spesso, per fare il giornalista, è necessario fare anche un altro lavoro.

    Può il giornalismo “glocal” essere la strada da percorrere per superare la crisi dell’editoria? Le storie del Post and Courier e del Daily Breeze dimostrano che del buon giornalismo, basato sul metodo “originale”, c’è sempre bisogno. La storia personale di Kuznia, però, solleva evidenti dubbi di sostenibilità per questa professione. Il bisogno c’è – pare – ma nessuno investe abbastanza per soddisfarlo. Un paradosso che non si riesce ancora a superare.

    Gli altri premi.
    Per tornare ai premi 2015, le “ammiraglie” ci sono sempre. Il New York Times ha vinto addirittura tre premi: giornalismo investigativo (Eric Lipton, insieme allo staff del Wall Street Journal), cronaca internazionale e fotografia (Daniel Berehulak). Due riconoscimenti, invece, sono andati al Los Angeles Times: giornalismo d’approfondimento (Diana Marcum) e critica giornalistica (Mary McNamara). I riconoscimenti vanno dalla cronaca di una frana a un reportage sull’Ebola, gli argomenti premiati abbracciano, come sempre, tutte le necessità dei lettori.

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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