17 October 2017
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    Il negazionismo sarà combattuto per legge

    Il negazionismo sarà combattuto per legge è stato modificato: 2015-02-11 di Paolo Morelli

    Il Senato ha approvato stamattina il ddl sul reato di negazionismo. La questione tocca anche il web e, soprattutto, rischia di creare martiri.

    Il Senato ha approvato, questa mattina, il DDL sul reato di negazionismo, che viaggiava tra le Camere dal 2013. Il documento è stato approvato con 234 voti a favore, 3 contrari e 8 astenuti: sarà punito con la reclusione fino a 3 anni e una multa fino diecimila euro chi farà «apologia, negazione o minimizzazione dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità o dei crimini di guerra».

    Sarà punita anche la propaganda fondata «sulla superiorità dell’odio razziale, etnico o religioso, con particolare riferimento alla violenza e al terrorisimo». La parte più interessante è l’estensione del disegno di legge a casistiche più attuali: «[…] atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, anche mediante l’impiego diretto od interconnesso di sistemi informatici o mezzi di comunicazione telematica ovvero utilizzando reti di telecomunicazione disponibili». Ora il documento passa alla Camera dei Deputati.

    Le perplessità.
    Il rischio, tuttavia, è che il reato di negazionismo si trasformi, involontariamente, in un reato di opinione. Si modifica, intanto, il reato che già puniva le discriminazioni e l’odio razziale, inserendo l’aggiunta relativa alla Shoah e, più in generale, ai crimini di guerra. Come ha spiegato Renzo Gattegna, presidente delle Comunità Ebraiche Italiane, a Repubblica: «Questo provvedimento costituisce un baluardo per la difesa della libertà di tutti, mirato a colpire i falsari che negano la Shoah, di offenderne le vittime e di colpire chi difende il valore universale della Memoria».

    Come ha sottolineato la senatrice a vita Elena Cattaneo, che si è astenuta dal voto, il provvedimento sarebbe sbagliato perché «nei paesi che hanno adottato leggi contro il negazionismo, i media sono diventati una cassa di risonanza per queste teorie». La questione è stata sottolineata anche dal senatore Francesco Campanella (ex M5S, ora Misto-Italia lavori in corso): «La Shoah va spiegata nelle scuole».

    La Legge accompagni la Cultura.
    Le intenzioni della Commissione presieduta dalla senatrice Rosaria Capacchione, si sono mosse nella direzione opposta a quella del reato di opinione. Si è scelto, infatti, di modificare la legge Reale sulle discriminazioni. Come già accaduto per la legge Mancino, però, il rischio è sempre quello di creare una “attrattiva nel divieto”, trasformando in finti martiri quei negazionisti che dovessere subire condanne a seguito di questa legge che, in ogni caso, deve prima passare alla Camera.

    Il passo in avanti c’è, ma deve essere accompagnato da una condizione culturale che racconti la Shoah e le atrocità della Seconda guerra mondiale. La salvaguardia della memoria non può essere demandata alla Legge, altrimenti diventa contestabile e opinabile, soprattutto da chi, per natura, la Legge vuole sovvertire. Al contrario, la cultura è l’arma più forte – certo, se accompagnata da una legge ben venga – ma proprio per questo motivo bisogna investire su di essa, potenziando le istituzioni culturali e, soprattutto, l’educazione nelle scuole. La Shoah va letta, guardata, sentita raccontare, insegnata. Questo però non va fatto soltanto il 27 gennaio, magari sperando che, per il resto dell’anno, sia la Legge a tenere buoni tutti.

    Il web.
    Il capitolo legato a Internet, poi, avrà sicuramente bisogno di interventi legislativi mirati, perché se sui social network esistono numerose dimostrazioni di negazionismo (e anche degli altri reati), è anche vero che le politiche messe in atto dalle piattaforme social sono, spesso, piuttosto blande. È il caso di Facebook, dove pullulano pagine che non solo propagandano il negazionismo, ma portano avanti apologie al Fascismo o al Nazismo. Internet è, oggi, lo strumento principale per l’informazione e la propaganda, perciò è necessario intervenire soprattutto lì.

    L’introduzione del reato di negazionismo è sicuramente positiva, ma l’intervento dello Stato non può fermarsi a questo, deve occuparsi anche del web. Il problema, però, è che quando lo Stato tocca il web lo fa a tappeto, senza considerare che il non-luogo di Internet è liquido, in costante divenire, e non può essere imbavagliato in toto con interventi orizzontali. Il negazionismo può essere, però, l’occasione per chiedere (anzi, obbligare) piattaforme come Facebook, ad esempio, ad avere politiche più stringenti e coerenti.

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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