24 July 2017
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    Il voto alle donne e le mimose, 70 anni fa

    Il voto alle donne e le mimose, 70 anni fa è stato modificato: 2016-03-01 di Paolo Morelli

    Il 2 febbraio 1945, in Italia, entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne. Un anno dopo, il 10 marzo 1946, votarono per la prima volta.

    La storia del suffragio universale femminile si intreccia con l’8 marzo e con le mimose. Non è una semplice associazione di idee ma una banale ricostruzione storica. Già nel 1943, le donne assunsero un ruolo importante e riconosciuto nella Resistenza italiana, con la formazione dei Gruppi di Difesa della Donna, fondati a Milano per iniziativa del Partito Comunista, che assistevano le famiglie in difficoltà e supportavano i partigiani, erano composti da donne di ogni fede politica. Con il passare del tempo, si estesero in tutto il Nord Italia rivelandosi fondamentali per il supporto alla Resistenza partigiana, in grado di mettere in seria difficoltà i nazifascisti nelle città da loro stessi occupate.

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    Le donne italiane hanno diritto al voto.

    Man mano che l’Italia veniva liberata dall’occupazione, nel dibattito politico entrava con forza la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna, soprattutto alla luce del valore dimostrato durante la guerra. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (Democrazia Cristiana) e Palmiro Togliatti (Partito Comunista). Nacque, nel frattempo, l’UDI – Unione Donne Italiane, orientata a sinistra, dalla quale, poco tempo dopo, si staccò il CIF – Centro Italiano Femminile, orientato verso posizioni cattoliche. Entrambe le organizzazioni furono promotrici del noto opuscolo “Le donne italiane hanno diritto al voto”, redatto dall’insegnante e partigiana Laura Lombardo Radice. Nel gennaio del 1945, la voce delle donne si fece sentire con forza tra gli alti gradi dell’embrionale governo repubblicano. C’era bisogno di lasciarsi alle spalle, il prima possibile, il buio Ventennio fascista, anche se l’Italia non era stata ancora completamente liberata.

    Il decreto Bonomi.

    Il 20 gennaio Togliatti scrisse a De Gasperi per chiedere di portare la questione del suffragio universale nell’imminente Consiglio dei Ministri, in programma per il 30 gennaio 1945. Il presidente del Consiglio, esautorato Mussolini, era Ivanoe Bonomi, che aveva anche l’interim del Ministero degli Interni, Togliatti era il suo vice mentre De Gasperi presiedeva gli Affari esteri. Era un ordinamento provvisorio che iniziava a porre le basi per la svolta verso la Repubblica. Il 30 gennaio, finalmente, si discusse del voto alle donne, che trovò quasi tutti i partiti d’accordo nell’approvarlo quando, il giorno successivo, un decreto luogotenenziale conferì il diritto di voto alle donne con almeno 21 anni di età. Il “decreto Bonomi” entrò in vigore il 2 febbraio 1945, è da quella data che le donne, in Italia, hanno visto ufficialmente riconosciuto il proprio diritto di voto. Esattamente 70 anni fa.

    La prima chiamata “universale” alle urne.

    Mancava, però, l’accesso all’elettorato passivo, cioè la possibilità di essere elette. L’UDI inviò un telegramma a Bonomi per sollevare la questione, che però ebbe un iter molto più lungo e articolato. Le donne avrebbero dovuto aspettare un altro anno per vedere riconosciuta anche la possibilità di candidarsi e ottenere, almeno dal punto di vista normativo, l’equiparazione agli uomini. Questo nuovo decreto, emanato il 10 marzo 1946, coincise con la prima chiamata al voto del popolo femminile. Non fu, infatti, con il referendum repubblicano che le donne si presentarono per la prima volta alle urne, ma con le elezioni amministrative del 10 marzo 1946, che coinvolsero 5722 comuni in 5 tornate, tra il 10 marzo e il 7 aprile. I rimamenti 1383 comuni furono rinnovati tra ottobre e novembre. A Torino si votò il 10 novembre 1946 e vinse il Partito Comunista con il 33% dei voti.

    Le mimose di Teresa Mattei.

    La data storica del 10 marzo 1946 quasi si sovrapponeva all’8 marzo, era quindi impossibile non sottolineare quella curiosa coincidenza storica. Serviva un fiore da regalare alle donne, perché diventasse un simbolo di quel momento anche negli anni a venire. Teresa Mattei, dirigente nazionale dell’UDI, ne discusse con Luigi Longo, futuro segretario del Partito Comunista e allora membro della Consulta nazionale. Lui propose le violette, lei invece spinse per le mimose, che erano «un fiore povero, facile da trovare nelle campagne». Il fiore fu associato a quella speciale Giornata Internazionale della Donna e non se ne staccò più. Tre mesi dopo, Teresa Mattei fu eletta all’Assemblea Costituente, in quel 2 giugno 1946 nel quale gli italiani scelsero la Repubblica e scelsero anche a chi affidare la redazione della nuova Costituzione. Fu la donna più giovane dell’intera assemblea. È scomparsa due anni fa, all’età di 92 anni, il 12 marzo. Un’altra quasi coincidenza.




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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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