24 November 2017
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    Ingannati dai post contro gli immigrati      

    Ingannati dai post contro gli immigrati       è stato modificato: 2015-06-12 di Paolo Morelli

    Immigrati ovunque, post contro gli immigrati ovunque. Un chiasso continuo che uccide il senso critico, il problema è più ampio.

    Ciclicamente, l’odio verso gli immigrati ritorna, alimentato da pochi fatti di cronaca che vengono prontamente cavalcati dalla politica e da certa stampa. Il risultato è che il singolo avvenimento viene enfatizzato, il crimine, in sé, passa in secondo piano, la colpa diventa la provenienza. La razza, l’etnia. Concetti talmente arcaici che oggi non hanno più senso, ma che tornano in auge insieme all’odio verso lo straniero, verso gli immigrati. Perché è necessario creare un confine chiaro e definito tra noi (quelli buoni) e loro (quelli cattivi), per questo il concetto di razza fa sempre comodo, soprattutto se ad alimentarlo ci sono le differenze di lingua, religione o colore della pelle. Insomma, poco più in là del Medioevo.

    L’argomento va di moda, i post contro gli immigrati sono tra i più condivisi sui social network, per questo fioriscono pagine e account che diffondono centinaia di bufale sui crimini degli immigrati (o enfatizzano oltremisura quelli veri). Il successo è tale che, oramai, il fenomeno è fuori controllo. La situazione politica non aiuta, nemmeno quella mediatica (non totalmente, in verità), ma la negazione di questo problema è ancora peggiore. Chi condivde i post contro gli immigrati non si cura di verificare le informazioni. Non ci crede nemmeno quando si dimostra la falsità dei post. Ha deciso che gli immigrati sono brutti e cattivi, quindi qualunque virgola a dimostrazione di questa tesi sarà innalzata a sommo faro di verità. Si tende a semplificare, offrendo descrizioni approssimative di fenomeni complessi e dando soluzioni sbrigative a problematiche globali. Immigrazione? Blocchiamo le navi. Potremmo sempre alzare un muro di cemento sulle coste, che ci va?

    Poche idee ma confuse.
    L’immigrazione è un problema serio che va affrontato con pacatezza e buonsenso, senza oscillare tra una fazione e l’altra come un pendolo. Eppure, con questo chiasso costante in cui vale tutto, ma proprio tutto, è quasi impossibile spiegare anche il benché minimo concetto. Il chiasso dei social network è il chiasso della mente di chi li usa. È lo stesso chiasso di chi non ascolta opinioni diverse dalle proprie, di chi non crede ai fatti quando i fatti contraddicono le idee. Dunque i social network sono un sintomo, una cartina di tornasole del chiasso che si fa sempre più insistente, devastante, travolgente. Il chiasso che radicalizza le opinioni e crea gruppi definiti, che cancella le sfumature e crea un mondo tutto bianco o tutto nero. Quando invece il mondo in cui viviamo è caratterizzato da un’infinita gamma di colori.

    Vuoi vedere che, probabilmente, Umberto Eco ha ragione? «I social network danno diritto di parola a legioni di imbecilli» ha detto, qualche giorno fa, all’Università di Torino, scatenando innumerevoli polemiche. Il punto è che non tutti quelli che usano i social network sono degli imbecilli, ovviamente, ma gli imbecilli urlano più forte. E allora è difficile smontare una bufala sugli immigrati se «legioni di imbecilli» continuano a condividere notizie false, probabilmente costruite ad arte per sfruttare i clic a fini di marketing o per sostenere la campagna politica di questo o quello. Anche perché l’argomento «immigrati» è diventato virale, funziona.

    La preoccupazione è altrove.
    Manca il senso critico, la capacità di ragionare su un fatto e di pesarlo, inserendolo in un contesto. È lì che si sviluppa l’inganno, è grazie a queste mancanze che riescono a farci credere che gli immigrati ci stanno invadendo, mentre la situazione è decisamente più complicata in Paesi come la Grecia. Oramai anche la parola «immigrati» ha assunto una connotazione negativa, anzi spregiativa, utilizzata come spauracchio per agitare le folle. Sulla caccia agli immigrati si costruiscono interi programmi politici, come se fossero loro la causa dei problemi di un intero Paese. L’immigrazione è un problema e va affrontato, ma non è un’emergenza. Parlare di «emergenza» permette di prendere decisioni drastiche, poco ragionate ma universalmente accettate. La vera emergenza, invece, riguarda la carenza di senso critico, con la fatale inclinazione a credere e diffondere a bufale invereconde sugli immigrati.

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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