20 November 2017
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    Innovazione sociale: l’importanza del cibo

    Innovazione sociale: l’importanza del cibo è stato modificato: 2015-04-14 di Paolo Morelli

    Torino e l’innovazione sociale: alcuni esempi testimoniano l’importanza del cibo per creare comunità. Anche in altre città.

    Nel momento storico che stiamo vivendo, la lotta agli sprechi di cibo sta diventando sempre più una priorità, almeno per le comunità locali. Nella costante opposizione tra locale e multinazionali, sono diverse le iniziative che coinvolgono quartieri urbani al fine di economizzare e ottimizzare il consumo di cibo. Se poi l’alimentazione si fa con prodotti cosiddetti “a chilometro zero”, o più semplicemente sani e genuini, è ancora meglio.

    Piccoli progetti, piccole comunità.
    Attraverso alcune iniziative che abbiamo avuto la fortuna di documentare in una città come Torino, siamo entrati in contatto con piccole realtà che portano avanti piccoli progetti. C’è Last Minute Sotto Casa, che sta crescendo sempre più in fretta (superando di gran lunga i confini cittadini) e che mette in contatto i commercianti, il loro cibo invenduto e i clienti che vogliono risparmiare. Poi ci sono altre iniziative come la social street, che non nasce a Torino ma che in questa città è finalmente arrivata. L’obiettivo, qui, è creare una comunità di quartiere che permetta ai “vicini di casa” di parlarsi tra loro. Sembra scontato, ma è proprio la città il luogo in cui si sviluppa maggiormente la solitudine umana. Tra le attività della social street, c’è il recupero del cibo invenduto, con relativa ridistribuzione, dei locali di quartiere (si sta sviluppando principalmente nelle zone Vanchiglia e San Salvario). Anche qui, è il cibo che unisce, perché l’invenduto viene recuperato e messo a disposizione della comunità.

    Lotta agli sprechi di cibo per mangiare insieme.
    Lo stesso principio è alla base di Fa bene, progetto che coinvolge tre mercati torinesi (con presupposti per l’allargamento) e diversi gruppi di famiglie in difficoltà economica. Le persone ricevono il cibo, spesso fresco, che non possono comprare, in cambio restituiscono alla comunità delle ore di volontariato. Inoltre, poi, è consuetudine mangiare il insieme agli altri il cibo ricevuto, investendo quindi sulla comunità. Come accade frequentemente, chi è in difficoltà economica tende a isolarsi, mentre avrebbe bisogno di altre persone al proprio fianco. Un principio che ritroviamo anche nel Fornello Popolare, il progetto avviato dal CCCTO riprendendo il concetto “storico” del fornello popolare aperto dall’Istituto Faà di Bruno quasi un secolo e mezzo fa. Al “fornello” si mangia e si beve a buon prezzo, ma soprattutto ci si porta il cibo da casa e lo si cucina lì, magari insieme a dei perfetti sconosciuti che, da quel momento, diventano compagni di pasto.

    Recuperare le tradizioni.
    Non servono grandi invenzioni per fare innovazione sociale oggi, le idee esistono già e arrivano dalla Storia e dalla tradizione. Il concetto di comunità è antichissimo e il cibo costituisce un canale fortissimo per la sua creazione. Oggi cerchiamo con insistenza i prodotti “naturali”, molte persone coltivano piante alimentari sul proprio balcone in città e il fenomeno degli orti urbani è in netta crescita. La caratteristica principale della città, però, è quella di avere moltissime professioni iper-specializzate: per ogni persona è indispensabile avere altre persone cui affidarsi. Se a questo si aggiungono le difficoltà tipiche della solitudine, frutto dell’individualismo che caratterizza la vita umana di oggi, allora la strategia per essere uniti non può prescindere dal cibo.

    La tecnologia come alleato.
    Tornare alla Natura, poi, non taglia fuori la tecnologia, che anzi può rivelarsi un alleato formidabile. Già la social street, per fare un esempio, usa Facebook come canale privilegiato per tenere i contatti con tutti in qualunque momento, non per pubblicare gattini o bufale. Ci sono poi diverse startup che riprendono questi concetti, oltre alla già citata Last Minute Sotto Casa, in occasione di Expo 2015 (dimenticando, in questa sede, tutte le contraddizioni che si porta dietro) sarà presentata l’app FeedMe, che darà la possibilità di condividere la propria tavola imbandita con altre persone, che naturalmente possono contribuire portando del cibo. Il cibo, il recupero, la condivisione, la comunità: l’innovazione sociale passa anche da qui.

    Foto: senzabarcode.it

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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