23 July 2017
    marco_mezzalama

    Internet è pericolosa perché noi siamo pericolosi

    Internet è pericolosa perché noi siamo pericolosi è stato modificato: 2015-02-13 di Paolo Morelli

    Abbiamo parlato di sicurezza sul web con il prof. Marco Mezzalama, uno dei massimi esperti in Italia, intervenuto ieri a Giovedì Scienza: «Internet ci rispecchia».

    Marco Mezzalama si può considerare uno dei massimi esperti della sicurezza web in Italia, un tema che si sta imponendo sempre più spesso nelle cronache, soprattutto alla luce degli ultimi provvedimenti in materia di lotta al terrorismo. È sul web che i reclutatori dell’Isis fanno propaganda, è sul web che Anonymous dà battaglia allo Stato islamico (ma non solo), è sul web che lo Stato vuole operare una stretta significativa. Come ci ha spiegato il professor Mezzalama, poco prima del suo intervento di ieri al Teatro Colosseo Torino, ospite di Giovedì Scienza, la questione è molto più semplice di quanto sembri.

    Tecnologie pervasive.
    «Anche nel 1800
    – ha spiegato – si parlava di “sicurezza”, sebbene il web non esistesse. La questione, invece, è che oggi esistono tecnologie che sono decisamente più invasive di altre». Il professore, che insegna Sistemi di Elaborazione al Politecnico di Torino, si è a lungo occupato di sicurezza dei sistemi informatici, dedicando diverso tempo allo studio delle tecniche di intrusione, sulle quali, oggi, si combattono delle vere guerre.

    «Con la pervasività di oggi – ha raccontato – è molto più semplice entrare in un’area riservata e carpire informazioni. Ma questo non vale solo sul web, basta ascoltare con attenzione le conversazioni telefoniche dei passeggeri che si incontrano sul pullman o in treno per acquisire dettagli riservatissimi sulla vita privata di chi parla. Io stesso, sul mio profilo Facebook, posso pubblicare un post per condividere il dispiacere per la morte del mio cane, mettendone una foto e scrivendone il nome. Se la mia password è il nome del mio cane allora ho dichiarato al mondo la mia password. Non è colpa di Facebook, è colpa mia».

    Il web è come noi.
    Internet è un mezzo liquido, è anche molto difficile tenerla sotto controllo per combattere il crimine. «Si tratta di un mezzo liquido, è vero – ha ammesso il professore – ma anche noi, dopotutto, siamo liquidi. Internet rispecchia il nostro modo di essere, con la differenza che permette a chiunque di essere visibile». Bisogna considerare, poi, l’esistenza di un crimine organizzato che opera sul web, esattamente coma accade “offline”. «Chi attacca le banche per rubare le credenziali di accesso ai conti correnti – ha spiegato – non è il ragazzino che smanetta, ma un vero professionista che lo fa per motivazioni precise, non per gioco. C’è anche la cybermafia, una criminalità organizzata che si muove su Internet».

    Censurare completamente il canale, quindi, non serve a nulla, perché l’esistenza di crimini sul web non è dovuta al web stesso, ma all’uso che se ne fa. «Tutte le tecnologie – ha concluso Mezzalama – sono correlate a un uso di guerra, è un loro lato oscuro. Basti pensare che la polvere da sparo, all’origine, fu inventata in Cina per i fuochi d’artificio, quando arrivò in Occidente fu applicata agli archibugi, con gli effetti che sappiamo. Qualcuno direbbe che l’uomo è “intrinsecamente cattivo”».

    Print Friendly

    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

    Seguici su Facebook

    Resta aggiornato su Twitter