27 July 2017
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    Internet ha cambiato la tua vita, ti piaccia o meno

    Internet ha cambiato la tua vita, ti piaccia o meno è stato modificato: 2015-03-25 di Paolo Morelli

    Andrew Keen ha presentato al Circolo dei lettori il suo ultimo libro, “Internet non è la risposta”. Il mondo digitale, oggi, è stretto tra due scuole di pensiero, ma ci ha già cambiati tutti.

    La visione di Internet che ha Andrew Keen (in foto), imprenditore britannico esperto di mondo digitale, può essere considerata contro corrente e per certi aspetti dissacratoria. Non è innamorato della rete né pensa che il web possa risolvere i problemi del mondo, ma questo, secondo Keen, non dipende tanto dal mezzo quanto all’uso che se ne sta facendo. Ieri, 24 marzo, al Circolo dei lettori di Torino, ha presentato il suo nuovo libro Internet non è la risposta (Egea 2015), con Bruno Ruffili, giornalista, e Juan Carlos De Martin, informatico e docente al Politecnico di Torino.

    Internet siamo noi.
    «In Italia
    – ha spiegato De Martin – le innovazioni sono sempre accolte con indifferenza. Pensiamo molto tardi ai progressi e li affrontiamo sempre con forti pregiudizi negativi». Il problema, in larga parte, è politico, perché i numerosissimi effetti negativi di Internet, accuratamente descritti da Keen nel suo libro, sembrano essere causati dal mondo in cui vive la società, non dalle caratteristiche del web. Lo spiegava già, tempo fa, Marco Mezzalama: «Internet ci rispecchia». Sembra, quindi, che sia questa la corrente di pensiero che si sta sviluppando tra gli esperti di web. Questo cambia l’approccio.

    «Stiamo parlando di un grande cambiamento – ha precisato Andrew Keen – ma dobbiamo ricordarci che non riguarda soltanto le aziende che si sviluppano sul web. Se non capiamo che Internet cambia il nostro modo di vivere allora siamo fritti». Il concetto, quindi, è diverso. Internet non è un oggetto misterioso né un fenomeno, è qualcosa che fa parte della nostra vita e la parola stessa Internet vuol dire tutto e niente. «Si tratta di una parola talmente generale – ha spiegato Keen – che ha perso di significato». La questione è soprattutto economica, perché le opportunità aperte da questa nuova rivoluzione industriale sono moltissime, al pari dei pericoli. «Se l’innovazione non è interiorizzata dalla società – ha aggiunto Keen – il guadagno che ne deriva resta un monopolio della piattaforma (ad esempio Facebook, ndr) e i ricavi economici si spostano dall’Italia alla Silicon Valley».

    Mercato e governo.
    Si scontrano, in questo momento storico, due diverse visioni del mondo digitale. La visione economica, di matrice capitalista, vede nelle leggi di mercato l’unico sistema valido di regolamentazione del canale. Quindi, in sostanza, “vince il più forte”. La visione governativa, invece, sostiene che il mezzo, per essere libero e accessibile a chiunque, debba sottostare a leggi scritte e precise giurisdizioni. Sta succedendo negli Usa che, come ha spiegato De Martin, «sono più avanti di noi perché hanno capito l’impatto sociale dei computer già negli anni ‘50». Negli States è stato da poco riconosciuto il diritto alla Net Neutrality, cioè l’accessibilità alla rete alle stesse condizioni per tutti, indipendentemente dal fatto che una persona possa o meno pagare per navigare più velocemente. «La rivoluzione digitale – ha aggiunto Keen – sta penetrando anche all’interno della sfera politica. È finita la fase in cui Internet era senza regole, i politici però sono ancora inadeguati per riuscire a regolamentare il canale».

    Non c’è mondo senza inquinamento.
    Keen ha poi sottolineato un altro aspetto negativo di Internet, che come ogni mondo che si rispetti ha un suo inquinamento, rappresentato, secondo il guru britannico, dai dati. «I dati sono la nuova forma di inquinamento – ha spiegato – e penso che a breve nasceranno dei movimenti che difenderanno i dati e la privacy, esattamente come gli ambientalisti difendono l’ambiente». La sovrabbondanza di informazioni costituisce, di fatto, una confusione che “inquina” il web e impedisce agli utenti di utilizzarlo secondo le proprie necessità, questo è dovuto alla totale apertura del canale a chiunque abbia la possibilità di dire qualcosa. Qualsiasi cosa. Dopo un ventennio di espansione pressoché continua e illimitata, quindi, si sente la necessità di avere un filtro.

    Paura delle macchine.
    Una delle preoccupazioni che più si diffondono oggi, però, riguarda l’intelligenza artificiale. Esisteranno robot in grado di controllarci e dominarci? Non è proprio come nei film di fantascienza, ma, piuttosto, i progressi nel campo dell’informatica e della programmazione logica inducono a pensare che diverse professioni, in futuro, potrebbero essere svolte da macchine. «Potrebbe esserci una ridotta élite – ha ipotizzato Keen – che avrà il controllo delle macchine e di conseguenza delle professioni più intellettualmente elevate, le uniche, al momento, che i computer possono svolgere facilmente. Di contro, potrebbe crearsi una enorme sottoclasse che non avrà accesso alle macchine». Un’ipotesi su cui Keen, però, preferisce non soffermarsi. Molto più importante, invece, è capire quali sono i problemi di Internet per sfruttarne le potenzialità. Il mezzo non va santificato né demonizzato, ma compreso e sfruttato, volenti o nolenti.

    Foto: townhallseattle.org

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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