15 December 2017
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    Internet non deve fare paura

    Internet non deve fare paura è stato modificato: 2015-05-18 di Davide Gambaretto

    Venerdì 15 maggio, al Salone del Libro di Torino, Carola Frediani e Francesca Bosco hanno parlato della percezione e del rapporto che le persone hanno con Internet.

    striscia_salone_libro_torinoQuando si parla di web, molte volte occorre fare un passo indietro per vedere il quadro con più chiarezza, ammettendo alcune nostre lacune, soprattutto, per quanto riguarda il suo utilizzo. Nell’ultimo periodo sembra quasi che, parlando di web, tutto quello che vi succede sia percepito come giusto o sbagliato, senza sfumature. L’utilizzo superficiale sembra quasi essere l’unico possibile e non si riesce a comprendere che la sua profondità ci permetterebbe di utilizzarlo in una maniera molto più potente.

    Nell’Area Startup – Book to the Future la giornalista Carola Frediani e la cybercriminologa Francesca Bosco hanno dialogato in maniera informale sul medium internet, di come l’utilizzatore lo conosca solo in maniera sommaria e di come percepiamo la nostra identità digitale e la sicurezza a essa legata. «Internet è un mezzo potentissimo che, molto spesso, fatichiamo a esplorare e utilizzare correttamente ha raccontato Francesca Bosco –. Pensiamo alle bufale; dovremmo iniziare a utilizzare la rete per controllare ciò che leggiamo. Oppure, parlando di un argomento delicato come il cyberbullismo, è vero che si genera sui social, ma la soluzione non è, come auspica qualcuno, la chiusura di queste piattaforme, bensì la sensibilizzazione e la mobilitazione che passa attraverso questi spazi».

    Sorveglianza, dati e diritti.
    «Sembra una cosa ovvia, ma è bene ribadirlo: si dice sempre che la tecnologia sia neutrale – ha continuato Bosco – ma questa è solo una verità parziale. La tecnologia, da internet a tutti i nuovi componenti “wearable” (indossabili, ndr), sono sia un vantaggio che un limite, poiché divengono una porta aperta sulla nostra vita. Siamo noi a dover riflettere sul suo utilizzo». Questo lo si può fare, però, solo accettando di approcciarsi alla tecnologia in una maniera più equilibrata.

    Oggi la rete genera paranoia, una paura quasi incondizionata che viene cavalcata dagli Stati, i quali legiferano in senso restrittivo (pensiamo a Francia e Gran Bretagna). C’è l’impressione che internet possa diventare, e che sia già, un mondo criminale (ad esempio il deep web, che viene percepito quasi come un luogo fisico in cui si riuniscono tutti i criminali della rete), quindi la risposta più semplice diviene la “militarizzazione” dell’area. Per paura, paranoia e controllo, gli Stati sembrano voler normare la rete impedendo l’utilizzo di parti e spazi che sono intrinseci della rete stessa. «In questo le azioni di Edward Snowden si sono rivelate preziose perché, quantomeno, hanno generato un dibattito attorno a questo argomento – ha spiegato Bosco –. Perché nessuno di noi è sceso in piazza a protestare dopo queste rivelazioni? Parlare di sorveglianza e diritti è sempre complicato, sono argomenti difficili da comprendere per i “non addetti ai lavori”, sembra quasi interessarci poco: eppure i nostri dati online sono beni da proteggere al pari della casa o di un’auto».

    Internet è reale.
    Dopo tanti anni sembra ancora incredibile continuare a pensare lo spazio virtuale slegato dal mondo reale, «invece ci sono conseguenze che, dalla rete, ricadono sulla vita di tutti i giorni» ha affermato Bosco. «I criminali non vogliono semplicemente hackerarci il nostro conto in banca – ha continuato la cybercriminologa –.  Mentre i nostri dati non vengono utilizzati solo per proporci il prossimo acquisto su eBay. A gennaio, dei trafficanti hanno pensato di utilizzare un drone per contrabbandare droga dal Messico agli Stati Uniti. Qualche anno fa, al Porto di Anversa, altri trafficanti hanno assoldato un hacker per forzare la movimentazione di container pieni di droga per circa due anni».

    «Questo ci fa ragionare anche sul termine “hacker” – ha, poi, precisato Bosco –, termine ombrello che racchiude chiunque, dal ladro d’identità, all’attivista di Anonymous, fino ad arrivare al pioniere che sfida i limiti di un programma, per esporne le debolezze. Inoltre non dobbiamo immaginare romanticamente l’hacker come un ragazzino che, nel buio della sua stanza, supera le difese del Pentagono. Pensate alla vicenda del porto di Anversa; si tratta anche di veri e propri criminali, disponibili a farsi assumere».

    Una regolamentazione confusa.
    «
    Sull’argomento della sicurezza in internet c’è poca regolamentazione e quel poco che c’è non sempre viene fatto nel migliore dei modi – ha aggiunto Bosco –, la paura e l’ignoranza portano gli Stati a legiferare in una maniera non equilibrata». Su questo argomento Carola Frediani ha ricordato un aspetto importante: «Non dimentichiamoci che, molte volte, i reati li fa la legge: se domani decido di far passare una decreto contro l’utilizzo della crittografia, in modo che io non possa più criptare i miei dati, eccomi trasformato in un criminale, sebbene le mie intenzioni fossero semplicemente quelle di ricercare una sicurezza personale migliore».

    La confusione in questo campo è ben rappresentata dal Glossario dei comportamenti devianti online, pubblicato sul sito del Ministero della Giustizia, che le relatrici non hanno indecisioni a definire inadeguato nella sua concezione e realizzazione. Serve competenza e, parlando di leggi e reati, c’è bisogno che chi redige documenti del genere sia un giurista e, soprattutto, un tecnico del campo che conosca perfettamente il significato di parole utilizzate con troppa leggerezza. Perché se un documento che compare sul sito del Ministero della Giustizia ci dice che “bannare” o “trollare” sono comportamenti devianti (e qui potremmo anche incominciare un dibattito sul perché si sia scelto questo termine) o peggio, allora la rete rischia davvero di divenire un luogo sempre più pauroso. Al contrario, Internet è, ormai, uno spazio che rispecchia, né più né meno, il mondo di tutti i giorni. A patto di conoscerlo e di approcciarvisi in maniera consapevole.

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    Davide Gambaretto

    Storico dell’arte, curatore indipendente e scrittore. I suoi precedenti impieghi in ambito artistico includono Artissima Fair, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Attitudine Forma. Musicologo a tempo perso, è appassionato di letteratura, cinema, graphic novel e pallacanestro. Gestisce il blog musicale "La Lira di Orfeo" e realizza laboratori didattici di arte e scrittura per scuole elementari e medie.

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