23 June 2017
    luciano_floridi_biennale_democrazia

    “Internet, per favore, dimenticami”

    “Internet, per favore, dimenticami” è stato modificato: 2015-04-07 di Davide Gambaretto

    Giovedì 26 marzo, al Teatro Gobetti di Torino, Luciano Floridi ha parlato del nostro rapporto con la memoria in un’era dominata da internet.

    biennale_democrazia_logo

    Nel 1998 lo spagnolo Mario Costeja González ebbe alcuni guai finanziari e la sua casa venne messa all’asta. Successivamente riuscì saldare i suoi debiti, ma la faccenda non si concluse in quel frangente. Qualche anno dopo, quando Google si affermò come lo strumento principale per compiere ricerche attraverso internet, Costeja González si accorse che i link agli articoli che documentavano i suoi guai finanziari erano comodamente indicizzati e comparivano come primi risultati, ogniqualvolta veniva digitato il suo nome. Costeja González si rivolse alla Corte Europea di Giustizia dell’Unione Europea, dichiarando che il contenuto segnalato da Google violava la sua privacy ed era un’informazione non più rilevante. La corte applicò la norma del diritto all’oblio: i link che portavano alle notizie del suo passato vennero così rimossi dal colosso di Mountain View.

    Nell’ambito degli appuntamenti per la Biennale Democrazia, Luciano Floridi – filosofo e professore di informazione etica e di filosofia dell’informazione (due campi di studi che ha contribuito a creare) alla Oxford University – ha raccontato questo breve aneddoto, che ha introdotto in maniera impeccabile l’incontro “Memoria e oblio ai tempi di internet”. Grazie alla vicenda di Costeja González abbiamo imparato qualcosa in più sulla memoria, in una società dominata dal web: non siamo ancora pronti a comprendere fino in fondo come il digitale stia modificando il nostro rapporto con essa.

    Una campo che necessita ancora di molta regolamentazione.
    Luciano Floridi definisce il problema del diritto all’oblio come un “problema aperto”, solo parzialmente risolto dalle norme giuridiche decise dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Le leggi ci sono, è vero, ma sono “giovani”, imperfette, e raffinarle non deve essere visto come una pratica inutile o negativa. Al contrario, migliorare un campo giuridico, che tocca una sfera così incerta e coinvolge sia internet sia lo scambio di dati e informazioni attraverso il web, abbisogna di continui miglioramenti. Il problema deve essere guardato da un punto di vista etico e sviscerato in tutte le sue componenti.

    In una società in cui il biglietto da visita è la ricerca su Google è giusto che un errore del passato – al quale, peraltro, è stato posto rimedio – definisca completamente una persona, come nel caso di Costeja González? Tuttavia, se la richiesta di diritto all’oblio diviene generalizzata – cioè se si decide creare una “maschera pubblica” ad hoc – non sorgerebbero controindicazioni ugualmente dannose? Floridi, assieme ad altri esperti, è stato interpellato da Google per individuare i casi nei quali è possibile applicare il diritto all’oblio. Alcuni paletti sono già stati piantati e per ora si seguono le indicazioni dettate dalla squadra di Floridi, ma è lui il primo ad affermare che si tratta di un obiettivo raggiunto solo parzialmente. «Sono stati fatti molti compromessi  spiega  abbiamo fatto passare l’assunto che il tempo sia una discriminante che incide sull’importanza dell’informazione: come dire che è più rilevante cosa ho mangiato stamattina a colazione, rispetto alle motivazioni che hanno portato alla Seconda Guerra Mondiale. Un altro esempio dell’imperfezione del nostro lavoro? Se il personaggio in questione è una figura pubblica, allora il diritto all’oblio non può essere applicato. Purtroppo essere una figura pubblica è una condizione che non ti accompagna per tutta la vita; pensiamo ai politici. E se il link alla notizia che voglio rimuovere da Google si riferisce a un evento occorso prima o dopo il mio mandato di figura pubblica, allora come mi regolo?».

    informatica_dati

    Credits: alessandriaopendata.wordpress.com

    L’informatica.
    Anche dal punto di vista informatico ci sono  possibili soluzioni al problema sollevato da Costeja González. Floridi elenca alcune possibilità, a partire della proposta di un processo di partecipazione congiunta, dove gli stessi utenti integrino la notizia sul modello Wikipedia. Non più rimuovere il link che non ci piace, quindi, ma indicizzare tutta una serie di ulteriori notizie, per dare a chi legge una visione più completa sulla persona “cliccata”. O ancora la ricerca cronologica; la proposta che, forse, è una delle soluzione più semplici cui abbiamo già accesso. Sembra strano, infatti, ma ancora pochi utenti utilizzano questa funzione, nonostante basti aggiornare le impostazioni di Google. Pur senza risolvere completamente il problema, lo arginerebbe alquanto: rendere meno accessibili alcune notizie, nella società odierna, equivale a circoscriverne l’impatto. Che Google non decida di impostarla di default a breve?

    Continuare a ricordare, imparando a perdonare.
    Floridi ha la parlantina veloce e il carisma istrionico da professore che cerca di catturare l’attenzione dei suoi allievi, provando ad alleggerire argomenti complessi. Imposta il dialogo senza cercare di trovare a tutti i costi una soluzione a un problema così vasto, ma solleva dubbi e propone posizioni differenti. «Credo che il nocciolo di tutto sia la necessità di continuare a ricordare senza necessariamente rinverdire il passato. Sul medium digitale non siamo ancora capaci a farlo. Insomma, ricordare è giusto, ma bisogna anche imparare a perdonare, altrimenti non riusciremo mai a far cicatrizzare quelle ferite sociali che ancora adesso ci portano allo scontro con gli altri. Pensiamo alla situazione di Israele o dell’Irlanda del Nord: alle nuove generazioni viene tramandata un tipo di memoria che alimenta il conflitto. Si continua a rinverdire la sofferenza che accompagna quelle memorie. Così diviene un ciclo di odio senza fine».

    Privacy e sicurezza.
    «
    Si dice che la generazione dei Millennials – aggiunge Floridi – non avverta più il concetto di privacy, che per loro non esista la sfera privata. Non è così. Il concetto di privacy è cambiato, ma c’è ancora. Si fa fatica a capire come sia mutato, ma questo è dovuto anche al fatto che, chi sta al potere, non è un Millennials e non sa rapportarsi al cambiamento». Floridi non si risparmia neanche sull’annosa questione “sicurezza contro privacy”, oggi più attuale che mai: «La domanda, sempre più pressante in un periodo in cui sentiamo molto spesso la parola ‘terrorismo’, è se siamo disposti a rinunciare alla sfera privata in cambio della sicurezza personale. Difficile rispondere senza sollevare tutta una serie di questioni morali per cui oggi non abbiamo tempo, ma una scelta va fatta e deve essere partecipata dal cittadino, non presa autonomamente dal governo. Un popolo che dice “ecco, siamo qui, potete venire a ucciderci, ma non rinunceremo mai alla nostra privacy e ai nostri principi etici”, quello è un popolo che io rispetto fino in fondo».

    Print Friendly
    Davide Gambaretto

    Storico dell’arte, curatore indipendente e scrittore. I suoi precedenti impieghi in ambito artistico includono Artissima Fair, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Attitudine Forma. Musicologo a tempo perso, è appassionato di letteratura, cinema, graphic novel e pallacanestro. Gestisce il blog musicale "La Lira di Orfeo" e realizza laboratori didattici di arte e scrittura per scuole elementari e medie.

    Seguici su Facebook

    Resta aggiornato su Twitter