28 March 2017
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    Io, nutrizionista vegan con bambini vegan

    Io, nutrizionista vegan con bambini vegan è stato modificato: 2015-02-06 di Alessia Telesca

    La prima delle due interviste con due mamme vegan. Denise, nutrizionista, spiega cosa significhi educare i propri bambini all’alimentazione vegan.

    L’uscita nelle sale cinematografiche dell’ultimo film di Saverio Costanzo, Hungry Hearts, ha suscitato discussioni a proposito dell’alimentazione vegan legata ai bambini. Questa scelta, infatti, è una delle argomentazioni riprese dal film in modo, probabilmente, superficiale e poco accurato, poiché si evidenzia in modo errato la pericolosità di questa scelta, considerata rigida e ossessiva. La scelta di imporre uno specifico regime alimentare nel film di Costanzo è un mezzo per raccontare una storia di malessere e disagio vissuti da una famiglia dei nostri tempi, ma il messaggio che passa, quello legato all’alimentazione, rischia di divenire pericoloso. Ancora troppi sono i pregiudizi legati all’alimentazione vegan, soprattutto quando questa viene proposta in famiglie con bambini.

    Per fare chiarezza sull’argomento, sempre più di attualità perché crescente è il numero di famiglie che decidono di adottare un’alimentazione vegan, abbiamo fatto due chiacchiere con due mamme, disposte a raccontarci i benefici della loro scelta etica e salutare.

    La prima che ha risposto alle nostre domande è Denise, mamma di due bambine, che ci ha raccontato come la sua scelta sia stata consapevole soprattutto perché, in quando nutrizionista, le è stato più facile selezionare gli alimenti adatti alla propria e alla salute dei bambini.

    Qual è la scelta che spinge genitori e, conseguentemente, i figli a diventare vegani?
    «
    Per la mia famiglia la spinta è stata etica, il rispetto per la vita degli animali è il fattore che ci ha motivato, ma le mie figlie sono anche consapevoli del fatto che i cibi vegetali sono protettivi verso molte malattie, conoscono bene i cibi ricchi di calcio, di ferro, di proteine. Molto importante e da non sottovalutare, in quanto genitori, l’aspetto ambientale: la produzione di cibo vegetale causa meno sprechi di acqua potabile, meno emissioni di gas serra, un minor sfruttamento dei terreni e dei mari, se vogliamo lasciare un pianeta abitabile ai nostri figli dobbiamo tenerne conto».

    Come e cosa mangia un bambino vegano e come lo si abitua (al cospetto del luogo comune che vuole i bambini restii a nutrirsi di verdure)?
    «L’alimentazione è molto variata, a base di cereali e legumi, molta frutta fresca e secca come noci e mandorle, le verdure crude e cotte a volte sono rifiutate, come accade per tutti i bambini, ma in genere sono rifiuti passeggeri. Abituare un bambino a mangiare vegano è più facile se si inizia dallo svezzamento, se il bambino è grandicello è già abituato ai sapori molto grassi e salati dei cibi animali (soprattutto di formaggi e salumi) ci vorrà un po’ di tempo, ma con un po’ di fantasia e l’utilizzo di aromi nella preparazione dei piatti si riesce sempre a far apprezzare i cibi vegetali».

    Quali sono i benefici per la salute e la crescita del bambino?
    «Secondo gli studi scientifici l’alimentazione a base vegetale è protettiva nei confronti di molte patologie, prima si inizia maggiori saranno i benefici. L’Academy of Nutrition and Dietetics ha più volte ribadito come un’alimentazione di tipo vegano sia salutare fin da gravidanza e svezzamento, secondo i loro studi i ragazzi cresciuti con questo tipo di alimentazione ricorrono meno al cosiddetto “junk food” o cibo spazzatura: merendine, bibite gassate, snack salati e grassi attraggono poco, con grande beneficio per la salute futura».

    Come ci si comporta nei confronti del mondo che, spesso, considera la dieta vegan sbilanciata e pericolosa per i bambini?
    «
    Su questo io sono facilitata, essendo nutrizionista non ho mai ricevuto, almeno apertamente, critiche per l’alimentazione che seguono le mie figlie. Molti genitori non sono supportati in famiglia e dai pediatri, spesso ci sono scontri ma in genere il genitore vegano si documenta molto e raramente si fa intimorire da fantomatiche carenze».

    Si incontrano difficoltà con le istituzioni scolastiche (che a volte non prevedono piatti o menù interamente vegani) e con eventuali pediatri e dottori ancora scettici?
    «Le difficoltà più grosse in effetti le abbiamo avute con l’istituzione scolastica, ottenere un menù vegano è stato un percorso lungo corredato da molte lettere e incontri con i responsabili del servizio mensa. Nel frattempo la mia prima figlia, che ha fatto da apripista per i menù vegani qui a Genova, ha deciso di mangiare a casa e poi fare rientro a scuola dopo il pranzo, questo per tutto il primo anno di scuola perché non voleva mangiare uova e formaggi che le avevano proposto nel menù latto-ovo-vegetariano».

    Come si spiega ad un bambino il termine “vegano” e come il fatto che non può mangiare alcuni alimenti?
    «Le spiegazioni sono continue ed il modo di spiegare varia in base all’età e curiosità del bambino. L’importante è essere sempre sinceri rispondendo alle loro domande e far sentire coinvolti i bambini in questa scelta. Noi abbiamo sempre spiegato che la nostra famiglia mangia così per rispetto degli animali, per non fare loro male e questa spiegazione è sempre stata accettata dalle bambine: i bambini sono molto empatici e adorano gli animali, sapere di non fare loro del male li rende felici.

    «Proprio ieri mia figlia grande (quasi 10 anni) mi ha raccontato un episodio avvenuto a scuola: la sua amica le ha chiesto se “potesse” mangiare una merendina che aveva portato, lei l’ha guardata male e l’amica si è subito corretta “ah scusa è vero, tu puoi mangiare tutto quello che vuoi, ma non VUOI mangiare cibi che derivano dagli animali”. Loro sanno che volendo possono mangiare tutto, ma per scelta decidono di non farlo perché sanno cosa comporti il cibarsi di alimenti animali, questa consapevolezza le porta ad interiorizzare questa scelta e non seguirla solo perché imposta da noi genitori».

    Domani sarà pubblicata la seconda intervista.

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    Alessia Telesca

    Educatrice di mestiere e anche un po’ d’animo, è idealisticamente convinta che la cultura sia la chiave per migliorare il mondo. Appassionata di cinema, libri e scrittura, si è avvicinata a quest’ultima nel 2010. Scrive per diverse testate e per The Last Reporter si occupa di cronaca e società.

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